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Greenpeace denuncia: le multinazionali della moda responsabili dell’inquinamento del Fiume Azzurro
Pubblicato da Redazione Blumine il 18/07/2011 - 1 commento - visualizzazioni: 10186
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 Greenpeace lancia un nuovo allarme sul grado di inquinamento dei fiumi cinesi che vantano secondo l’associazione ecologista, il maggior tasso di inquinamento mondiale: Tra le cause le emissioni provenienti dalle imprese subfornitrici di brand della moda:   Nike, Adidas, Puma, Converse, Calvin Klein, Lacoste e Abercrombie & Fitch

Greenpeace  per oltre un anno ha analizzato le acque degli affluenti e in essa avrebbe riscontrato la presenza di diversi agenti chimici altamente tossici proibiti sia Europa sia negli Stati Uniti. L'associazione ecologista nel rapporto intitolato Dirty Laundry: Unravelling the corporate connections to industrial water pollution in China (Panni sporchi. Il segreto tossico dietro l'industria tessile) accusa il Textile Complex di Youngor e il Well Dying Factory Ltd di Hong Kong, due complessi industriali cinesi del tessile, di scaricare nei corsi d'acqua sostanze velenose di scaricare alchilfenoli e composti perfluorurati», sostanze che possono alterare il sistema ormonale. Inoltre nelle acque è stata riscontrata «la presenza di altri tipi di contaminanti pericolosi per l'ecosistema e per la salute umana fra cui metalli pesanti come cromo, rame e nichel e composti organici volatili quali il dicloroetano, il tricloroetano (cloroformio) e il tetracloroetano».

I due fiumi forniscono acqua potabile a milioni di cinesi (solo il Fiume Azzurro è la principale risorsa idrica per 20 milioni di cittadini) e la presenza di questi veleni è altamente dannosa per la salute di tantissime persone.

Dopo la pubblicazione del rapporto le multinazionali citate nello studio hanno replicato. «La possibilità che vi siano alte concentrazioni di prodotti chimici è davvero bassa», è scritto nel comunicato Adidas. Mentre Nike, dopo aver confermato di acquistare prodotti dai complessi tessili, nega che i suoi fornitori orientali utilizzino sostanze inquinanti.

 Il testo integrale del rapporto:

 http://www.greenpeace.de/fileadmin/gpd/user_upload/themen/chemie/dirty-laundry-report.pdf


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 18/07/2011
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Commenti
Da francesco pontelli il 02/08/2011 12.02
gentili signori

siamo al paradosso : il maggior alleato della filiera industriale italiana risulta essere una
associazione che combatte da sempre la logica industriale della economia anche se con una particolare attenzione allo sfruttamento
delle risorse naturali .

Tutto questo dovrebbe indurre tutti i settori legati al Made in Italy ad imporsi un cambiamento RADICALE
dell'ottica e della visione con le quali si sono proposti al mercato . NON è PIù POSSIBILE CHE gli imput maggiori per la tutela
della filiera italiana vengano dall'estero e magari da associazioni che nulla avrebbero in comune con le logiche della tutela industriale
del made in Italy.

Tutto questo dovrebbe far riflettere a fondo relativamente alle strategie di marketing tanto strategico che operativo
partendo dalla nuova sensibilità che sta nascendo nel mercato : una nuova ed evoluta attenzione al contenuto di un prodotto
specialmente se espressione del Made in Italy.
Questa nuova sensibilità NON si pone in contrasto con il brand , come da qualche parte superficialmente si afferma ,
ma si sovrappone a questo
fino a togliere dell'appeal nel caso non ci sia rispondenza tra i contenuti del prodotto e l'immagine del brand stesso .

Sottovalutare questa nuova attenzione sarebbe suicida per un settore che deve ora più che mai comprendere le evoluzioni e soprattutto le
NUOVE ASPETTATIVE del consumatore sempre più informato e attento .

A presto , cordialmente

Francesco Pontelli


dott. Francesco Pontelli
Cell. 368 7339188






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