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Istantanee dal tessile globale
Pubblicato da Aurora Magni il 01/05/2014 - 0 commenti - visualizzazioni: 2676
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1^ maggio, festa dei lavoratori. Appuntamento sempre più lontano dalla retorica: il lavoro è cosa seria, troppo per farci un post. Permetteteci allora qualche istantanea, giusto per ricordarci che il lavoro –come il mercato- ha logiche globali.

Dongguan, Cina del sud, i lavoratori della Yue Yuen (gruppo che produce scarpe per Nike, Crocs, Adidas, Reebok, Asics, New Balance, Puma, Timberland), qualche giorno fa hanno nuovamente  scioperato. Erano già scesi in piazza lo scorso 5 aprile e ora, poiché sono stati bloccati i negoziati con i vertici dell’azienda, hanno ripreso  le proteste. Allarmate le grandi aziende clienti, che temono di non poter sopperire alle richieste dei compratori finali. I lavoratori chiedono il pagamento delle assicurazioni e previdenza sociale. Essendo per la maggior parte immigrati da altre province  in base alla legge cinese non possono portare nell'altra provincia la loro assicurazione sociale statale co-pagata dai lavoratori e dall'azienda, a meno che non ne sia pagata una supplementare. Ma l'azienda non ne vuole sapere e i lavoratori si trovano senza assistenza sanitaria adeguata. Lo sciopero coinvolge migliaia di lavoratori.

Cambogia. La protesta degli operai tessili cambogiani è ripresa ad aprile coinvolgendo 20 mila lavoratori e proprio oggi era attesa una nuova manifestazione. Le lotte, alla cui base vi è richiesta di aumenti di stipendio, erano state represse duramente alcuni mesi fa. Si calcola siano circa 650 mila i lavoratori tessili a Dongguan e dintorni.

Italia, di comincia a studiare il fenomeno WBO (Workers BuyOut), aziende che sopravvivono e a volte rilanciano grazie agli operai che da dipendenti si trasformano in imprenditori. Secondo  La Repubblica dell’11 marzo scorso (http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/03/11/news/operai_riaprono_le_aziende_fallite_in_italia-80716799/ ) sono 39 le imprese ripartite così. Non che sia facile, specie in un periodo di crisi che scoraggia blasonati capitani d’impresa figuriamoci magazzinieri, addetti alle macchine e segretarie. Le statistiche non sono incoraggianti ma lasciano comunque una speranza perché qualcuno ce la fa. Secondo uno studio dell'Università di Padova, si legge nell’articolo,  il tasso di mortalità delle newco (le nuove aziende nate da una ristrutturazione) date ad un workers buyout è del 22%. Più alto rispetto a quello delle altre aziende (8%), meno rispetto a quello delle startup (35%). " 

Prato. A sei mesi dall’incendio alla Teresa Moda di Macrolotto in cui persero la vita 7 operai cinese, il dibattito sulla chinatown italiana viene rilanciato dal libro di Giorgio Bernardini “Chen contro Chen. La guerra che cambierà Prato” Edizione Scialuppa. La presenza dell’industria made in China pratese viene raccontata come confronto -scontro tra le generazioni all’interno delle famiglie cinesi i cui figli sono ormai ampiamente italianizzati. Un libro che fa vedere le cose da un altro punto di vista, quello dei protagonisti, facendo chiarezza anche su qualche luogo comune con cui noi italiani liquidiamo la questione. Un passaggio esemplificativo: “i cinesi di Prato non sono schiavi, sono soltanto persone povere che fanno di tutto per uscire dalla miseria. E lo fanno come possono, tentando di sfuggire ai controlli di una legge, quella italiana sulla clandestinità, che è stata salutata come una manna dai confezionisti cinesi perché ha gettato nelle loro braccia un esercito di operai irregolari e dunque con meno potere contrattuale” (pag. 39). E si scopre che si dorme nei laboratori perché trovare casa è difficile e che i prezzi “non lo decidono gli asiatici ma i committenti occidentali”. Ma questo già lo si sapeva, no?

Foto: Internazionale 3 gennaio 2014 "La protesta degli operai del settore tessile a Phnom Penh, in Cambogia. (Samrang Pring, Reuters/Contrasto)

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 01/05/2014
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