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Crisi e consumi natalizi
Pubblicato da Redazione Blumine il 28/12/2010 - 1 commento - visualizzazioni: 3599
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Secondo Federconsumatori e Adusbef,  gli italiani hanno speso per le festività natalizie   appena 5 miliardi di euro, contro i 5,5 previsti. Secondo l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori gli unici settori che hanno resistito al crollo sono stati quello dell'editoria, rimasto stabile, e quello dell'elettronica di consumo, che ha registrato un debole +1% (inferiore al +3% previsto in precedenza). Si riconfermano in negativo, invece: il settore dell'abbigliamento e delle calzature (-14%); il settore dei mobili, dell'arredamento per la casa e degli elettrodomestici (-21%); quello della profumeria e della cura della persona (-9%); il settore dei giochi, giocattoli e dello sport (-2%) e persino il settore alimentare (-2%)».

Difficile dare per scontato  che i saldi possano riequilibrare la situazione. I saldi invernali 2011 in partenza il 2 gennaio saranno «un flop, e rispetto ai saldi del 2010 faranno registrare riduzioni degli acquisti comprese tra il 10 e il 20% specie nelle grandi città». Lo afferma il Codacons in una nota. «Appena il 50% delle famiglie potrà avvalersi degli sconti di fine stagione, perchè l'altra metà non avrà budget da dedicare a nuovi acquisti. In discesa inoltre la spesa procapite durante i saldi, che si attesterà tra i 130 e i 150 euro a persona (considerati gli aumenti dei prezzi rispetto ai saldi 2010). In linea generale prevediamo vendite in picchiata fino al 20%».

 Secondo le meno pesimiste stime dell'Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia quest'anno spenderà, in media, 415 euro per abbigliamento ed accessori, per un totale di spesa di 6,2 miliardi di euro che va ad incidere per il 18% sul fatturato del settore.  Grazie alla crisi i quantitativi di non venduto sono infatti rilevanti e consentiranno ai consumatori di realizzare qualche buon affare.

Il riciclo dei regali
«Un italiano su quattro (26%) é impegnato a riciclare, vendendoli su internet o direttamente in negozio, i regali ricevuti per Natale». È quanto emerge da un'analisi della Coldiretti, che evidenzia come gli italiani siano «a livello comunitario i più avvezzi a questa pratica». In questa speciale classifica, continua l'organizzazione, seguono gli inglesi, gli spagnoli, i francesi, i finlandesi e gli irlandesi. I prodotti con il minor tasso di "riciclo", continua Coldiretti, sono quelli dell'eno-gastronomia locale, mentre «più a rischio sono i capi di abbigliamento, i prodotti per la casa o quelli tecnologici che sono molto gettonati tra gli acquisti di natale».  

Fonte: Il Sole 24ore, 28 dicembre 2010

 


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 28/12/2010
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Commenti
Da Marco Ricchetti il 07/01/2011 17.14
Le "previsioni" e "rilevazioni" Federconsumatori e ADUSBEF non sono tra quelle che godono di maggiore attendbilità nel panorama dell'informazione economica e statistica. Personalmente non sono a conoscenza delle metodologie di stima utilizzate, anche perchè non sembrano essere disponibili sul sito o nei documenti delle associazioni che ho pututo consultare. Sono inoltre stime (spesso definite "dati in nostro possesso" o genericamente "stime ufficiali") che tendono ad utilizzare stabilmente un lessico catastrofico qualunque sia il tono della congiuntura.
La situazione economica non è certo facile, tuttavia mi pare che il consensus dei principali istituti e centri studi vada in senso diverso da quello di Federconsumatori. A dicembre le indagini sul clima di fiducia e le intenzioni d'acquisto dell'ISAE e di Findomestic mostrano un miglioramento (anche netto, l'indice dei consumi Confcommercio (ICC)e le previsioni effettuate a inizio dicembre dal centro studi Confcommercio (che hanno almeno il pregio di rendere pubbliche le metodologie utilizzate, su cui si può concordare o meno)indicano una stabilità dei consumi natalizi, con anche un qualche miglioramento della spesa per abbigliamento.
I dati prodotti da Federconsumatori e ADUSBEF hanno la necessaria e utile funzione di ricordarci la fragilità di un modello di consumo da tempo scricchiolante e di sollevare il problema di un politiche che favoriscano l'espansione dei redditi e dei consumi, vanno tuttavia considerati con cautela quando si debba esprimere una valutazione di natura congiunturale e distaccata sui fenomeni economici.

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