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Costruire per l’ emergenza ma con criteri di sostenibilità
Pubblicato da Aurora Magni il 05/06/2011 - 0 commenti - visualizzazioni: 5100
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Il terremoto in Giappone ha riproposto (tra i molti problemi) il tema del ricovero delle popolazioni vittime di sciagure ambientali o guerre. Le  abitazioni provvisorie (tendopoli o baracche) sono la prima risposta offerta in situazione di estrema emergenza a sopravvissuti e sfollati. E poi ci sono gli homeless, che la cronaca ci propone spesso come vittime del freddo (o di atti di teppismo violento).

 I criteri con cui i rifugi sono progettati e costruiti devono tener conto di molteplici fattori, dalle specifiche condizioni ambientali in cui devono essere collocati, alle condizione di protezione, sicurezza e confort, dalla velocità di allestimento alla durata. A questi parametri si è aggiunto recentemente anche quello della sostenibilità.

 Shigeru Ban Architects è uno studio di architettura di Tokio specializzato in strutture abitative di emergenza realizzate con criteri di basso impatto ambientale e attenzione alle condizioni in cui le stesse si inseriscono. Ha acquisito notorietà in Italia realizzando la sala concerti  temporanea a L’Aquila inaugurata il 7 maggio scorso. Il progetto ha concretizzato il desiderio del governo Giapponese, successivamente al terremoto che ha colpito la città, di donare una struttura in grado di contenere iniziative culturali. Lo studio era stato affidato appunto a Ban, architetto noto per il suo impegno nello studiare risposte alle emergenze derivanti da disastri naturali con progetti a costi contenuti. Ban ha infatti realizzato decine di progetti in tutto il mondo sperimentando l’utilizzo di materiali economici e riciclabili come il cartone o il bamboo, spesso avvalendosi anche della collaborazione di una rete di architetti volontari per l’emergenza mossi da uno spirito solidaristico (VAN, Voluntary Architects’ Network), da lui stesso fondata nel 1995.

L’auditorium di L’Aquila è  composto di una sala ellittica inscritta diagonalmente in un quadrato di 25 metri per lato e sormontata da una copertura a piramide ribassata che regge su un perimetro di 44 pilastri. L'intera struttura, che si estende su una superficie di oltre 700 metri quadri, è stata concepita in  acciaio mentre i rivestimenti sono costituiti da sacchi d'argilla espansa e rivestiti in  cartone precompresso, da cui il nome: Paper Concert Hall.

Lo studio non è nuovo all’utilizzo di materiali leggeri, a basso impatto ambientale e di facile istallazione. Già negli anni 90 durante il conflitto in Ruanda aveva costruito alloggi d’emergenza per le popolazioni civili con materiali dotati delle stesse caratteristiche.

Ora lo studio è fortemente impegnato nell’offrire alle popolazioni giapponesi che hanno perso casa durante il terremoto ricoveri di emergenza in grado di garantire quel minimo di riservatezza e privacy così importanti nelle situazioni di coabitazione forzata. Anche in questo caso i materiali usati sono poveri: tessuti e tubi di cartone.

Sul sito della società sono indicate anche le modalità per inviare donazioni:

 http://www.shigerubanarchitects.com/

 

 

 

Mettere l’accordo emergenza e sostenibilità è uno degli obiettivi di designer sensibili al tema.

Proponiamo alcuni dei risultati: questa è la ruota ideata da Zo-Loft Architecture and Design con materiali riciclati. Destinatari homeless.

Realizzato con poliestere riciclato anche il progetto Lightweight Emergency Shelter, di Patrick Warram.

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 05/06/2011
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