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Il futuro passa dalle micro imprese
Pubblicato da Aurora Magni il 24/01/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 552
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La stampa internazionale di settore questi giorni ha posto all’attenzione dei lettori un tema non privo di suggestioni: le micro imprese sono (forse) le più adatte a intercettare le richieste di flessibilità e di time to market del mercato della moda  grazie alla presenza nel proprio dna organizzativo dell’uso di tecnologie digitali. L’occasione è data dalla presentazione della prossima edizione di Texprocess, che si terrà a Francoforte, dal 14 al 17 maggio 2019. Perche, si legge nella dichiarazione di Michael Jänecke, Director Brand Management Technical Textiles e Textile Processing di Messe Frankfurt, l’efficienza è data da ‘una serie di processi complessi, che coinvolgono produzione, elaborazione delle idee e logistica. Le micro-fabbriche, basate su procedure di rete e integrate, rappresentano il modo progressivo di rendere la lavorazione tessile più rapida, flessibile e, perché più locale, anche più sostenibile producendo prodotti personalizzati. "

Le parole chiave sono  quindi 'rete' e 'integrazione' di fasi e soggetti diversi che operano in sinergia per  dare vita a nuovi prodotti e a soluzioni innovative.

Si va dalla progettazione dell’articolo (a cui il  cliente può partecipare attivamente) alla simulazione e alla prototipazione (CAD, stampanti 3D, rappresentazione in VR / AR visualizzata sull'hardware del cliente), dalla registrazione personalizzata delle misure del cliente fino al trasferimento degli input di produzione alle tecnologie  ( stampa tessile, taglio, assemblaggio parti anche mediante bracci robotici automatizzati). Al centro naturalmente il prodotti moda ma senza dimenticare  smart textile, design e  tessili tecnici.

Perché le micro imprese? Siamo di fronte a un ritorno di fiamma per i distretti industriali degli anni 80 con il loro slogan ‘piccolo è bello’? Quello che viene evocato è in realtà un artigianato diverso e dalle caratteristiche un po’ sfuggenti. E’ un artigianato basato su un mix di competenze tradizionali e tecnologie digitali, in grado di intercettare nuovi  trend di consumo e macinare creatività. A cambiare sono anche i soggetti di questo modello di business: giovani formatosi nelle scuole di moda ma soprattutto nella cultura del digitale e dei software, a proprio agio più in eventi come Maker Faire   che nelle tradizionali fiere di settore, spin off nati in  università. Il loro mercato è quello dei millennials e il lavorare in rete una pratica consolidata quotidianamente nei social. La prossimità degli operatori è utile ma si tende a lavorare via web con strumenti interattivi. La prossimità non è territoriale ma definita dalle affinità culturali e dal bisogno di integrare competenze specialistiche. 

Che tutto ciò si presti ad una lettura in termini di sostenibilità ambientale rende il tema ancor più di attualità. Connessioni tra tecnologie 4.0, realtà avanzata, simulazioni progettuali, produzioni limitate all'effettiva domanda incidono positivamente sui consumi e riducono gli sprechi di energia e materiali, tanto per comnciare e il monitoraggio della supply chain offre al prodotto una tracciabilità documentata.

Insomma nuova linfa per il nostro sistema economico? Sicuramente, certo molto dipenderà  dalla capacità dell’industria ‘tradizionale’ di individuare in questo variegato mondo i partner necessari ad innovare non solo le tecnologie ma i modelli organizzativi e la cultura d’impresa. Certamente una bella scommessa.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 24/01/2019
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