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Fiducia nel Tessile: un marchio tecnico
Pubblicato da Fabio Guenza il 01/04/2012 - 0 commenti - visualizzazioni: 4318
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Il presente post è stato originariamente pubblicato nel gruppo S&S: Stakeholder and Sustainability.

Questo post è il seguito ideale di Fiducia nel Tessile: un marchio “tecnico”? e rappresenta la risposta all’interrogativo ivi contenuto. Si tratta quindi di una constatazione che conferma le ipotesi formulate in quel post e nasce dalle risposte gentilmente fornite dai rappresentanti di OEKO - TEX, Jean-Pierre Haug e Pierre Ierardi, a fronte della nostra sollecitazione.
In sostanza, il percorso attraverso il quale i requisiti  dello standard sono determinati è tutto interno all’organizzazione, al fine mantenere "indipendenza, flessibilità e velocità" di gestione. Le sollecitazioni provenienti da stakeholder esterni (“ONG, governi, OIL,  OMS…”) vengono quindi recepite dagli organi interni a propria discrezione.
Naturalmente tutto ciò rappresenta un approccio perfettamente legittimo – e d’altro canto un certo grado di “tecnicismo” è funzionale alla concretezza di un sistema – ma al contempo conferma una difficoltà piuttosto diffusa nel discorso pubblico sulla sostenibilità ad  instaurare percorsi aperti e inclusivi. Il rischio è di perdere per strada fattori di arricchimento rappresentati dai punti di vista degli stakeholder e dalle diverse legittime istanze di cui questi possono farsi maggiormente – e più responsabilmente – portatori, in un sistema meno “privato”.

Detto questo, desideriamo anche dare spazio ad una precisazione…tecnica che viene portata alla nostra attenzione dai nostri interlocutori e riportiamo nel corsivo qui sotto.
Va premesso che l’Oeko-Tex® Standard 1000) rientra nella categoria dei “sistemi di gestione certificati”, che non vanno confusi con le “certificazioni di prodotto” al quale appartiene, per rimanere nello stesso “mondo” l’Oeko-Tex® Standard 100.

Gli articoli in vendita nei negozi possono essere etichettati Oeko-Tex® Standard 100 solo se tutto l’articolo è conforme allo Standard 100. Per esempio, un giaccone potrà essere certificato solo se tutte le componenti (compresi bottoni, etichette, fodere e filo cucirino) sono state verificate relativamente ai parametri dello standard. La certificazione richiede, infatti, la verifica di tutti i materiali e i prodotti chimici impiegati nella produzione dell’articolo (e può essere rilasciata anche a un processo produttivo - per esempio tintura, stampa… - qualora tutti i processi aziendali siano conformi allo standard 100). Questo il simbolo che può accompagnare gli articoli in vendita o i prodotti finiti.


Invece, il simbolo della “certificazione di sistema” (standard 1000), al fine di non ingenerare confusione nel consumatore, non può essere rappresentato sul prodotto ma solo su materiale aziendale (carta intestata, documenti ufficiali) o di marketing (stand per le esibizioni) ed è quello qui a destra.


Ciò è vero a meno che anche il prodotto non sia stato certificato, nel qual caso esiste la possibilità di fornire entrambe le indicazioni al consumatore direttamente sul prodotto con un unico simbolo, che è quello qui a sinistra.

 

 

 



 


  
Pubblicato da Fabio Guenza il 01/04/2012
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