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Depurare le acque di tintoria: il progetto Puracqua
Pubblicato da Aurora Magni il 09/05/2011 - 0 commenti - visualizzazioni: 6967
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Quattro Aziende (Felli Color Spa, Vago Spa, GTosi Spa, Euro D srl) e due Università (Università degli Studi di Torino e Università Federico II di Napoli) con il supporto di ARPA Piemonte, hanno recentemente portato a termine il progetto Puracqua. Come suggerisce il nome il progetto è stato  finalizzato a verificare l’efficacia di sistemi di  depurazione tramite bioassorbimento per la rimozione degli inquinanti più critici (coloranti, sali, tensioattivi).

La sperimentazione ha consentito inoltre di monitorare e ottimizzare i processi di lavorazione delle aziende in termini di efficienza energetica, sicurezza e sostenibilità ambientale (BAT, REACH).

Ecco in sintesi le attività svolte ed i risultati conseguiti.

La prima fase dell’attività ha  permesso di selezionare le tipologie di bagni di tintura esausti particolarmente resistenti ai trattamenti depurativi o che costituiscono un limite significativo per il recupero dell’acqua di processo e di raccogliere dati sulla caratterizzazione chimica, ecotossicologica e mutagenetica di campioni rappresentativi della produzione delle aziende coinvolte. Si è proceduto quindi col verificare operativamente l’efficacia di tecnologie innovative per il trattamento terziario dei reflui tessili quali l’ossidazione spinta tramite ozono, bioassorbimento e di biodegradazione ad opera di ceppi fungini selezionati. La fase sperimentale ha richiesto la progettazione e la realizzazione di un impianto pilota per il trattamento di bioassorbimento di reflui e acque di processo, attraverso l’utilizzo di biomasse fungine inattivate selezionate e prodotte in fermentatori industriali finalizzati alla massimizzazione delle risorse e al contenimento dei costi.

Risultati più che incoraggianti

I reflui tessili grezzi (campionati a monte dell’impianto di depurazione) presentavano un importante carico inquinante,  a seguito del trattamento di depurazione con fanghi attivi invece, i valori relativi risultavano considerevolmente ridimensionati.

I test ecotossicologici hanno riguardato  batteri bioluminescenti (Vibrio fischeri – Microtox), alghe unicellulari (Pseudokirchneriella subcapitata), crostacei d’acqua dolce (Daphnia magna e Thamnocephalus platyurus), rotiferi d’acqua dolce (Brachionus calyciflorus), piante dicotiledoni (Lepidium sativum e Cucumis sativus).   I reflui prelevati a valle del trattamento di depurazione con fanghi attivi hanno mostrato spesso valori ecotossicologici conformi alla normativa vigente seppur vicini al limite superiore. Solo in limitati casi, è stata registrata una tossicità residua elevata. Inoltre nessun campione è risultato mutageno, né a monte, né a valle dell’impianto di depurazione.

Si è inoltre confrontata l’efficacia del trattamento dei bagni di tintura e dei reflui tessili mediante bioassorbimento  con altri sistemi di trattamento. I bagni di tintura reattivi esausti si sono mostrati il target adatto per il trattamento di bioadsorbimento, prospettando un potenziale recupero di acqua ed energia, grazie a decolorazioni spesso superiori al 70% e una rimozione di sali fino al 50%. L’abbattimento del carico inquinante delle acque di processo, inoltre, permette di diminuire l’effetto tossico esercitato sugli organismi deputati al trattamento secondario di ossidazione biologica negli impianti di depurazione, aumentandone la vitalità e l’efficacia degradativa. Più problematici sono invece risultati i bagni di tintura all’Indanthrene.  Il trattamento di bioadsorbimento ha comportato quasi sempre un calo dei cloruri (fino al 47%), dei solfati (fino al 20%) e del sodio (fino al 37%) e una significativa riduzione della tossicità (fino al 100%). Inoltre il trattamento di bioadsorbimento attraverso l’utilizzo della biomassa fungina preventivamente selezionata e inattivata ha quasi sempre comportato una decolorazione dei reflui paragonabile o superiore ad altri trattamenti, per contro, generalmente inefficaci nei confronti dei sali.

Il trattamento di bioadsorbimento si è mostrato particolarmente efficace nell’abbattimento degli inquinanti a livello dei bagni di tintura esausti ed una soluzione in grado di contenere i costi di depurazione. In particolare, il trattamento effettuato a bordo vasca o nella vasca di omogeneizzazione permette infatti di ridurre il carico inquinante da cui dipendono i costi di smaltimento.

Forte soddisfazione in merito ai risultati di Puracqua è stata espressa dai manager della GTosi che si dicono intenzionati a proseguire con la sperimentazione. Un ulteriore ambito di impegno per l’azienda bustese che ha fatto della riduzione dell’impatto ambientale delle sue lavorazioni uno dei propri punti di forza come dimostra il progetto Be Green condotto con Tanatex allo scopo di realizzare un metodo per il mercerizzo dei filati risparmiando consumi energetici e acqua.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 09/05/2011
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