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20 aziende pratesi sottoscrivono Detox
Pubblicato da Aurora Magni il 11/02/2016 - 1 commento - visualizzazioni: 3316
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E’ per noi   motivo di soddisfazione dare questa notizia. Grazie all’impegno di una associazione territoriale coraggiosa (Confindustria Toscana Nord) e supportate tecnicamente dal Laboratorio Buzzi, 20 aziende di Prato hanno aderito alla campagna Detox lanciata da Greenpeace.

La notizia è stata data nel corso di una conferenza stampa questa mattina a Milano al Circolo della Stampa.

“Nel 2014 in questa sede –ha ricordato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace- comunicammo l’adesione a Detox di un primo gruppo di imprese tessili. Un segnale importante perché dimostrava ai brand della moda l’esistenza di una filiera in grado di produrre tessuti ed accessori liberi da sostanze tossiche. Oggi un distretto importante come Prato compie un passo in avanti in questa direzione indicando a tutto il settore che la sfida può essere colta.”

“Il dialogo tra Confindustria Toscana Nord e Greenpeace è iniziato all’inizio dell’estate scorsa, -ha ricordato Chiara Campione Responsabile campagna Foreste e #TheFashionDuel Project Leader-  ed assume un ruolo importante perché mostra la praticabilità di un percorso basato sulla trasparenza e sulla tracciabilità dei processi. Le aziende che hanno sottoscritto l’impegno hanno già eliminato 8 classi di sostanze chimiche pericolose dalle proprie lavorazioni e si impegnano a eliminare i PFC già dall’estate 2016.”

Il distretto pratese ha una tradizione centenaria e rappresenta circa il 3 per cento della produzione tessile europea, esportando ogni anno più di 2,5 miliardi di euro di prodotti di abbigliamento realizzati per alcuni dei marchi internazionali più famosi tra cui Burberry, Prada, Valentino, Armani e Gucci.

L’accordo interessa più di 13 mila tonnellate di filati e materie prime e oltre 13 milioni di tessuto prodotti ogni anno e in particolare:

prevede l’eliminazione delle sostanze tossiche da:

·4.500 tonnellate di filati prodotti ogni anno

·4 milioni e 500 mila metri di tessuti prodotti ogni anno

·1.800 tonnellate di materie prime tessili prodotte ogni anno

·3.700 tonnellate di filati tinti ogni anno

·8 milioni e 800 mila metri di tessuti tinti ogni anno

·3.200 tonnellate di formulazioni chimiche prodotte ogni anno per l’industria tessile.

“Per la nostra associazione e le aziende di Prato è importante mostrare al mondo che siamo impegnati fisicamente e finanziariamente a mettere in pratica le richieste della campagna Detox, - ha dichiarato Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord. Nei prossimi mesi continueremo a eliminare le sostanze tossiche e a rendere più ecologica la filiera produttiva che è fiera di rifornire i più grandi marchi globali secondo gli standard più elevati del settore tessile».

Ed ecco i nomi delle aziende che hanno aderito alla campagna Detox:

A.CHI.MO. SRL , CROMOS SRL, DAYKEM SRL , F.LLI CIAMPOLINI & C. SPA , FILATI BE.MI.VA. SPA, FILATI BIAGIOLI MODESTO SPA , FILATURA PAPI FABIO SPA , URPILE IDEA SPA, ILARIA MANIFATTURA LANE SRL, INDUSTRIA ITALIANA FILATI SPA, JERSEY MODE SPA, LANIFICIO BELLUCCI SPA, LANIFICIO DELL'OLIVO SPA, MARINI INDUSTRIE SPA, PECCI FILATI SPA,PROGETTO LANA SRL, TINTORIA BIAGIOLI MODESTO SRL, TINTORIA ALESSANDRINI SRL, TINTORIA COMETA SRL, TINTORIA FIORDILUCE SRL.

Le 20 pratesi si aggiungono alle altre 11 imprese italiane che già hanno sottoscritto l'impegno Detox: Canepa, Valentino e Benetton nel 2013, Miroglio, Italdenim, Tessitura imperiali, Besani, Berbrand, Zip GFD nel 2014, Lanfranchi-Lampo e Gruppo Gritti nel 2015


  
Pubblicato da Aurora Magni il 11/02/2016
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Commenti
Da Fabio Guenza il 11/02/2016 17.26
L'esperienza di Prato, che dispone di un impianto centralizzato per il riciclo delle acque del distretto, ha evidenziato ancora una volta il paradosso (non solo normativo) che sostanze vietate in UE entrano in grandi quantità in Italia in quanto contenute nei semilavorati provenienti dal Far East, inquinano le nostre acque e finiscono per rimanere negli stessi capi che poi il Far East rifiuta per la presenza delle stesse sostanze che il sistema non aggiunge. Riuscirà lo sforzo delle aziende e di questo e altri distretti a favorire un cambiamento normativo e di sistema globale? O gli interessi di alcuni grandi marchi e alcuni Paesi UE ed Extra UE continueranno a dettare la linea di "dumping sommato a protezionismo chimico"?



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