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Gestione delle crisi all’insegna della solidarietà
Pubblicato da Aurora Magni il 01/06/2013 - 0 commenti - visualizzazioni: 2708
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La stampa ha recentemente dato risalto a un fatto inusuale nelle pratiche di gestione della Cassa integrazione su cui vale la pena soffermarci. L’azienda in oggetto è l’Alessi, grande nome del design italiano con sede nel comune di Omegna, in provincia di Novara. Poiché la crisi non risparmia nemmeno i creativi di razza, anche lo storico brand ha registrato un calo di fatturato tanto da  dover fare ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma a differenza di quanto si fa solitamente l’azienda ha deciso di “prestare” i lavoratori al Comune di Omegna. Da giugno a novembre ben 286 dipendenti dell'azienda sono destinati a prestare 9 mila ore di lavoro per iniziative  socialmente utili, dalla  tinteggiatura della scuola, alla manutenzione dei giardini pubblici, dall’assistenza agli anziani alle piccole manutenzioni. La partecipazione al progetto, volontaria, ha registrato l’adesione dellì85% dei lavoratori: operai, ma anche impiegati e dirigenti. In un momento in cui i comuni stentano a pagare gli stipendi e a realizzare le opere indispensabili, poter contare su mano d’opera qualificata e motivata è un grande vantaggio. Ma i vantaggi saranno anche per i lavoratori accantonati dalla produzione ma attori di iniziative di valore sociale. E per l’azienda che ci guadagna in immagine e reputazione.

Un’idea così semplice, peccato  che nessuno ci avesse  pensato prima.

Ma ci sono anche altre buone prassi da segnalare. La Voce segnala che qualche settimana fa all’Ifoa di Reggio Emilia (istituto di formazione)  è stato siglato un accordo aziendale che, con  un contratto di solidarietà,  ha consentito di assumere a tempo indeterminato  ventinove precari in cambio di una riduzione minima degli stipendi e dell’orario dei lavoratori a tempo indeterminato.
In base all’accordo, gli 84 impiegati in organico hanno accettato una riduzione di orario da 40 a 38 ore e un taglio dello stipendio di circa il 5 per cento (cioè una media di 80 euro mensili in meno in busta paga).

I contratti di solidarietà finalizzati ad accompagnare in uscita i lavoratori in esubero non sono una novità, nemmeno nell’industria tessile. Il caso di Ifoa ci sembra interessante perché non interviene come un antidolorifico in una situazione di riduzione degli organici ma rilancia ampliando il numero dei lavoratori di fascia tutelata. Introduce un principio di equità sociale tentando di superare la distanza (tangibile) tra i lavoratori assunti e i precari, tra chi è “dentro” e gode di diritti che nella situazione attuale appaiono come privilegi e chi è, in ragione dell’essere fuori, maggiormente esposto agli effetti della recessione economica.

C’è chi sottolinea la necessità che il sistema fiscale premi i comportamenti virtuosi incentivando l’insieme delle imprese a imitarli. Intanto, nell’attesa che ciò accada, meglio aiutarci da soli.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 01/06/2013
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