Sustainability-Lab News > Consumi di abbigliamento in UK e impatto ambientale

 

Consumi di abbigliamento in UK e impatto ambientale
Pubblicato da Redazione Blumine il 31/07/2012 - 1 commento - visualizzazioni: 3665
  Voto    

 Gli abitanti del Regno Unito spendono complessivamente all’anno 44 miliardi di sterline in abbigliamento e altri 1,700 in tessili per la casa. E’ quanto si legge nel report  WRAP’s  ‘Valuing our Clothes’ redatto da Soil Association. Secondo il rapporto una famiglia del Regno Unito possiede mediamente 4.000 sterline di abiti ma il 30% di questi non è mai stato indossato nel corso dell’ultimo anno. Il costo complessivo degli abiti non usati è stimato nel valore di 30 miliardi di sterline mentre circa 350 tonnellate di capi (per circa 140 milioni di sterline) viene portato in discarica annualmente.  5 miliardi di sterline vengono inoltre spesi annualmente in lavanderia e manutenzione dei capi. Secondo il rapporto oltre il 5% della produzione di C02  è quindi attribuibile al consumo di abbigliamento.

Allungare la durata dei capi di abbigliamento oltre i 9 mesi equivale ad una riduzione di C02, water footprint e scarti  dal 20 al 30% risparmiando risorse per un valore di circa 5 miliardi di sterline.

Riuso, riciclo e maggior  valorizzazione dei capi già posseduti consentono di contenere l’impatto ambientale liberando risorse economiche che i consumatori possono destinare ad acquisti di miglior qualità. In altre parole spendiamo meglio e sfruttiamo maggiormente le cose che compriamo e, se sono ancora di qualità, reinseriamole in un nuovo ciclo di distribuzione (una forma di retail che sta crescendo anche in Italia attraverso punti vendita di vintage e seconda mano e l'e commerce anche tra privati).

http://www.wrap.org.uk/sites/files/wrap/VoC%20FINAL%20online%202012%2007%2011.pdf


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 31/07/2012
Archiviato sotto studi/ricerche
Tags

Commenti
Da Aurora Magni il 31/07/2012 11.45
L'impatto ambientale del lavaggio dei capi e delle operazioni di asciugatura e stiro è sempre sottovalutato. Semplicemente non ci facciamo caso eppure sull'ambiente pesa eccome. I produttori di fibre man made sono particolarmente felici quando si accenna a questo tema: lavare e (non) stirare un capo di poliestere o nylon presenta qualche vantaggio ecologico se comparato allo stesso capo in cotone o lino... Ricordo che un anno fa circa una società inglese presentò un sistema per autovalutare il costo ambientale della gestione dei propri capi. Ho ritrovato il link e ve lo giro, quanto meno solleva il problema... http://colour-connections.com/EcoMetrics/household.html



Bisogna effettuare il login per poter lasciare un commento.

Attenzione: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L’autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, nè del contenuto dei siti linkati. Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi.
    
Rss Rss
Archivio blog