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Glifosato, ancora 5 anni per eliminarlo in Europa
Pubblicato da Aurora Magni il 30/10/2017 - 0 commenti - visualizzazioni: 1451
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Delude gli ambientalisti la decisione dell’UE del 25 ottobre scorso di mettere al bando il glifosato –il diserbante più diffuso al mondo- a partire dal 2022 e non immediatamente come era stato richiesto. A favore del rinnovo al glifosato hanno votato 16 paesi: Bulgaria, Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Spagna, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia Romania, Slovacchia, Finlandia e UK. Germania e Portogallo si sono astenuti (la Germania lo aveva già annunciato, in attesa della formazione del governo). Italia, Francia, Belgio, Grecia, Croazia, Lussemburgo, Malta, Austria, Slovenia e Svezia hanno invece votato contro.

La battaglia contro il Glifosato inizia nel marzo 2015 quando  l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dell'Organizzazione mondiale di sanità, pubblica uno studio stabilendo che il prodotto è cancerogeno per gli animali e  probabile cancerogeno e distruttore per gli umani. Di parere diverso, sempre nel 2015 l'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare), che aveva definito il legame fra glifosato e cancro "improbabile".mentre l'Echa, l'Agenzia europea per le sostanze chimiche, pur condividendo l’opinione dell’Efsa  aveva definito  il glifosato causa di seri danni agli occhi e  tossico per flora e fauna negli ambienti acquatici.  Recentemente la stampa ha dato notizia di un nuovo studio californiano in cui si denuncia la crescita di concentrazione di glifosato nel sangue di pazienti sottoposti a test  di 13 volte dal 1993 al 2016.

Il glifosato è utilizzato nelle colture agricole alimentari (è vietato in Italia sul frumento in preraccolta a differenza di quanto avviene in Usa e Canada quindi in molti prodotti di importazione) e anche nelle coltivazioni tessili a partire dalle piantagioni di cotone dove risulta essere il principale tipo di diserbante utilizzato al mondo e il 35% del cotone USA risulta essere trattato con questa modalità (fonte: https://ota.com/sites/default/files/indexed_files/CottonandtheEnvironment.pdf). 2 anni fa aveva inoltre suscitato allarme la presenza di tracce di glifosato in prodotti per l’assorbenza igienica femminile.  

Che la UE decida o meno a favore dell’uso di questa sostanza nei campi europei non interferisce direttamente con la coltivazione del cotone che notoriamente non avviene nel nostro continente. Può coinvolgere però altre fibre come lino e canapa. E’ comunque un passo (lento) in avanti per un’agricoltura più pulita dicono i più ottimisti e –aggiungiamo noi- l’occasione per riparlare della presenza di sostanze chimiche pericolose nelle colture tessili.

Quindi meglio tenera alta l’attenzione su questo fenomeno e rivendicare l’applicazione del principio di precauzione.

Il problema Glifosato ha posto all'attenzione dell'opinione pubblica anche un altro aspetto non marginale di questi tempi: la manipolazione delle informazioni. In questo caso la polemica riguarda Monsanto, la multinazionale che produce il diserbante e che avrebbe spinto scienziati a pubblicare su autorevoli riviste dati non veritieri a conferma della non pericolosità della sostanza. Rimandiamo chi volesse approfondire questo aspetto al numero 1227 di Internazionale (20-26 ottobre 2017). 

Nella foto: una manifestazione di Greenpeace 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 30/10/2017
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