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Il prezzo del jeans non copre i costi ambientali e sociali
Pubblicato da Redazione Blumine il 02/07/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 491
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Lo racconta Giulia Crivelli sul Sole 24ore del 24 giugno 2019 in un articolo che commenta e sintetizza i risultati di uno studio condotto dalla ong Impact Institute e il Centro studi della banca olandese Abn-Amro e recentemente pubblicato.

Il rapporto integrale è scaricabile qui.

In estrema sintesi i punti salienti dell’analisi svolta ma suggeriamo di leggere l’articolo della Crivelli.

Se un paio di jeans costa meno di 30 euro vuol dire che qualcosa non torna: le persone che l’hanno lavorato durante le varie fasi della filiera sono state sottopagate e non sono state rispettate le norme igieniche e di sicurezza ambientale. Lo studio analizza i costi dell’intero processo e sollecita brand e distribuzione a non accettare simili condizioni al solo scopo di inseguire i consumatori con finti affari e a migliorare invece le performance di sostenibilità del capo di abbigliamento più diffuso al mondo.

Al riguardo, ecco qualche numero citato nel rapporto che dimostra quanto il jeans sia diffuso.

Nel 2018 sono stati prodotti nel mondo due miliardi di paia di jeans.

I dati economici relativi al 2017 indicano un valore complessivo di 42 miliardi di dollari. Nella sola UE sono stati importati jeans per quasi 5 miliardi di euro e ogni persona al mondo possiede mediamente 6 paia di jeans.

Il cotone è prodotto in Cina e India (entrambi 23%), Usa (16%), Brasile (10%), Pakistan (7%). Il denim è lavorato in Cina (24%), Turchia (23%), Pakistan (18%), India (9%), Giappone (4%). La confezione è invece concentrata in Bangladesh (27%), Turchia (23%), Pakistan (16%), Cina (10%), Tunisia (7%)


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 02/07/2019
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