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Denim senza PVA grazie al chitosano
Pubblicato da Redazione Blumine il 07/03/2017 - 0 commenti - visualizzazioni: 2575
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SAVEtheWATER-Kitotex, il sistema sviluppato  con il contributo del CNR-ISMAC di Biella da CanapaEvolution, il centro di ricerca del Gruppo Canepa  sostituisce il PVA utilizzato nei processi di bozzima con una sostanza naturale atossica, biocompatibile e biodegradabile, ottenuta dalla chitina presente nello scheletro esterno dei crostacei. Dopo Italdenim anche Candiani Denim, il più importante produttore italiano di tessuti per jeanseria, ha deciso di utilizzare il sistema brevettato da Canepa rafforzando le caratteristiche green dei suoi prodotti. Una decisione importante che contribuisce a ridurre l’impatto ambientale dell’industria del denim nel suo complesso: Candiani e Italdenim infatti, coprono insieme i 2/3 della produzione italiana di denim.

I vantaggi  si misurano concretamente in riduzione dei contaminanti nelle emissioni e in risparmio di risorse. Secondo dati forniti da Italdenim, grazie  all’utilizzo del  kitosano, in un anno l’azienda ha potuto risparmiare 60 milioni di litri di acqua, circa 60 tonnellate di alcool polivinilico (PVA) e 40 tonnellate di fissatori e simili.

Per Alberto Candiani Global Manager di Candiani Denim  inoltre "l'applicazione del Kitosano si è dimostrata complementare ad alcune esclusive tecnologie di tintura e finissaggio che abbiamo sviluppato negli ultimi anni e grazie a queste combinazioni innovative possiamo creare un Denim 2.0 dove il rivoluzionario e necessario risparmio di acqua e di energia accompagna lo sviluppo di tessuti dall'aspetto sofisticato, colori più ricchi e brillanti, conferendo un'incredibile versatilità degli stessi ai successivi trattamenti su capo, quali i più efficaci e "puliti" eseguiti con laser ed ozono, per completare l'efficienza dell'intero processo".

Come certificato da Bureau Veritas e dall’Associazione Tessile e Salute,  l’innovativo procedimento consente di ridurre i consumi fino al 90% di acqua e al 60% di energia elettrica, oltre alla non immissione di CO2 e alla totale eliminazione dell’alcool polivinilico (PVA), sostanza definibile come plastica disciolta, quindi invisibile, che ogni giorno inesorabilmente si accumula e viene dispersa nell’ambiente marino e tutt’ora ampiamente utilizzata nel comparto tessile a livello mondiale.

E’ sempre più necessario introdurre buone pratiche nei processi industriali - sostiene la Dott.ssa Vienna Eleuteri, Presidente dell’Istituto di ricerca italo-nederlandese ‘Eulabor Institute’ ed esperta internazionale di scienze della sostenibilità -, tali da evitare che le plastiche ed altre sostanze disciolte in acqua attraverso le nostre attività tornino sotto forma di sostanze tossiche nel nostro organismo attraverso la catena alimentare ed altri meccanismi che ci collegano profondamente agli ecosistemi che abitiamo e che hanno un impatto determinante sulla nostra salute”.

 


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 07/03/2017
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