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Il tessuto di ragnatela è una realtà, per quanto stravagante
Pubblicato da Aurora Magni il 27/01/2012 - 4 commenti - visualizzazioni: 17462
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 Un abito  realizzato in filati di seta di ragno è  esposto  al Victoria and Albert Museum di Londraa partire da  gennaio 2012.

 Il tessuto è il risultato di una ricerca durata sette anni in Madagascar e realizzata dallo  stilista americano Nicholas Godley e dallo storico dell'arte inglese e tessile Simon Peers.

 L’idea di realizzare tessuti con la seta di ragno della razza Globo oro  risale al XVIII secolo, pare infatti che  Francois-Xavier Bon de Saint Hilaire nel 1709 avesse realizzato un abito per Luigi XIV.  Tecnicamente ciò era stato possibile grazie a un sistema di filatura ideato da un gesuita  francese, Jacob Paul Camboue che aveva messo a punto una macchina in grado di raccogliere la preziosa materia prima. Si ha inoltre notizia di un tessuto di seta di ragno presentato all’esposizione internazionale di Parigi nel 1900.

Peers e Godley hanno impegnato 1.200.000 ragni femmina raccolti negli altopiani del Madagascar utilizzando lunghi pali di bamboo e impegnando circa 80 persone a questa ricerca. I ragni catturati sono poi stati collocati sull’attrezzatura di filatura e quindi, al termine della raccolta, liberati nel loro ambiente naturale.

Il tessuto è un broccato di color giallo oro brillante naturale senza  alcuna modifica tintoriale.

La sperimentazione, avviata in un primo tempo su 24 esemplari di ragni ha permesso di perfezionare gli strumenti di “mungitura” che consentono di ottenere seta senza provocare la morte dei ragni, almeno così  dichiarano i ricercatori che avvertono “ dal punto di vista industriale e della moda si tratta di un materiale non utilizzabile per i costi elevatissimi di produzione. Inoltre la fibra si altera al lavaggio.”

L’esperimento fatto ha quindi un valore artistico e sperimentale. “L’obiettivo era dimostrare che si poteva fare”. Mi permetto di suggerire di considerare anche il punto di vista del ragno e chiedere se valga la pena sfruttarlo, quali impatti ambientale abbia la sua raccolta.

Intanto, in altri laboratori, si continua a studiare la seta di ragno sintetica, ma questa è un’altra storia.

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 27/01/2012
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Commenti
Da DANIELA ARNOLDI e MARCO SARZI-SARTORI il 28/01/2012 09.55
Interessante; subito ho pensato che il riferimento ai ragni fosse solo nominale, poi invece scopro che è stata fatta della ricerca a scopo conoscitivo.
In realtà noi utilizziamo spesso una tecnica per produrre feltro che si chiama cobweb, appunto tela di ragno, ed ho sperato che fosse qualche tecnica che non conoscevo collegata alla lana (si possono produrre feltri di tale leggerezza da far pensare alla tela di ragno).
E' interessante sotto il profilo di voler tentare strade insolite per ottenere nuove conoscenze, ma devo dire che mi agita l'idea di sottrarre forzatamente qualcosa ai poveri insetti, immagino a rischio della loro vita.
Daniela è attualmente ancora a Londra e le chiederò di raccogliere altre informazioni, se disponibili al V&A.

DAMSS


Da Aurora Magni il 28/01/2012 10.43
Condivido le osservazioni di Marco, la macchina da mungitura parla da sè. Un milione e duecentomila ragni strapazzati per fare 4 metri di tessuto, rami di alberi strappati per catturarli, che dire? mi sembra davvero un'esperienza da non ripetere. Mi fa pensare al bisso marino. Anni fa io e alcuni funzionari dell'Associazione industriale di Bari incontrammo due docenti dell'università barese (dipartimento di zoologia) per verificare la possibilità di allevare le cozze che producono il preziosissimo filamento con cui si aggrappano al fondo marino (pinna nobilis). Questi i risultati: con 10mila esemplari allevati e curati allo scopo, la produzione annuale sarebbe stata di circa 3 kg di filato. Giusto il necessario per un paio di vestiti... Insomma, lasciamo che gli animali facciano gli animali, con tutto quello che abbiamo imparato sui prodotti di sintesi e sui biopolimeri abbiamo proprio bisogno di rompere le scatole a ragni, cozze e chissà chi altro?



Da DANIELA ARNOLDI e MARCO SARZI-SARTORI il 30/01/2012 22.59
Piace a noi tutti l'idea che gli animali collaborino senza rimetterci, questa idea dei ragni ha dato un bel frutto giallo, ma speriamo che non ne seguano altri.
Daniela ha visitato il V&A di Londra ed ha scattato alcune foto del lavoro esposto, che ha messo sul nostro sito flickr al seguente indirizzo
http://www.facebook.com/damss.fiberart.
Inoltre si può anche aprire il sito del V&A su questo link http://www.vam.ac.uk/channel/happenings/exhibitions_and_galleries/golden_spider_silk_cape/#.TySWNxZ9zUQ.facebook.
Vorrei però non demonizzare in assoluto questo bellissimo risultato, perché, nella speranza che gli insetti siano ancora tutti vivi e soddisfatti, ci interessa il punto di vista della ricerca: la ricerca significa progresso, più si ampliano i campi di ricerca e maggiori sono le conoscenze, a più conoscenze corrispondono maggiori utensili di lavoro.
Propongo un solo motto per mettere in guardia i distratti, "il fine non giustifica il mezzo" (N. Machiavelli)e, tanto per rimanere sul sostenibile, impediamo la realizzazione di campi di sterminio di animali per ottenere minuscoli risultati.
La ricerca e la sperimentazione a noi piace tanto, ci viviamo e ci facciamo dell'arte, ma nel totale rispetto altrui, in modo da poter continuare ad avere dei benefici.


DAMSS


Da Daniele Beringheli il 03/02/2012 14.55
A proposito di ragni ,vi voglio segnalare la ricerca che circa una decina di anni fa era stata condotta da Nexia Biotechnologies in partnership con US ARMY . La ricerca partì dall’osservazione del rapporto intercorrente tra peso specifico resistenza ed elasticità della tela del ragno , superiore a qualsiasi fibra tessile esistente. L’obbiettivo principale fu quindi quello di poter produrre giubbotti ed abbigliamento anti proiettile per uso militare, oltre a prodotti per uso medicale e commerciale.
I risultati di laboratorio furono sorprendenti , la fibra ottenuta aveva le stesse caratteristiche meccaniche e fisiche della tela del ragno (naturale) solo la resistenza era leggermente inferiore , venne quindi brevettato un nuovo materiale denominato BioSteel ® .
Come è facile intuire il problema principale fu quello di disporre di quantità sufficienti per la produzione e la commercializzazione, poiché era impensabile “mungere” milioni di ragni , al Dr. Turner venne la brillante idea di tentare l'inserimento di un gene di ragno-produttore in una capra da latte , con l’intento di ricavare poi dal latte cosi ottenuto le proteine monometriche della seta del ragno.
Sembra che l’esperimento abbia avuto successo , ed in seguito è stata anche creata una “mandria Biosteel®” poi nel Marzo 2005, gli azionisti di Nexia approvarono la vendita di tutte le sue operazioni e dei relativi asset a ProtexiaR e PharmAthene. Dai siti di entrambe le società si evince che sono impegnate , a stretto contatto con l’esercito Usa e l’esercito canadese in ricerche che riguardano lo sviluppo di terapie di biodifesa da attacchi terroristici; del nostro filament di “ragno con capra” non sono stato capace di trovare nessuna news.
Se doveste per caso vedere una capra con 10 zampe che sale verticalmente su un muro , non spaventatevi, non è una brutta allucinazione da stress, però vi consiglio di starne alla larga!!
Daniele Beringheli




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