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Discariche e design
Pubblicato da Aurora Magni il 27/07/2010 - 0 commenti - visualizzazioni: 4084
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Guardare ai rifiuti come se non fossero solo tali è  un grande passo avanti per ripensare al nostro rapporto con le cose. E con la creatività. E’ quanto ci spiega Enzo Mari nell’introduzione al libro dedicato a Paolo Ulian “Tra gioco e discarica” pubblicato da Electa nel 2009 e venduto al poco apprezzabile prezzo di 26 Euro (forse perché in carta riciclata?).

Come tutti gli appassionati di cioccolato mi sono interessata di Ulian grazie al suo “biscotto da nutella” esteticamente non bello ma geniale: lo infili al dito e lo tuffi nel vasetto. Si può anche teorizzare sul senso della corporeità che un simile oggetto introduce.. ma chi se ne frega. E’ divertente, intuitivo, originale.

Così ho scoperto che Ulian aveva creato con la stessa dose di ironia altre “cose”. Con una di queste, il guanto togli pelucchi  in microfibra prodotto da Coop l’anno scorso ha vinto il premio Design Plus, anche se gli animi romantici possono forse trovare più intriganti le ciabattine da spiaggia Print, dotate di una suola su cui è stampata al contrario la frase “Who loves me fellow me”.

Ma che c’entra tutto ciò con le discariche? Lo lasciamo spiegare  a Enzo Mari: “Dato che la società tutta è oggi inebetita da quella ridondanza omnicomprensiva nella quale  è legittima ogni opinione e il suo contrario, si è scelto di distinguere in modo chiaro la qualità del pensare tra chi è costretto nei piccoli frammenti di norme acquisite per imitazione e chi riesce a liberarsene facendo emergere la propria tendenza al globale. Questa tendenza innata può essere  raccontata con l’evoluzione filogenetica dell’uomo lungo l’arco di milioni di anni. Ma può essere raccontata in modo semplice e facilmente verificabile da tutti osservando i primi due anni di vita di ogni bambini. La pulsione del gioco è innata e non può che riferirsi alche al recente dominio della discarica (…). Si potrebbe dire, a memoria futura  che le nostre città e tutto ciò che contengono non sono altro che l’allegoria della discarica, data la prevalenza di banale squallore progettuale”.

Per Ulian inventare partendo dai rifiuti è un gioco praticato da tempo. I portafrutta e i porta oggetti ottenuti da scarti della produzione di strutture di marmo sono datati 1992, Accadueò, un pannello/paravento realizzato tagliando e impilando bottiglie di plastica è del 1996 mentre Dune, l’appendiabiti in lamina metallica e bottiglie in pet pressato è  del 1998. Ma l’oggetto forse più originale è la lampada ottenuta infilando su una semplice struttura di metallo una cuffia da piscina in gomma siliconata, per quanto i complementi d’arredo in cartone pressato non manchino mai di stupire per eleganza e per resistenza all’uso.

Non bricolage ma oggetti di valore estetico e funzionale perché, per dirla con Ulian, progettare è il “tentativo di lanciare dei messaggi etici e sociali… strumenti per far riflettere ed emozionare”.   

I pannelli in Pet Accadueò, 1996

 

Le infradito Who loves me..., 2001

 

 

Guanto togli pelucchi per Coop , 2009


  
Pubblicato da Aurora Magni il 27/07/2010
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