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Viscosa cinese verso la sostenibilità?
Posted by Aurora Magni on 04/02/2019 - 0 commenti - view count: 115
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E' una domanda a cui speriamo di dare presto una risposta positiva. Negli ultimi mesi un interessante dibattito sulla sostenibilità o meno della viscosa ha infatti coinvolto l’industria cinese delle fibre e centri ricerca. Non è un caso che la Cina ne sia il luogo deputato: le principali 10 imprese cinesi del comparto da sole realizzano infatti il 60% della produzione mondiale della fibra.

Il primo atto  risale all’estate 2018 con la pubblicazione da parte dell’industria cinese della viscosa di una  roadmap della sostenibilità con impegni da realizzare entro 3 anni che vanno dall’allineamento delle emissioni a standard internazionali come ZDHC all’adozione di certificazioni ambientali (OekoTex e STeP). Nel documento si solleva il tema dell’approvvigionamento di materia prima che deve provenire da foreste certificate da standard di tracciabilità (FCS, PEFC).

L'iniziativa è stata però giudicata debole dalla fondazione olandese Changing Markets Foundation nel  nuovo rapporto Dirty Fashion: Spotlight on China  relativamente alla riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi e alla tracciabilità della supply chain e alla verifica dei risultati. Si dice letteralmente che la road map manca di ambizione e si invitano i brand a non sottoscriverla. Ambigua è definita ad esempio la libertà di scelta lasciata ai produttori tra vari standard e certificazioni ambientali. Per quanto riguarda la fornitura di materia prima il rapporto rimanda ad esempio alla certificazione Canopy Style ben più restrittiva delle certificazioni citate e che garantisce ad esempio che il legno usato per la produzione di fibra non provenga da foreste antiche e in via di estinzione.

L’approccio proposto da Changing Market Foundation ha nel frattempo registrato l’appoggio di brand come Inditex, ASOS, H & M, Tesco, Marks & Spencer, Esprit, C & A e Next (come descritto in un precedente post ).

Ecotextile (27/01/2019) dà infine notizia di un incontro tenutosi a fine gennaio 2019 in Cina per iniziativa di Textile Exchange a cui hanno partecipato tra gli altri e WWF, Esprit, The Forest Trust,  German Partnership for Sustainable Textiles, e industrie cinesi.

Insomma la strada è ancora in salita e rendere i processi di produzione delle fibre artificiali meno impattanti non è così facile, a conferma che l’uso di materiali rinnovabili non sia di per sé garanzia di sostenibilità. In questo caso parliamo di legno ma la considerazione riguarda tutte le biomasse trattate nei processi di produzione di biopolimeri.


  
Posted by Aurora Magni on 04/02/2019
Filed under fatti/attualità

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