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Ali Enterprise: crisi di reputazione per SA8000 e il sistema delle certificazioni?
Pubblicato da Fabio Guenza il 17/10/2012 - 0 commenti - visualizzazioni: 3650
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Non è usuale leggere della <<“prestigiosa” certificazione SA8000>> tra virgolette, ma non è solo per questo che l'approfondimento sulla vicenda della Ali Enterprise apparso su Altreconomia proprio il giorno successivo alla pubblicazione del nostro https://www.sustainability-lab.net/it/blogs/sustainability-lab-news/ali-enterprise-sai-rina-e-poi-fuori-i-nomi.aspx merita una news a sé e non solo un semplice commento alla notizia.
La chiusura dell'articolo dà il segno di come sia ormai maturata negli stakeholder e in chi li rappresenta (ONG...) la mentalità rispetto al rapporto con il mondo del business (in passato spesso segnato da pregiudiziali sul business e sull'impresa in sé):

A Bologna è in corso (fino all'11 ottobre, ndr) il consiglio internazionale del SAI, che si concluderà a un mese esatto dalla tragedia di Karachi. La società civile internazionale e i sindacati si aspettano un impegno ufficiale e concreto a cooperare per fare luce su quanto accaduto in sostegno alle famiglie delle vittime. A partire da una immediata operazione di trasparenza, senza la quale il sistema SAI rischia di perdere definitivamente credibilità sia nei confronti dei consumatori, sia nei confronti delle imprese responsabili che hanno investito in questo processo fiducia e risorse.

La saldatura tra  concorrenza lecita ed equità sociale è ormai assodata, come già avvenuto per quella tra concorrenza lecita e tutela ambientale a proposito del codice dell’International Chamber of Commerce “ ICC Code of Advertising and Marketing Communication Practice”.
La regolamentazione e la trasparenza in favore dei consumatori e delle imprese virtuose sono il driver che guiderà gli sviluppi futuri.
Intanto:

  1. che esito ha avuto il suddetto consiglio internazionale del SAI?
  2. la Campagna Abiti Puliti chiama all'azione Chiedi a KIK di rendere pubblici gli altri buyers e di risarcire le vittime
  3. in Francia si comincia a chiedere una legge per la responsabilità delle multinazionali: va detto che nel caso specifico, finché non si conoscono i nomi dei committenti, uno strumento come le Linee Guida OCSE per le multinazionali non può essere d'aiuto, ma una legge del genere, nei principi, non potrebbe che rifarsi alle LG stesse, che sono condivise internazionalmente dai Governi nazionali e hanno quindi anche il destino ultimo di guidare nella legiferazione nazionale nelle materie di competenza.

La legge arriverà dove la responsabilità sta fallendo? SA8000 e ISO 26000 diventeranno strumenti superati?

Qui sotto: video campagna di Les Amis de la Terre per la legge per la responsabilità delle multinazionali www.CRAD40.com


  
Pubblicato da Fabio Guenza il 17/10/2012
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