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Colorante nero metal free per la lana: quando l’impegno guida la ricerca
Pubblicato da Fabio Guenza il 09/12/2014 - 0 commenti - visualizzazioni: 2738
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Fin dall’inizio della campagna Detox – o perlomeno superata la classica prima fase di negazione del problema delle sostanze chimiche pericolose anche in minime quantità – una delle principali obiezioni dei marchi target di Greenpeace sulla fattibilità dell’impegno Detox suonava così: “come possiamo seriamente impegnarci entro una certa scadenza all’eliminazione di determinate sostanze, se il mercato dei prodotti chimici non offre garanzie di trovare soluzioni nel frattempo”?

Forse può sembrare una questione di principio sulla catena delle responsabilità, ma diventa immediatamente concreta se pensiamo ai tessuti di lana tinti in nero, per i quali non era disponibile un’alternativa a coloranti contenenti cromo esavalente – sostanza sinistra ma la cui presenza, seppure in quantità minime, è tuttora legalmente tollerata nell’industria tessile. Ma non da Detox.

In sostanza (…tanto per rimanere in tema): è la ricerca che guida l’impegno delle aziende verso la sostenibilità, o l’impegno che deve guidare la ricerca?

In quest’ottica la notizia di un nuovo colorante metal free lanciato sul mercato da Dystar travalica l’interesse degli addetti ai lavori e stabilisce l’ordine di priorità: vince l’impegno! E vincono tutti quelli che lo hanno sostenuto: Greenpeace, che ha scommesso su un protocollo ambizioso al punto di apparire irraggiungibile; la trentina di imprese che si sono impegnate, tra cui un bel gruppo di imprese tessili italiane (Attilio Imperiali, Besani, Berbrand, Canepa, Italdenim, Miroglio, Zip Gfd); Dystar che (pur non essendo stata oggetto di “attenzioni pubbliche” da parte di Greenpeace) ha reso disponibile ai propri clienti la soluzione che mancava; e i consumatori, che non devono rinunciare alla qualità del capo per ottenere il rispetto dell’ambiente.

Siamo di fronte a un esempio di come la sostenibilità supera le logiche di breve periodo/corta visuale del mercato. E alla dimostrazione che quando c’è un forte commitment da parte delle imprese, specie se insieme alle ONG, diventa possibile quello che Ed Freeman chiama "allineamento degli interessi degli stakeholder".

Di buon auspicio, considerando che, dal punto di vista di Detox, l’eliminazione dei metalli pesanti dalla chimica industriale è prevista per il 2020, che le scadenze più immediate si chiamano APEO e PFC… e che la sostenibilità della moda implica molte altre sfide oltre a Detox. Sustainability-Lab è sempre in prima linea per sostenerle.

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