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La filiera del cotone italiano punta alla sostenibilità. Il Cotonificio Olcese
Pubblicato da Aurora Magni il 03/04/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 3660
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Il 16 marzo scorso Greenpeace ha annunciato l’adesione alla campagna Detox da parte del Cotonificio Olcese spa. Con questa scelta l’azienda contribuisce a scrivere una vicenda tutta italiana del cotone sostenibile. Infatti, se c’è una filatura  –ancora produttiva- che ben rappresenta l’anima cotoniera italiana quella è proprio il Cotonificio Olcese.

Nata per iniziativa di Vittorio Olcese nei primi anni del XX secolo (ma all’epoca portava il nome del finanziatore, il conte Francesco Turati), ha contribuito a ridisegnare economicamente e socialmente le aree premontane della Lombardia insediando sui bordi del Trobiolo nell’alta bresciana, gli stabilimenti produttivi ma anche le abitazioni e le strutture collettive per i lavoratori che nella prima metà del 900, gli anni dal tessile labor-intensive, arrivarono ad essere oltre 3.000.

Una storia, quella del Cotonificio Olcese, decisamente tribolata, con punte d’eccellenza produttive e crisi durissime caratterizzata da numerosi cambi di proprietà: la fusione con il Cotonificio Veneziano negli anni 70, l’ acquisizione da parte di SNIA e alla fine degli anni 80  del gruppo  Dalle Carbonare  che lo cedette alla Compagnie Financière d’Anvers che a sua volta nel 2002 venderà una quota significativa ai libici della Lafico (Lybian Arab Foreign Company). Bisogna attendere il 2006 perché l’Olcese ritorni italiana grazie all’intervento della società Newcocot che nel 2008 acquisirà anche la prestigiosa Manifattura di Legnano. Nel 2011 subentrerà una cordata di imprenditori italiani fortemente motivati a non lasciar spegnere il valore tecnologico e professionale dell’azienda.

Attualmente il cotonificio ha circa 90 dipendenti e continua nella sua tradizione di filatura di alto livello qualitativo –ci racconta Roberto Bonino (responsabile industriale). Certo non è facile produrre in Italia e reggere la competizione dei grandi player globali, basti pensare che una filatura è un’azienda energivora e che nel nostro Paese il costo dell’energia necessaria a far lavorare gli impianti costa il 30% in più rispetto alle altre  nazioni europee. Ma riteniamo che Olcese possa giocare ancora un ruolo importante, anche grazie alla sua collocazione in una filiera cotoniera italiana d’eccellenza fatta di fornitori e clienti fortemente motivati a valorizzare il cotone made in Italy. Del resto il risultato è concreto, tangibile: filati di alta qualità e innovativi destinati alla fascia alta del mercato”.

Come si arriva ad un progetto impegnativo come l’adesione alla campagna Detox di Greenpeace?

Si è trattato in parte di rispondere ad una richiesta da parte di alcuni nostri clienti che avevano già sottoscritto Detox o erano intenzionati a farlo ma soprattutto abbiamo colto in questa sfida la possibilità di qualificare ulteriormente un materiale pregiato  ma assimilabile per contenuto green ad altri filati già sul mercato. Oggi chi vuole un filato di cotone melange/tinto senza sostanze chimiche tossiche deve rivolgersi a noi”.

Cotonificio Olcese non produce filati greggi ma filati con  un forte contenuto moda il che significa tintura, mercerizzo, insomma processi con ampio uso di sostanze chimiche. Come avete gestito questa complessità?

In effetti è proprio questo il nostro punto di forza –spiega Ruggero Cassani, responsabile commerciale dell’azienda- Olcese propone ai suoi clienti filati sostanzialmente cotonieri ma anche misti seppur in piccola parte (cotone/cashmere, cotone/seta, cotone /modal e altre fibre ancora). Inoltre due terzi della produzione è formata da filati melange, caratterizzati cioè da sfumature cromatiche particolari che variano ad ogni collezione e stagione. Vi è poi la linea dei mercerizzati, la cui caratteristica è quella di essere particolarmente lucenti, quasi serici. E senza dimenticare i filati misti, ritorti, gasati. E soprattutto è bene ricordare che Cotonificio Olcese realizza il famoso  FiloScozia, che è come dire, la formula 1 del cotone. Ora, come gestire  lotti differenziati e spesso di piccoli volumi  garantendo gli effetti estetici e gli standard qualitativi  voluti dai clienti e le performance ambientali previste da Detox? Qui si gioca l’esperienza professionale della nostra azienda e dei suoi tecnici ma anche la capacità di lavorare sinergicamente con i nostri fornitori e con i nostri clienti. In questi mesi abbiamo imparato a dialogare con  i fornitori di cotone sodo, con i nobilitatori e naturalmente con i tessitori che si rivolgono a noi per avere i filati giusti per le proprie collezioni. La condivisione dell’obiettivo 0 sostanze tossiche è raggiungibile solo in questo modo”.  


  
Pubblicato da Aurora Magni il 03/04/2016
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