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Design Economy, il nuovo studio di Symbola
Pubblicato da Aurora Magni il 07/03/2017 - 0 commenti - visualizzazioni: 1863
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Symbola, la società di ricerca che monitorizza la diffusione della green economy nel nostro Paese, ha presentato alcuni giorni fa un nuovo studio dedicato all’industria del design.

Ecco alcuni passaggi interessanti.

Il design si è dimostrato in negli  anni di crisi come una delle più solide strategie anticrisi: le oltre 175.000 imprese di design europee hanno prodotto nel 2015 una ricchezza di circa 26 miliardi di euro, il 49,4% in più del 2010. E il nostro Paese, in questo quadro, mantiene un ruolo di leadership. A cominciare dal numero di imprese: 29 mila, meno delle 34mila francesi, ma più delle 23mila tedesche, delle 21mila inglesi, delle 5mila spagnole.

Con 4,4 miliardi di euro di fatturato del design (poco meno dello 0,3% del Pil nazionale) l’Italia è seconda tra le grandi economie europee dopo la Gran Bretagna (8,8 miliardi), davanti a Germania (3,6), Francia (1,9) e Spagna (1,0).

Da podio anche la specializzazione del Paese: l’Italia è seconda, sempre dietro il Regno Unito (0,17%), per incidenza del fatturato del design sul totale dell’economia: 0,15%, quasi il doppio della media dell’Unione europea (0,09%).

l’Italia è uno dei leader anche nei brevetti. Il Registered Community Design, lo strumento comunitario di registrazione dei progetti e disegni in ambito industriale, vede il nostro Paese secondo dopo la Germania. Nel complesso, sulle 32 categorie aggregate previste nella classificazione, in 22 casi ci collochiamo tra i primi tre Paesi per numero assoluto. Siamo sul podio in 4 casi come primi (cibo, articoli di ornamento, strumenti musicali, loghi), in 8 come secondi (tessile, articoli da viaggio, tessili artificiali, arredamento, articoli per la casa, impianti pubblicitari e insegne, impianti sanitari, di distribuzione, riscaldamento e condizionamento, apparecchi di illuminazione) e in 10 casi come terzi (articoli per la pulizia, pacchetti e contenitori, orologeria, mezzi di trasporto, macchinari, strumenti fotografici, cinematografici e ottici, stampa e macchine per ufficio, articoli per la caccia e la pesca, costruzione ed elementi per le costruzioni, macchine per la preparazione di cibi).

 

Nonostante la fase di recessione, come già segnalato, tra il 2011 ed il 2015, il settore del design è cresciuto a ritmi senza dubbio superiori a quelli degli altri comparti dell’economia italiana: +10,8% il valore aggiunto, contro il -0,1% dell’economia nazionale; +13,8% gli addetti, a fronte di un -1,5% dell’economia.

 Il peso sul valore aggiunto e sull’occupazione nazionale, in virtù di ciò, è salito sensibilmente, anche se su ordini di grandezza limitati.

La quota di valore aggiunto italiano direttamente imputabile al design è aumentata dallo 0,20% allo 0,22%; l’occupazione è cresciuta ancor di più, dallo 0,23% allo 0,26%.

Nella composizione territoriale delle principali grandezze economiche analizzate, appare interessante confermare quanto affermato in precedenza. La gran parte della ricchezza prodotta dal design è riconducibile al cuore pulsante dell’economia nazionale: Lombardia (35,2%) ed Emilia Romagna (11,9%) confermano la loro leadership grazie ad una quota ormai stabile negli ultimi cinque anni. Seguono il Piemonte (11,1%) e il Veneto (10,4%) che, seppur leggermente distanziati, mostrano un ruolo crescente rilevato durante lo stesso intervallo temporale.

Il dinamismo del settore risulta avvalersi anche di un ricco tessuto formative e universitario. Del resto in Europa un designer su 5 è italiano, qualcosa vorrà pur dire!

Scarica qui il rapporto integrale.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 07/03/2017
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