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- 40% di emissioni di CO2. E la manifattura si interroga sul futuro possibile
Pubblicato da Aurora Magni il 14/01/2014 - 3 commenti - visualizzazioni: 2652
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Sono in discussione a Bruxelles i nuovi parametri per la partita energetica  20 20 20 (20% di riduzione delle emissioni sul 1990, 20% di rinnovabili, 20% in più di efficienza) i cui obiettivi erano stati delineati in fase pre crisi. Entro  fine mese la commissione europea dovrà varare il nuovo pacchetto competitività e  l’Europa  -ma soprattutto l’Italia- si presentano all’appuntamento con l’affanno di un’economia che punta alla sopravvivenza e che vede come un ulteriore aggravo un nuovo eventuale impegno ambientale.

A Bruxelles si discuteranno infatti i nuovi obiettivi per la riduzione della CO2 e per la quota di energia rinnovabile. Germania, Francia e Gran Bretagna spingono per innalzare l’obiettivo dell’abbattimento delle emissioni di gas serra al 40% , richiesta che preoccupa i rappresentanti dell’industria manifatturiera energivora ai quali sarà richiesto di sostenere nuovi  investimenti in un momento di elevata criticità.

Intanto, senza energia nucleare e senza aver effettuato adeguati investimenti sulle rinnovabili, l’Italia rischia di ritrovarsi con il cerino in mano e con una manifattura ancora più indebolita.  Gravare ulteriormente sul comparto industriale già provato dalla crisi senza garantire  sostegni economici adeguati suona come un invito a delocalizzare. O a chiudere. Per questo la politica deve fare la sua parte e vedere nei nuovi impegni (se saranno confermati in Commissione) l’opportunità per il rilancio dell’industria dell’energia green o studiare interventi compensativi.

Un dato però deve far riflettere. Secondo il Joint Research Center dell’UE l’Italia, con 390 milioni di tonnellate è al 13^ posto nella classifica mondiale per emissione di CO2 (il primo è occupato dalla Cina con 9860mil. di tonn.). Germania,  Gran Bretagna e Francia sono rispettivamente al 6^ , 9^ e 14^. C’è anche da chiedersi quanto la quota di CO2 sia imputabile ai processi industriali e quanto ai trasporti e ai riscaldamenti delle abitazioni. Insomma, o si interviene a 360° o il rischio è quello di accelerare i processi di deindustrializzazione.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 14/01/2014
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Commenti
Da Aurora Magni il 17/01/2014 07.30
Ecco come Squinzi commenta la cosa sul Sole di oggi: "i nuovi obiettivi posti in materia di riduzione delle emissioni, sviluppo delle fonti rinnovabili ed efficienza energetica, rischiano di penalizzare ulteriormente le imprese italiane. Imprese già danneggiate dagli impatti diretti e indiretti del Pacchetto 20-20-20, e ciò a fronte della perdurante assenza di un accordo globale vincolante che stabilisca condizioni paritarie tra le industrie concorrenti a livello internazionale.
Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/1svg7



Da umberto tunesi il 06/02/2014 23.01
Secondo il Centro Studi Confindustria l'Italia è al 7° posto nella classifica dei Paesi produttori, al 2° nell'UE. Sembra quindi che Paesi che producono di meno producano invece più CO2: forse occorrerebbe pensare anche in termini di medie ponderate.

umberto tunesi


Da umberto tunesi il 07/02/2014 09.33
Ed un po' di pseudo umorismo, perché no? "Un' équipe di scienziati ha rilevato che sul territorio australiano, che ospita 27 milioni di mucche, i gas emessi dai bovini sono responsabili del 12% delle emissioni di gas effetto-serra." Forse succede anche in India …

umberto tunesi


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