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Con Green Woolf la lana torna alla terra
Pubblicato da Aurora Magni il 21/12/2015 - 0 commenti - visualizzazioni: 2818
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Che la lana ottenuta dalla tosa di pecore sia spesso un problema è noto. Per ogni animale la tosa comporta la produzione di un volume variabile dal  1,5  ai  3 kg di lana grossolana  a cui spesso  non si riconosce alcun valore e che rappresenta un problema di difficile gestione per l’allevatore. La pratica di bruciare la lana come combustibile non è efficace poiché è un materiale  autoestinguente (LOI > 21%), e in ogni caso la combustione assistita è inquinante a causa dell’elevato contenuto di zolfo (3-4% in peso). Il trasporto della lana sucida inoltre è soggetto a restrizioni fornite nella Commission Regulation (EU) No 142/2011 per i materiali di Classe 3. Non si dispone di informazioni sull’ammontare di lana confinata in discarica, probabilmente a causa di pratiche illegali di stoccaggio, trasporto e smaltimento.

Le industrie che riescono a valorizzare la lana autoctona nella filiera tessile, seppur in crescita sono ancora poche. L’elevata quantità di fibre morte nel vello della maggior parte di pecore incrociate rende la loro lana inadatta per usi tessili, dal momento che sono disponibili lane estere di miglior qualità e meno costose.

In Europa si valuta che questo materiale superi le 200 mila tonnellate delle quali 18-20 mila tonnellate solo in Italia.

Il progetto GreenWoolf, promosso nell’ambito dei programmi comunitari Life dal CNR Ismac di Biella, dal Politecnico di Torino e da Obem (impresa meccano tessile biellese)  parte da queste considerazioni e si propone  di dimostrare la fattibilità del convertire gli scarti di lana in fertilizzante. Il progetto ha una dimensione locale   per ridurre i costi economici ed ambientali di trasporto sia di lana che di fertilizzante. Si stima che l’impianto dimostrativo sarà in grado  di gestire 1/3 della tosa annuale Piemontese (1ton/day).

La lana di scarto sarà trattata con acqua surriscaldata, senza un lavaggio preliminare costoso e inquinante né uso di sostanze chimiche. La lana, infatti, allo stato sucido contiene oltre a cheratina altre sostanze come sali di potassio, lipidi e carboidrati. Idrolizzata sarà quindi essiccata e usata come ammendante-fertilizzante per pascoli e altre colture.

L’idrolisi sarà calibrata in modo da ottenere un rilascio di nutrienti a diverse velocità: amminoacidi (rilascio veloce) e parti di fibre parzialmente idrolizzate (rilascio lento) con elementi chimici che saranno rilasciati nel tempo man mano che la fibra si decompone. A questo vantaggio si unisce la capacità della lana di trattenere acqua e agire come uno scambiatore di ioni, assorbendo gli ioni in eccesso per ridurre il dilavamento dei nutrienti per percolazione.

Maggiori informazioni sul sito http://www.life-greenwoolf.eu/

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 21/12/2015
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