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Canapa in Italia, a che punto siamo
Pubblicato da Aurora Magni il 20/08/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 2203
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La recente discussione politica sulla liberalizzazione della cannabis ha almeno apparentemente messo in disparte l’altra faccia della medaglia, la semplificazione della coltivazione della canapa per uso industriale. Dopo essere stato approvato alla Camera dei deputati nel novembre 2015 il disegno di legge Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa è attualmente fermo al Senato. In particolare la nuova legge consentirà di coltivare la pianta senza richiedere particolari autorizzazioni come avviene ora e il limite di THC (tetraidrocannabinolo, il principio con effetti stupefacenti) nelle piante passerà da 0,2 a 0,6% . Sono inoltre previste finanziamenti per incentivare la nascita di nuovi insediamenti agricoli.

Vale la pena ricordare che l’Italia è stata per secoli produttrice di canapa e che fino alla prima metà del secolo scorso il nostro paese era tra i primi produttori mondiali, mentre nel 2015 sembra non siano stati superati i 5mila ettari di coltivazioni malgrado di canapa si parli in ogni evento dedicato  alla green economy. Infatti la canapa è un vegetale “multitasking”, usato cioè nella produzione di materiali tessili e cordami, nella produzione di carta ma anche nell’agroalimentare e nell’edilizia ed è una pianta resistente che non necessita di trattamenti chimici particolare né di irrigazioni (almeno nelle regioni del Nord), particolarmente adatta a rinnovare aree non sfruttabili per le coltivazioni più convenzionali.

La perdita di prestigio –e di peso economico- della canapa è dovuta ad alcuni fattori:

  1. Modifiche di gusto e stili di vita, la moda privilegia tessuti morbidi e setosi e l’ingresso nella scena tessile delle fibre man made a partire dalla seconda metà del 900 ha relegato le fibre dalla mano dura e ruvida a destini meno nobili dell’abbigliamento e dell’arredo,
  2. Le politiche proibizionistiche che hanno vietato o almeno fortemente limitato la coltura della canapa,
  3. La perdita di un patrimonio industriale importate che consentiva la lavorazione della fibra.

In particolare il terzo punto rappresenta una limitazione al rilancio della filiera italiana della canapa. A partire dagli anni 90 non sono mancati nel nostro paese tentativi coraggiosi finanziati dal il Ministero per le Politiche Agricole, dalle Regioni ( in particolare la Regione Toscana ha anche emanato una specifica legge per il rilancio della canapa) e dall’Unione Europea. Se limitati sono stati i  quantitativi di materia prima realizzati, le produzioni tessili hanno mantenuto un livello artigianale, di nicchia, ben lontano dai valori produttivi degli anni d’oro.

Nel frattempo però qualcosa si è fatto in termini di acquisizione di conoscenze tecniche. Come spiega il Crea in un documento recente la fase della macerazione che tradizionalmente prevede grandi consumi idrici ed elevato impiego di manodopera (operazione per altro vietata in Italia per motivi ambientali) è ormai non più necessaria grazie all’inserimento nelle colture di un nuovo tipo di canapa caratterizzata da un limitato contenuto di pectine, cioè di sostanze leganti che legano la fibra alla corteccia. Come si legge nel rapporto “La varietà arriva a macerare, semplicemente permanendo sul terreno per un intervallo di tempo di 30-40 gg (dew retting). L’azione macerante, in questa tecnica, è svolta da funghi che si sviluppano spontaneamente sulla bacchetta, per effetto della rugiada o delle eventuali piogge (..)Questa innovazione consente di ricavare almeno 10 ton/ha di bacchette, a fronte delle 0,3 ton/ha che si ottenevano con la Baby canapa.”

Non sarà solo una nuova legge a riportare la canapa italiana ai passati successi ma ci auguriamo che si arrivi nei prossimi mesi a una svolta. E’ soprattutto dalla sinergia (adeguatamente sostenuta)  tra enti di ricerca – industria/artigianato – mondo della moda e del design che può nascere un rilancio della canapa tessile. I presupposti non mancano.

Nota: suggerisco a chi volesse approfondire, il sito: http://www.canapaindustriale.it/

 

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 20/08/2016
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