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Il Reach renderà superflue tutte le certificazioni di prodotto?
Pubblicato da Aurora Magni il 08/05/2012 - 2 commenti - visualizzazioni: 3580
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Che ci si muova in una babele di certificazioni e marchi è fatto noto. Un po’ per mettersi al riparo dalle eventuali contestazioni, un po’ per qualificarsi come aziende attente alla sicurezza dei consumatori, lungo la filiera corrono oltre ai materiali in lavorazione, plichi di documenti tecnici da compilare, sottoscrivere, firmare. Documenti non sempre coerenti con le norme vigenti, format dalle richieste stravaganti,  costruiti copiando un po’ qui un po’ là. Poco importa se vengono chiesti dati e test su sostanze che nulla hanno a che fare con il processo effettuato.

A quanto pare grandi nomi della produzione e della distribuzione tendono ad operare così e non si rendono conto (?) di complicare la vita ai fornitori in una gara a chi è “il più realista del re”   che sfianca la filiera distogliendo energie dai progetti e dagli investimenti necessari ad uscire dalla crisi.

E’ questo il grido di allarme lanciato al convegno promosso il 7 maggio da  Aispec/Federchimica e SMI sul Reach. In un mondo in cui l’Europa si è dotata di Ecolabel e gli USA, attraverso EPA del Design for Environment, e in cui sono presenti da tempo le certificazioni private Oekotex, Nordic Swan, Blauer Engel, NF Environment , serve davvero che ognuno inventi la sua personale certificazione?

L’ordine in tutto questo può essere che arrivi proprio dall’applicazione sempre più precisa e razionale del Regolamento Reach, che da parte sua non è certo un gioco da ragazzi ma che almeno tre obiettivi li ha ben definiti: comunicare le caratteristiche chimiche di ciò che mi usa all’interno della filiera, tenere sotto controllo le sostanze pericolose e trovare il modo di sostituirle.

Applicare il Reach vuol dire gestire dati tecnici, tenersi aggiornati, dotarsi di competenze aziendali formate, e  anche,quando possibile, dialogare con le commissioni tecniche incaricate di valutare le nuove sostanze e i nuovi preparati (come gestire le sostanze di cui il settore proprio non può fare a meno salvo rinunciare a produrre?

E che dire delle nanotecnologie? È sufficiente considerare i nano preparati come parenti più piccoli dei standard? E così via.

Ottimo, se questo consente di stare al riparo da dermatiti da contatto e rischi ben peggiori.

Ma è un gioco a cui tutti devono giocare.

Tutto ciò ha senso se gli stessi controlli vengono poi effettuati sui materiali “in entrata” altrimenti difficilmente tutto questo eccesso di zelo, dopo aver stremato i produttori, andrà a vantaggio dei consumatori.   


  
Pubblicato da Aurora Magni il 08/05/2012
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Commenti
Da Fabio Guenza il 08/05/2012 10.28
Premesso che bisogna distinguere caso per caso (ad esempio oekotex si considera in qualche modo uno strumento per l'implementazione del reach stesso), ogni strumento volontario non è buono o cattivo di per sé, è utile se serve a fare qualcosa in più rispetto alla legge per "colmare vuoti", e il Reach effettivamente non sembra lasciarne molti. Ma nel nostro Paese sappiamo bene che il rispetto della legge non è automatico. Ogni innovazione legislativa abbisogna di un certo tempo di "assorbimento" tecnologico e anche culturale. Al di là dell'allarme, qual è allora la proposta di SMI per guidare la categoria nell'implementazione efficace ed efficiente del Reach?



Da Aurora Magni il 08/05/2012 10.43
Naturalmente non rispondo per conto di SMI, quello che posso dire e che il sistema confindustriale ha uno strumento interessate che è Fondimpresa e che già in questo momento permette di realizzare corsi nelle aziende con copertura dei costi di docenza e progettazione. Blumine, in partnership con Sinergie e in stretto collegamento con SMI e le organizzazione sindacali ne sta già attuando alcuni. Altri sono in procinto di partire. Federchimica da parte sua, è una vera macchina da guerra in questo campo. Questo per quanto riguarda la formazione. Un altro aspetto importante della faccenda mi sembra però questo: non lasciamoci arrivare addosso ogni pensata come fosse legge divina, spesso chi fa le norme h aun approccio legislativo raffinato ma non sa cosa sia una ramouse, tanto per capirci. Bisogna essere là dove si discute e si decide.



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