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Il Veneto si riscopre “via della seta”
Pubblicato da Aurora Magni il 16/01/2016 - 1 commento - visualizzazioni: 2754
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Che l’Italia del Nord (senza dimenticare la provincia di Caserta) sia stata caratterizzata fino alla prima metà del 900  anche dalla lavorazione della seta è risaputo.  In un’intervista rilasciata a Io Donna il 20 novembre scorso Fernando Pellizzari, l’ultimo presidente dei bachicoltori italiani, spiegava che fino agli Cinquanta operavano 40 mila aziende agricole nel nostro Paese mentre oggi se ne contano una trentina e che  “solo l’anno scorso dalla Cina sono arrivate in Italia, tra filati e tessuti, più di tremila tonnellate di seta”. (http://www.setaetica.it/io-donna-il-business-corre-sul-filo/).

La seta è ancora materia prima irrinunciabile per le imprese comasche dove viene tessuta e nobilitata ma l’Italia ha rinunciato a allevare bachi e a filare.

Ma forse qualcosa in più si può fare. Ad esempio proprio  riconsiderando la possibilità di tornare ad allevare bachi e a filare.

A Padova esiste infatti il CREA con la sua Unità di apicoltura e bachicoltura che dal 1871 conserva una delle più importanti banche genetica mondiali del bombice.

Sotto la direzione di Silvia Cappellozza vengono conservate 200 razze di purezza e vengono  allevati 200 mila bachi all’anno grazie ad un gelseto di  6000 alberi e ricco di circa sessanta varietà di gelso.
Il Centro è anche dotato di una “filandina”, macchina del 1971 che serviva a testare la qualità dei filati , ma solo una piccola parte sono destinati al tessile. L’attività della struttura è soprattutto concentrata sulla valorizzazione delle sostanze estraibili dal bozzolo, prodotti proteici per l’industria farmaceutica e  la cosmesi come la sericina e  la fibroina e sulla valorizzazione della caratteristiche antibatteriche della seta in medicina.

Da qualche tempo è intanto cresciuta la domanda di seta biologica da parte di importanti brand il che dovrebbe aprire possibilità per una rinata filiera produttiva nazionale.

E’ quindi  incoraggiante registrare la nascita di una rete d’impresa “La Rinascita della Via della Seta” guidata dall’azienda orafa D’orica e che raggruppa  le cooperative sociali Campoverde, Ca’ Corniani e Cantiere della Provvidenza, l’agenzia Veneto Marketing, l’impresa cosmetica Fimo srl e naturalmente CREA. Il progetto ha già ricevuto un riconoscimento importante   a Bruxelles il 27 e 28 Aprile 2015, dove è stato presentato come modello di riferimento per i progetti di Ricerca e Innovazione emanati dalla Commissione Europea.

Al momento la seta italiana è utilizzata  nei gioielli come dimostra la collezione  in oro e seta sviluppata da D’orica che ha allestito nei propri reparti una piccola filanda, ma indubbiamente si aprono ampi spazi di studio e di lavoro per rilanciare questa importante fibra tessile.

 

Per approfondire: http://www.setaetica.it/

Suggerisco inoltre  di ascoltare la dichiarazione di Silvio Faragò (Direttore Stazione Sperimentale della seta di Milano)  http://www.setaetica.it/silvio-farago-la-storica-collaborazione-tra-milano-e-padova-e-il-mercato-serico-attuale/  


  
Pubblicato da Aurora Magni il 16/01/2016
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Commenti
Da Aurora Magni il 11/03/2016 15.23
A quanto pare si fa sul serio. Ecco il primo corso per aspiranti gelsibachicoltori.
L'Associazione Italiana Gelsibachicoltura (AIG) onlus, con la collaborazione del CREA - API - sede di Bachicoltura di Padova, organizza infatti un corso di formazione per aspiranti gelsibachicoltori, che si svolgerà nel mese di aprile 2016.

Date del corso (20 ore teoriche + 12 ore di parte pratica)

venerdi 1 aprile - Paese (TV)
venerdi 8 aprile - Paese (TV)
venerdi 15 aprile - Brusengana (PD)
venerdi 22 aprile - Brusengana (PD)




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