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LA DOMANDA DI CSR: consumer’s forum, più esigente e parsimonioso il consumatore italiano/europeo, meno ludico e più cosciente. E il sexy in pubblicità tira meno
Pubblicato da Fabio Guenza il 30/11/2011 - 0 commenti - visualizzazioni: 4382
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A giudicare dai risultati (scarica qui la presentazione) dell’osservatorio sugli stili e sulle tendenze di consumo IPSOS su Europa, Responsabilità sociale e Consumatori, presentato nel corso dell’evento del consumer’s forum tenutosi il 14.11 a Roma, le imprese si trovano sempre più a dover fare i conti con due tendenze apparentemente inconciliabili e contraddittorie: da un lato fortissima contrazione dei consumi e tensione sul prezzo, dall’altro attesa generalizzata di maggior rispetto verso il consumatore e di maggiori contenuti etici intrinseci nei prodotti. Come interpretare tutto ciò?

 

Innanzitutto, ecco in sintesi quanto si registra in generale in Europa (I, D, UK, E, PL) e in particolare in Italia (sotto "slide" la pagina di riferimento):

Al di là della disponibilità a riconoscere un differenziale di prezzo dell’8,9% assoluto a prodotti etici e sostenibili - che comunque va registrata - l’apparente contraddizione di cui sopra potrebbe forse essere spiegata nel senso che i consumatori non siano disponibili a considerare un di più, o tantomeno un lusso la responsabilità dell’impresa, ma un’attesa a prescindere. Più specificamente, che il peggioramento dell’economia non sia certo considerato l’effetto di un eccessivo livello di contenuti etici dei prodotti e dei processi che li originano, ma all’opposto di un difetto di etica e di competitività d’impresa. Implicitamente, riflettere l’idea - più o meno consapevole, più o meno ragionevole - che le imprese siano in grado di dimostrarsi più responsabili lavorando su miglioramento interno, riduzione di extra margini ingiustificati, aumento dell’innovazione e così via. In una parola, competitive.

D’altro canto ogni consumatore è spesso anche cittadino, lavoratore, risparmiatore/investitore, e in ognuno di questi ruoli i motivi d’insoddisfazione diffusa per l’attuale funzionamento dell'economia non mancano; la crescente consapevolezza dell’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e la crisi di reputazione che da anni interessa la “istituzione impresa”, non possono non finire per influenzare le aspettative sulla necessità di un cambiamento reale del modello stesso d’impresa, il cui costo non ricada sui prezzi e sugli stakeholder.

E l’offerta di CSR? Vai al post …


  
Pubblicato da Fabio Guenza il 30/11/2011
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