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Green design: l’antidoto alla messa in discarica dei prodotti a fine ciclo
Pubblicato da Aurora Magni il 24/01/2011 - 2 commenti - visualizzazioni: 3454
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Negli ultimi dieci anni  in Europa la produzione di rifiuti urbani si è stabilizzata su circa 524 kg pro capite all’anno, sebbene nello stesso periodo i consumi domestici siano aumentati mediamente del 16%. Un segnale positivo ma non sufficiente.  Per ridurre la quantità di rifiuti prodotti, in valore assoluto, si potrebbe pertanto fare di più. Il 25% del cibo acquistato dalle famiglie europee, ad esempio, finisce nella spazzatura.  

Enormi differenze sono poi  registrate  tra uno Stato membro e l’altro. I tassi di riciclo variano da pochi punti percentuali a un massimo del 70%. In alcuni paesi lo smaltimento in discarica è stato ridimensionato significativamente, in altri più del 90% dei rifiuti viene ancora interrato.

Per promuovere maggiormente il riciclo, inoltre, occorre rendere più coerenti la progettazione dei prodotti e le politiche in materia di rifiuti. La  commissione UE Ambiente e Rifiuti, insiste non solo sugli aspetti legislativi ma anche sulla necessità di compiere sforzi continui per migliorare il coinvolgimento dei soggetti interessati e sensibilizzare i cittadini. I rifiuti sono ancora al centro del 20% circa di tutti i procedimenti d’infrazione in materia di diritto ambientale. Il riferimento nei documenti EU all’Italia e alle strade di Napoli invase da spazzatura  non rallegra: diciamolo, non siamo i primi della classe.

La nuova direttiva quadro sui rifiuti, che avrebbe dovuto essere recepita entro il 12 dicembre 2010, non è stata ancora trasposta negli ordinamenti nazionali in molti paesi dell’UE. Il testo  presenta un punto di vista originale in fatto di politica in materia di rifiuti, ispirandola al concetto del “ciclo di vita” e dando rilevanza al green design e alla portata preventiva di una buona progettazione. Inoltre introduce una gerarchia vincolante a seconda del tipo di rifiuti, stabilendo un ordine di priorità per il loro trattamento; in altre parole antepone la prevenzione e il riciclo e allo smaltimento  in discarica. Obbliga infine gli Stati membri ad ammodernare i loro piani di gestione dei rifiuti e a predisporre appositi programmi di prevenzione entro il 2013, nonché a riciclare il 50% dei rifiuti urbani e il 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione entro il 2020.

In altre parole un ulteriore invito a concentrare attenzione e ricerche (anche) sul riciclo tessile.

Unione Europea: ec.europa.eu/environment/waste/strategy.htm


  
Pubblicato da Aurora Magni il 24/01/2011
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Commenti
Da Giovanni Robba il 07/02/2011 13.11
Sono d'accordo sulla necessità di incentivare -ricorrendo alla leva economica, se necessario- la raccolta differenziata finalizzata al riciclo.
Ritengo però che anche i produttori potrebbero contribuire in maniera significativa alla riduzione dei rifiuti: da un lato limitando gli "strati" di imballi, spesso di composizione diversa (uno strato cellulosico seguito da uno plastico per finire ad un altro di natura cellulosica) nei quali avvolgono i loro prodotti, e dall'altro evitando di ricorrere agli imballi compositi come quelli di plastica unita stabilmente a cartone, per i quali una raccolta differenziata è impossibile. La sofisticazione dell'imballo, se da un lato aggiunge appeal al prodotto, dall'altro aumenta il volume dei rifiuti. E' proprio necessario che una camicia sia infilata in un sacchetto di plastica o cellofan e quindi pure in una scatola di cartone, magari dotata di finestrella in plastica trasparente ? Non si potrebbe semplificare l'imballo ?



Da Aurora Magni il 07/02/2011 23.19
E' un'ottima argomentazione. Qualcosa su questo fronte stanno facendo alcuni produttori di calzature. Mi vengono in mente ad eesmpio Puma e la meno famosa ma italianissima Fratelli Borgioli che usa scatole in cartone riciclato e "manigliate" per essere trasportate senza sacchetto. Insomma esperienze che possono essere da stimolo ad altri produttori.



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