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#greenleather2016: risparmio di acqua e sostanze chimiche nella concia
Pubblicato da Aurora Magni il 12/01/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 2047
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LIFE sta per Leather Industry for the Environment ed è il titolo di un progetto UE in fase di svolgimento. I risultati  dei primi 19 mesi di sperimentazioni sono stati presentati il 15 dicembre scorso  all’Istituto Galilei di Arzignano. E’ un progetto triennale, si concluderà a metà del 2017 e che ha ottenuto per circa metà del suo costo di 2,26 milioni di euro, il finanziamento dell’Unione Europea attraverso il programma Life. Le aziende che l’hanno promosso sono le concerie Dani e Gruppo Mastrotto, Ilsa, Ikem e Acque del Chiampo. La collaborazione tra aziende della stessa filiera  e l’impegno nella ricerca scientifica hanno dimostrato che si può migliorare la sostenibilità del settore, in un comparto come quello italiano della concia, che pesa per il 65% nella produzione europea e per il 18% in quella mondiale.

Il progetto ha già consentito il risparmio del 20% di consumo d’acqua nella fase di riviera e la riduzione del 20% di impiego di prodotti chimici.  5 le linee di ricerca, dallo sviluppo di nuovi processi di calcinaio e di concia, al recupero e riutilizzo dei sottoprodotti derivanti dagli stessi processi, alle nuove tecnologie e sistema di depurazione con analisi dell’impatto potenziale, all’interno di un costante monitoraggio ambientale. Da non sottovalutate anche il risultato socioeconomico considerato che il progetto GreenLIFE punta a creare  un laboratorio permanente, che permetta di attivare partnership ampie e strategiche, anche a livello internazionale.

Una nuova tecnica di depilazione ossidativa è stata presentata dalla conceria Dani: permette il recupero di un sottoprodotto che elimina i solfuri dalle acque reflue con benefici per il depuratore e non rilascia solfuri di idrogeno solforato all’esterno; si eliminano i sistemi di trattamento per l’abbattimento e si consegna una pelle finita che presenta meno odore, aspetto particolarmente interessante per il settore dell’automotive. Tale tecnica consente un risparmio di acqua del 12% che arriva al 26% con il recupero dei bagni. Consente una fase di concia molto più sicura per gli operatori, perché elimina il rischio che i solfuri possano trasformarsi in pericoloso acido solfidrico.

Ikem ha presentato un bel esempio di recupero degli scarti da convertire in conciati organici. L’azienda sta mettendo a punto una concia metal free, esente cromo. Sta perfezionando nuovi concianti naturali, proveniente da polisaccaridi, derivanti da risorse rinnovabili ( ma non dall’industria alimentare). Il nuovo prodotto conciante sembra avere ottime proprietà intrinseche: buoni infatti i risultati sulla temperatura di contrazione, che è un indicatore di base per questi prodotti. L’impatto ambientale sarebbe con questo sistema irrilevante. Un impianto pilota è in fase di costruzione per arrivare presto alla scala preindustriale e industriale.

Il contributo del Gruppo Mastrotto si è focalizzato sull’impiego delle cheratine ottenibili dal pelo bovino il cui recupero non risulta affatto complesso, per la produzione di biomateriali e biofilm utili alla bioingegneria. Si può arrivare alla produzione di film misti, sintetici e naturali  possibilità di applicazione in campo medicale, ancora del tutto inesplorate.

Ilsa ha approfondito i processi di recupero per la produzione di fertilizzanti a base di proteine idrolizzate derivanti da sottoprodotti delle fasi di calcinaio e concia esente cromo. Nuovi dati scientifici sul recupero del pelo da concia che assicurano come questo sottoprodotto, se opportunamente trattato, può diventare  interessante per l’agricoltura. L’impossibilità di estendere le produzione agricole territorialmente, a livello mondiale, impone infatti alle aziende produttrici di mezzi tecnici per le colture, di studiare prodotti in grado di aumentare la produttività dei raccolti in modo naturale. I test in campo sono oggi in corso.

Acque del Chiampo, ente gestore del depuratore di zona, sta inoltre valutando l’impatto delle nuove tecnologie sull’impianto di depurazione mediante metodologia Lca,  Life Cycle Assessment consentirà di avere una base quantitativa per le politiche ambientali del territorio.

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 12/01/2016
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