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I driver della sostenibilità secondo Milano Unica – 29sima edizione
Pubblicato da Aurora Magni il 15/07/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 551
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La sostenibilità nel sistema della moda non è un fenomeno passeggero, al contrario è una sorta di rivoluzione culturale che ha ridefinito i parametri di competitività delle imprese in termini di reputazione dei brand, qualità dei prodotti e capacità di imporsi sul mercato: l’attenzione alla sostenibilità è diventata condizione necessaria per l’accesso ai mercati a livello globale, destinata ad affermarsi sempre di più nel futuro.

Un punto di vista che negli ultimi anni ha spinto Milano Unica a porre al centro delle proprie strategie di comunicazione la sostenibilità e le proposte ispirate alla sostenibilità che le imprese presentano durante i tre giorni dell’evento fino a sviluppare, a partire dal 2017, un’intera area espositiva dedicata al tema.

 Molto interesse e consensi ha incontrato anche l’ultima edizione di Milano Unica, la 29esima per l’esattezza, realizzata dal 9 all’11 luglio scorso. Anche in questa edizione ampio spazio è stato dedicato agli argomenti che ci stanno a cuore.

La fiera è quindi anche l’occasione per analizzare come le aziende espositrici definiscano le proprie strategie in funzione dell’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dei propri prodotti e processi. I dati elaborati in relazione alle proposte presentate ci consentano di ipotizzare un’interpretazione.

Stiamo parlando infatti di un campione significativo di imprese, ben 150, in netta crescita rispetto ai 53 della prima edizione. E naturalmente sono cresciuti anche i campioni selezionati dagli espositori e classificati da un team di esperti sulla base delle caratteristiche di sostenibilità documentate: da 309 a 1.017.

Ecco qualche considerazione in sintesi.

Le strategie delle aziende mostrano la direzione su cui si incammina il settore: il 40% delle aziende è dotato di qualche tipo di sistemi di gestione aziendali, che prevedono monitoraggi, reporting e processi di rimedio a eventuali non conformità. Stesso ordine di grandezza per le imprese dotate di sistemi integrati di risparmio energetico o idrico.

 

Più complessa la lettura delle caratteristiche relative ai prodotti. Il 77% delle aziende investe in politiche per l’eliminazione delle sostanze chimiche che mettono a rischio la salute dei cittadini è stata negli ultimi anni il principale ambito di innovazione sostenibile per il settore tessile e degli accessori.

Oltre 2/3 dei campioni presentati infatti sono realizzati con processi conformi alle principali certificazioni, standard o protocolli in materia di assenza di sostanze chimiche pericolose. Si mantiene elevato anche l’interesse per prodotti che rispecchiano i principi dei modelli di produzione circolare, almeno per quanto riguarda l’uso di materiali provenienti da riciclo, utilizzati in quasi il 40% dei campioni presentati. 1/4 dei campioni, invece, utilizza materiali provenienti da agricoltura biologica. Coerentemente con l’attenzione all’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose, ai primi posti si trova la certificazione Oeko-Tex® (oltre 1/3 dei campioni presentati) e la conformità allo standard ZDHC.

La crescita dell’interesse per i modelli di economia circolare e per l’efficienza nell’uso dei materiali ha fatto salire al terzo posto la la certificazione dello standadr GRS (Global Recycle Standard) relativa ai materiali originati da riciclo che ha superato, di poco, a certificazione dello standard GOTS (Global Organic Textile Standard) relativa ai materiali provenienti da agricoltura biologica.

La presenza di imprese con sistemi di gestione aziendale per la sostenibilità è testimoniata dalle certificazioni ISO14000, Step by Oeko-Tex® ed EMAS.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 15/07/2019
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