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I rifiuti tessili? Un business
Pubblicato da Aurora Magni il 23/11/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 2064
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Secondo i dati ISPRA sono stati recuperate e riciclate nel 2014 124.300 tonnellate di frazione tessile con un incremento del 12 % sul 2013 e una media di 2kg per abitante. Una volta raccolto il capo dismesso  viene valutato e se ritenuto idoneo spesso reinserito in canali commerciali specializzati nella vendita dell’usato. Se non idoneo a una commercializzazione immediata può essere scomposto  per recuperare le parti utilizzabili che serviranno al confezionamento di nuovi prodotti, un’attività svolta talvolta a livello artigianale/creativo. Nei casi in cui la qualità del manufatto non lo renda fruibile in una catena commerciale non restano che tre alternative: il riciclo  meccanico e/o chimico per riportare il materiale  alla sua dimensioni di materia prima utilizzabile per la produzione di filati, di imbottiture o tessuti non tessuti (TNT), il conferimento in discarica o la termovalorizzazione.

La filiera della raccolta di rifiuti tessili post consumo avviene come noto attraverso una rete di cassonetti allestiti in strade cittadine. Il rapporto L’Italia del riciclo 2015 denuncia però la presenza di cassonetti non autorizzati il cui contenuto viene così escluso dai controlli necessari a garantire la tracciabilità e la destinazione dei materiali raccolti. I gestori delle raccolte abusive, supportando minori costi di gestione sottrarrebbero una porzione del flusso dei rifiuti e dei relativi proventi alle filiere legali. Una concorrenza sleale che fa solitamente appello a sentimenti solidali e al concetto di donazione ma che alimenta un vero e proprio business commerciale.

La filiera del riciclo tessile è anche un business di scambi commerciali internazionali. Quasi 4.000 tonnellate di materia seconda tessile sono state importate nel 2013 mentre ne sono state esportate oltre 5.780 tonnellate.  Si tratta di piccoli volumi di materiali se confrontati ai  complessivi volumi di rifiuti oggetto di traffico commerciale (sotto la soglia dell’1% sul totale dei rifiuti movimentati) ma indicano come i rifiuti tessili siano ormai un bene commerciale, una risorsa da valutare con attenzione.

Fonte: Fise-Unire

 

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 23/11/2016
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