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A proposito di stampa inkjet
Pubblicato da Aurora Magni il 13/12/2017 - 1 commento - visualizzazioni: 1758
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Il primo elemento che salta agli occhi quando si guarda una macchina da stampa digitale è il notevole vantaggio dato dal poter produrre ciò che serve nei quantitativi necessari e con le variabili richieste, senza sprechi e lotti che giacciono in magazzino in attesa di un compratore.

 Il risparmio di tempo di stampa è certamente una variabile significativa.

Se il processo di preparazione lucidi e cilindri di stampa può richiedere anche 2 settimane, i tempi con la stampa inkjet si riducono a poche ore. Molto ridotti anche i tempi di rissettaggio macchina per cambio tessuto e disegno. La velocità stessa del processo di stampa può raggiungere punte elevate di produttività.

Il secondo vantaggio è il risparmio di spazio. Un impianto di stampa a quadri può arrivare a 40 metri di lunghezza mentre una macchina digitale occupa mediamente 40/50 mq ed è possibile istallarla in un ambiente molto più ridotto e, di conseguenza, poiché al layout di un impianto produttivo corrispondono consumi energetici, ottenere il miglior risultato riducendo le aree utilizzate rende l’attività produttiva economicamente più sostenibile ed ecologica. La pulizia stessa del tappeto di stampa di una macchina digitale (oggi 4 metri circa) in confronto a quello della stampa in piano o rotativa richiede volumi di acqua ed energia inferiori.

Il richiamo ai risparmi energetici è particolarmente convincente: la stampa inkjet consente di risparmiare rispetto alla stampa tradizionale dal 40 al 75% a seconda della tipologia dell’impianto e della complessità del disegno.4 Queste caratteristiche rendono interessante la tecnologia digitale anche per start up che intendano misurarsi con questa tipologia produttiva senza disporre di grandi spazi e di importanti capitali. Per valorizzare a pieno l’efficacia della stampa digitale nel processo produttivo occorre ripercorrere le principali fasi di lavorazione e confrontarle con il procedimento adottato dalla stampa inkjet.

La preparazione del tessuto

Qualunque sia la tecnologia adottata, digitale o convenzionale, questa fase preliminare è importante per la buona riuscita del processo di stampa, cioè per attribuire perfetta fissazione del colore sulla fibra e l’ottimale uniformità del disegno. A seconda della tipologia del tessuto possono essere effettuate operazioni preparatorie come il bruciapelo, la sbozzima, il mercerizzo, il candeggio, la stabilizzazione dimensionale o la termo fissazione. Importante è soprattutto la scelta delle sostanze chimiche utilizzate per favorire il processo di trasferimento e fissaggio del colore alla fibra. Nel caso della stampa tradizionale queste sono comprese nella pasta di stampa, operazione impossibile nella stampa digitale poiché i reagenti di fissazione possono essere incompatibili con il colorante e con la struttura metallica delle testine. Gli addensanti e gli ausiliari sono quindi applicati sul tessuto mediante impregnazione e al termine del processo, come nel processo tradizionale, devono essere rimossi. Questa preparazione comporta in linea di massima quantità costanti di urea in relazione alle caratteristiche del tessuto, mentre nella stampa tradizionale la quantità di urea varia con la copertura del disegno oltre che con le caratteristiche del tessuto

Il confronto con la stampa tradizionale

La stampa tradizionale prevede una serie di fasi preparatorie che variano a seconda della tipologia del processo e dell’impianto utilizzato: dalla costruzione del buratto serigrafico nel caso della stampa in piano, all’incisione dei cilindri o alla fotoincisione dei lucidi per la stampa a cilindro. La preparazione degli impianti di stampa, a seconda del supporto utilizzato, può richiedere uso di sostanze chimiche critiche come Acido cromico e Acido nitrico o, nel caso dell’incisione dei cilindri, di trattamenti galvanici. Un’altra fase preliminare importante è la preparazione della pasta di stampa composta dal colorante e dagli ausiliari che ne consentono la fissazione al tessuto e la riproduzione regolare del disegno. L’operazione è svolta nelle cucine colori, sale attrezzate per dosare, in base alla ricetta colore, le dosi, prelevando dai serbatoi di stoccaggio i coloranti, i prodotti chimici e gli addensanti necessari alla stampa. A fine processo i contenitori e gli strumenti utilizzati devono essere lavati per un uso successivo.

La stampa inkjet ha reso queste fasi non più necessarie. Il disegno viene elaborato dal computer mediante software che lo converte in impulsi elettronici da inviare alle teste stampanti. La distribuzione mirata dell’inchiostro mediante punti coloranti di piccolissima dimensione consente di delineare l’area di stampa evitando dispersione e sprechi di colore e le conseguenti operazioni di rimozione. Grazie alle testine di stampa piezoelettriche il flusso di alimentazione dell’inchiostro è gestito con ancor maggiore precisione e la dimensione delle goccioline inferiore al diametro di un capello consente di ottenere effetti di alta qualità senza sprechi. La maggior parte dei sistemi inkjet preleva l’inchiostro da taniche che devono essere lavate prima del loro riutilizzo o dello smaltimento; mentre sistemi come ad esempio quello utilizzato da Monna Lisa impiegano inchiostro contenuto in cartucce già predisposte all’uso e che saranno rimosse una volta esaurite, e quindi smaltite.

In alcuni impianti il riscaldamento delle teste di stampa durante l’erogazione dell’inchiostro può rendere necessario un intervento di condizionamento volto ad abbassare la temperatura.

Al termine del processo di stampa i tessuti devono essere asciugati, vaporizzati e lavati. Con il crescere dei volumi di tessuto trattato e della velocità del processo di stampa inkjet anche le nuove tecnologie digitali hanno dovuto dotarsi di sistemi di asciugatura più evoluti con impianti ad aria calda (dai 50 ai 150 gradi a seconda della composizione fibrosa del tessuto) e mansarda e in alcuni casi fornendo entrambe le soluzioni per consentire all’operatore di adottare quella più idonea alla tipologia del tessuto in lavorazione. Il vaporizzo fissa i coloranti alla fibra grazie all’azione congiunta di addensanti e ausiliari chimici attivata dalla temperatura e dal vapore. Infine il lavaggio serve a rimuovere i composti chimici e i coloranti in eccesso al fine di ottimizzare le performance del manufatto. Le temperature utilizzate nelle varie fasi del processo di lavaggio variano in funzione della natura fibrosa del tessuto e dei coloranti utilizzati. Le acque reflue – in particolare quelle dei primi bagni – contengono COD, azoto e coloranti. In questa fase non si registrano significative differenze nei trattamenti post stampa tra i processi di stampa tradizionale e inkjet. (....)

 

Risultati molto positivi sull’impatto ambientale della stampa inkjet rispetto la stampa tradizionale sono citati anche da Provost Ink Jet Consulting Ltd in un recente studio (Heimtextil 2016)

• Emissioni in acqua – 60%

• Consumi idrici – 69%

• Risparmio energia fino all’80%

• Riduzione Carbon Footprint 40%

 

SCARICA E LEGGI IL RAPPORTO COMPLETO

al link http://content.epson.it/textile/TSC_Quaderno_003_web96.pdf realizzato a cura di Epson, For.Tex e F.lli Robustelli


  
Pubblicato da Aurora Magni il 13/12/2017
Archiviato sotto studi/ricerche

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Da Aurora Magni il 19/12/2017 12.12
qui il link all'evento di presentazione
https://youtu.be/ixLpYwkR8Xs




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