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Bio-on: bioplastiche che depurano il mare dal petrolio
Pubblicato da Redazione Blumine il 24/08/2017 - 0 commenti - visualizzazioni: 2058
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Non solo i produttori di lana, anche Bio-on –l’azienda bolognese nata nel 2007 per sviluppare prodotti chimici e plastiche da fonti rinnovabili- è scesa in campo contro lo sversamento di petrolio in mare.

La ricerca, condotta in collaborazione con l'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero (IAMC) del CNR di Messina, ha consentito di realizzare Minerv Biorecovery, progetto che è stato presentato al G7 Ambiente nel giugno scorso.

Si tratta di  una soluzione tecnologica che si basa su micro polveri, della dimensione di pochi micron e di una forma particolare, realizzate con la bioplastica PHAs (poliidrossialcanoati) prodotti da Bio-on da  scarti di lavorazioni agricole tra cui melassi e sughi di scarto di canna da zucchero e di barbabietola da zucchero. Le particelle di queste micro polveri, gettate nel mare inquinato, formano una struttura porosa adatta ad ospitare una serie di batteri, presenti naturalmente in ambiente marino, che si nutrono della bioplastica, si moltiplicano e si rafforzano fino ad attaccare il petrolio. I processi biodegradativi si attivano in circa 5 giorni e la frazione degradabile degli idrocarburi (ad esempio il petrolio) viene eliminata in circa 20 giorni.

MinervBiorecovery: Come Funziona

«È la natura che cura se stessa – ha spiegato Marco Astorri, presidente e Ceo di Bio-on presentando il biopolimero- perché la nostra bioplastica, di origine vegetale, serve a proteggere e a nutrire questi batteri accelerandone la loro naturale azione». Le micro polveri alla base di Minerv Biorecovery sono biodegradabili e non rilasciano quindi alcun residuo in mare a differenza di molte soluzioni applicate oggi in questi casi. Il processo di biodegradazione della polvere di PHAs è sufficientemente lento (1-2 mesi a seconda delle condizioni) da permettere l'azione bio-rimediante dei microrganismi che, dopo aver eliminato gli inquinanti, tornano ai normali livelli dell'ambiente marino.

La sperimentazione di Minerv Biorecovery è attiva da diversi mesi all'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del CNR di Messina che ha testato, misurato e validato la tecnologia. Grazie a questi studi Bio-on è in grado di definire un'applicazione totalmente nuova, nel campo della oil-bioremediation, un'articolata attività che ha lo scopo di "rimediare" all'impatto negativo sull'ambiente di sversamenti di molecole e prodotti inquinanti, come gli idrocarburi, grazie all'azione metabolica degradante, e biodegradante, di microrganismi. Un'attività svolta da aziende specializzate in bonifiche ambientali, Capitanerie di Porto, Marina Militare, società di navigazione, ecc.

«Il principio della oil-bioremediation – ha spiegato  Simone Cappello responsabile del progetto Bioremediation presso l'IAMC, lstituto per l'Ambiente Marino Costiero a Messina - si basa sull'esistenza di microrganismi, batteri in primis, in grado di attaccare la struttura molecolare di molti dei componenti la formulazione naturalmente complessa degli idrocarburi. Questi microrganismi tuttavia  sono presenti in ambiente marino ma in condizioni metaboliche, fisiologiche e in quantità non sufficiente a permettere una sostanziale riduzione degli idrocarburi sversati ed è grazie alla bioplastica PHAs che è possibile invece favorire e accelerare un processo altrimenti lunghissimo di trasformazione a CO2, prodotto finale della biodegradazione. L'uso della bioplastica PHAs è inoltre sicuro per l'ambiente e per la fauna marina perché non lascia alcuna traccia».

 


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 24/08/2017
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