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Il riciclo degli scarti tessili post-industriali nel Mediterraneo. Un progetto di Blumine e Reverse Resources per UNIDO
Pubblicato da Marco Ricchetti il 05/03/2020 - 0 commenti - visualizzazioni: 865
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L’espressione “ridurre gli sprechi” fa parte, da sempre, del vocabolario di base di ogni imprenditore che, per minimizzare i costi, cerca di applicarla all’interno delle propria azienda. Ciò si traduce, se pensiamo all’efficienza nell’uso dei materiali nella filiera tessile, ad esempio nella adozione di sistemi di controllo nei processi per minimizzare i difetti. nella ottimizzazione di pattern di taglio dei tessuti o nei casi più avanzati nell’applicazione di principi dello “zero-waste” design.

Tuttavia la produzione lungo la filiera di scarti tessili resta molto elevata e l’obiettivo dello “zero-waste” ancora utopico. E’ quindi necessario affrontare l’altro lato della medaglia: come possono essere riusati o riciclati, valorizzandoli, i rifiuti industriali tessili?

Di questo si occupa il progetto che Blumine, assieme Reverse Resource società internazionale specializzata nella valorizzazione degli scarti tessili industriali, sta realizzando per conto dell’UNIDO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale, in Marocco, Tunisia ed Egitto. La sfida è di creare le condizioni per lo sviluppo di una filiera locale del riciclo dei rifiuti tessili post-industriali scarti di filatura, tessitura e taglio nella confezione, materiali difettati o di seconda qualità. A questa sfida sono associati come partner del progetto alcuni big della moda internazionale: Inditex (il gruppo proprietario di marchi come Zara, Massimo Dutti, Oysho, Berksha ed altri), Benetton, Hugo Boss, Nudie Jeans, PVH (proprietario dei marchi Calvin Klein e Tommy Hilfiger) oltre a partner locali come i Ministeri dell’Industria e dell’Ambiente di Tunisia e Marocco, ESITH l’università tessile di Casablanca e CETTEX, il centro tecnologico per il tessile di Tunisi. In Tunisia partecipano attivamente al progetto anche l’ANGED, l’agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti e l’agenzia nazionale delle dogane.

Le attività sono già iniziate in Marocco e Tunisia e si estenderanno all’Egitto nella seconda metà del 2020. Nei primi due Paesi Blumine e Reverse Resources stanno realizzando la prima mappatura degli scarti tessili, per tipo, qualità, volumi e fibra. I primi risultati mostrano volumi enormi di fibre che oggi sono un rifiuti senza valore, destinati alla distruzione e solo in qualche caso recuperati per usi, tuttavia, di bassissimo valore. In Tunisia ad esempio sono stoccati nei depositi di ANGED oltre 200mila tonnellate di rifiuti provenienti da aziende tessili per i quali non sono previsti utilizzi se non la distruzione, con flussi di incremento dell’ordine di diverse migliaia di tonnellate/mese. Non sorprende che questa enorme massa di rifiuti alimenti anche economie sommerse e in molti casi illegali.

Già nei prossimi mesi, la previsione è dopo la fine del mese di Ramadan, Blumine e Reverse Resources selezioneranno alcuni progetti pilota che sperimenteranno l’applicazione di sistemi di selezione degli scarti per fibra, tipo e colore presso le aziende di produzione, soprattutto quelle che effettuano il taglio dei tessuti, e la collaborazione con aziende che effettuano il riciclo e con filature con il coinvolgimento dei marchi interessati a dare una seconda vita agli scarti, possibilmente, ma non necessariamente con la produzione di capi in materiali riciclati.

Nel progetto sono già coinvolte oltre 40 aziende locali nei due paesi con l’obiettivo di raggiungere le 200 entro la fine dell’anno. Il progetto è una opportunità anche per il sistema tessile italiano, per le imprese interessate all’approvvigionamento di fibre riciclate o a partecipare al trasferimento di tecnologie o a investimenti nella filiera del riciclo nei due paesi.

Per informazioni: contact@blumine.it



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Pubblicato da Marco Ricchetti il 05/03/2020
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