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Il Bangladesh dietro casa
Pubblicato da Redazione Blumine il 15/06/2014 - 0 commenti - visualizzazioni: 2775
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Uno studio presentato da Clean Clothes Campaign racconta un lato dell’Europa tessile poco conosciuto: quello delle condizioni di lavoro delle lavoratrici nelle confezioni Turche e degli ex paesi socialisti.

I dati raccolti parlano di salari ben al di sotto della soglia di sopravvivenza  che si aggirano al 30% delle medie nazionali, di  condizioni di lavoro  usuranti per le operaie tessili in Turchia, Georgia, Bulgaria, Romania, Macedonia, Moldavia, Ucraina, Bosnia, Croazia, Slovacchia. Qualche esempio: in Bulgaria il salario minimo di sussistenza per una famiglia di quattro persone è di 867 euro mentre il salario m

edio dell'industria dell'abbigliamento, 141. Nella Repubblica serba l'asticella per la sussistenza è fissata a 927 euro: chi lavora nel tessile ne guadagna 189. Turchia: 400 euro a fronte dei 1000 necessari per sopravvivere. I ricercatori stimano che un terzo di tutti gli occupati in questo settore nei paesi ex-socialisti sia irregolare e privo di assistenza sanitaria e previdenziale. In Turchia sono inquadrati regolarmente nel comparto abbigliamento e pelle (esclusa la tessitura) circa 508 mila lavoratori ma si calcola che i lavoratori irregolari siano circa 1,5 milioni. Un fenomeno di dimensioni davvero imponenti: complessivamente, nei paesi presi in considerazione operano circa 3 milioni di addetti.

Si fanno anche i nomi dei brand committenti come Zara, H&M, Hugo Boss, Nike, Levi's, Max Mara, Benetton, Versace, Dolce e Gabbana, Prada.

Il rapporto completo è scaricabile qui:   http://salariodignitoso.abitipuliti.org/wp-content/uploads/2014/06/CCC-GE-Report-DEF-ITALIANO_low1.pdf  


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 15/06/2014
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