Sustainability-Lab News > Italia e innovazione: in pillole i dati presentati da Studio Ambrosetti

 

Italia e innovazione: in pillole i dati presentati da Studio Ambrosetti
Pubblicato da Aurora Magni il 30/06/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 460
  Voto    

Al Technoly Forum tenutosi il 30 maggio scorso a Milano, lo Studio Ambrosetti ha presentato l’8° edizione del rapporto The age of exponential tecnological changes.

In estrema sintesi alcuni dei dati che meritano qualche riflessione.

  1. Come cambia il mondo

L’aspettativa di vita è cresciuta nel mondo del 37,4% dal 1960 al 2017 e per quanto riguarda l’Italia i dati sono particolarmente favorevoli: si supera la soglia degli 83 anni contro i 72,2 della media mondiale.

Sono complessivamente migliorate le condizioni di vita a livello planetario, il che non significa certo negare povertà e disuguaglianze.  La povertà nel mondo è però al minimo storico e riguarda meno del 10% della popolazione mondiale. A crescere è stato invece il tasso di alfabetizzazione: l’86,2% della popolazione mondiale sa leggere e scrivere.

Come sarà il mondo nel 2050? Sovraffollato, ma questo  già lo sapevamo:  la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi di persone e l’80% delle persone sarà concentrato in Africa e Asia (l’India ad esempio arriverà ad ospitare  oltre 1,6 miliardi di persone, il 17% della popolazione mondiale). E sarà la città il centro della vita umana arrivando a catalizzare quasi il 70% degli abitanti della terra. Un trend già in atto tant’è che dal 1950 al 2018,  i ‘cittadini’ sono  passati da 750 milioni a 4,2 miliardi. Ce la può fare il pianeta? Ci sarà da mangiare per tutti?

Mah.

 

  1. Qualche dato sulle questioni ambientali

Il rapporto evidenzia un dato: una popolazione in crescita produce più rifiuti. In una città come Milano, oggi, i suoi abitanti producono 464 kg di rifiuti a testa all’anno, equivalenti a 2,7 milioni di m3/anno di rifiuti Se fosse mantenuta la produzione di rifiuti di Milano oggi, nel 2050, una megacittà con 40 milioni di abitanti, produrrebbe 32 milioni di m3/anno di rifiuti, pari al volume di 154 torri Isozaki

Importante allora che si raggiungano gli obiettivi dell’accordo di Parigi (2015 – agenda 2030) che prevedono che i Paesi sviluppati mobilitino $100 miliardi all'anno fino al 2020/2025 per ridurre i rischi degli impatti del cambiamento climatico.

Fondamentale l’impegno per diffondere la circular economy. Nel 2016 gli investimenti nei settori dell’economia circolare in Europa hanno raggiunto il record di 17,5 miliardi di Euro. L’Italia rappresenta il 13% del totale (2,2 miliardi di Euro), dopo UK (3,9), Germania (2,8) e Francia (2,4)

  1. Innovare per essere competitivi

 

In Italia nel 2017 sono stati investiti 23 miliardi di euro in R&S, pari all’ 1,35% del PIL, valori bassi rispetto a Germania (99 miliardi), Francia (50,1) e Regno Unito (38,9). Basso è anche il numero dei ricercatori nazionali, 136.204, meno di un terzo di quelli tedeschi (413.542), e sotto Regno Unito (289.674) e Francia (288.580).

Insomma il rischio di non essere in grado di far fronte ai macro driver dell’innovazione è reale. Il rapporto ci ricorda infatti che nel 2021 i robot industriali presenti nelle fabbriche di tutto il mondo saranno quasi 4 milioni e che il peso di internet è costantemente in crescita. Nel 2018, ogni minuto nel mondo sono state effettate 3.877.140 ricerche su Google, postati 49.380 foto su Instagram  e 4.333.560 video su YouTube.

E se  l’Italia è  in testa alle classifiche per produttività della ricerca, con il maggior numero di pubblicazioni per ricercatore, e per numero di citazioni per ricercatore resta  il decimo Paese al mondo per numero di brevetti depositati, e il quinto in Europa.

Una fotografia che ben sintetizza il tessuto industriale italiano che con 386.630 PMI rappresenta il 18,5% del totale delle PMI nell’UE (dati 2016). Un dato interessante riguarda le start-up innovative, 10.320 nel maggio di quest’anno, con una crescita del 12% sul 2018.  Il 25% delle start up innovativa  ha la propria  sede in Lombardia.

Bassi  però gli investimenti in Ricerca e innovazione, ancora lontani dall’obiettivo europeo  del 3% entro il 2020. Servono altri 26,8 miliardi di Euro per pareggiare quanto oggi investe la Francia (comunque metà della Germania).

Grave è anche la mancanza di competenze e di forza lavoro qualificata come richiesta dalle imprese, ad esempio la quota di laureati in ICT sul totale nazionale nel 2017 è stata del solo 1,1%, ponendo l’Italia nelle posizioni di coda nel  mondo, e ultima in Europa.

 E poiché sostenibilità e innovazione sono fortemente connessi abbiamo di che preoccuparci.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 30/06/2019
Archiviato sotto studi/ricerche

Commenti
Bisogna effettuare il login per poter lasciare un commento.

Attenzione: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L’autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, nè del contenuto dei siti linkati. Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimossi.
    
Rss Rss
Archivio blog