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Le Linee Guida OCSE favoriscono il dialogo imprese-stakeholder
Pubblicato da Fabio Guenza il 30/03/2012 - 1 commento - visualizzazioni: 3584
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Il presente post è stato pubblicato originariamente nel gruppo S&S: Stakeholder and Sustainability (link al post originale).

Siamo lieti di pubblicare l’articolo apparso sull'argomento nello scorso numero di Vita, il magazine del Non Profit. Per scaricarlo clicca qui.

Fin dall'inizio, sustainability-lab offre ampio spazio all’approfondimento delle innovazioni tecnologiche che sempre più spesso arrivano a nobilitare e distinguere le proposte della moda italiana e non.
Purtroppo, a questa new… “weave” dei processi produttivi non sembra corrispondere al momento una “new wave” nel rapporto tra imprese/tecnici del settore e le organizzazioni di rappresentanza degli stakeholder, come se la sostenibilità si definisse tra addetti ai lavori (vedi ad esempio il post Fiducia nel Tessile: un marchio “tecnico”?) e si realizzasse solo nel rapporto tra impresa e consumatore, e come se tale rapporto si concretizzasse unicamente nell’atto d’acquisto del prodotto moda sostenibile. Naturalmente questi sono aspetti importanti, ma non esclusivi.

Ma le cose stanno cambiando, anche grazie a strumenti come le Linee Guida OCSE per le multinazionali e agli sforzi per la loro diffusione presso le imprese e le Organizzazioni non Governative/Organizzazioni Non Profit.
Le LG infatti sollecitano:

  • le imprese a impegnarsi più a fondo nella gestione ambientalmente e socialmente responsabile della filiera di fornitura, e a farlo in modo non autoreferenziale (chi definisce la sfera d’influenza delle operazioni d’impresa sulle comunità di stakeholder? Chi definisce se i rischi sono accettabili o meno? Chi definisce se le azioni di prevenzione e rimedio sono sufficienti? Ecc…) ma aprendo il dialogo con gli stakeholder e le loro organizzazioni di rappresentanza.
  • i Punti di Contatto Nazionale (e quindi i governi nazionali dei paesi membri, tra cui l’Italia) a svolgere un ruolo più incisivo nel rapporto tra imprese e stakeholder attraverso un’agenda proattiva d’iniziative collettive e un più chiaro meccanismo delle istanze a favore degli stakeholder.

Su entrambi i versanti, il progetto di diffusione delle LG realizzato dall’Istituto Tagliacarne per conto del PCN italiano (capofila il Ministero dello Sviluppo Economico), al quale il sottoscritto ha partecipato personalmente come docente e facilitatore, fa registrare sviluppi di notevole interesse:

  • da una parte, i seminari con le Organizzazioni della Società Civile (Vita Onlus, Actionaid, Cesvi, Savethechildren,  Forum Terzo Settore, Unicef Italia…) hanno fatto emergere il forte interesse che queste ultime hanno a essere considerate dalle imprese come dei soggetti partner con cui collaborare su progetti di comune interesse (un esempio su tutti, il tema del lavoro minorile)
  • dall’altra, l’incontro del 16 marzo al MiSE tra il PCN e le ONG (Campagna Abiti Puliti, Campagna Riforma Banca Mondiale, Greenpeace, Terra Onlus, Transparency) è sintomatico dell’apertura a questi nuovi interlocutori nella consultazione tra governo e "parti sociali" (non più limitata quindi al classico schema governo/imprese/sindacati). Naturalmente questo apre un problema di rappresentanza (chi rappresenta quali stakeholder?) ma posso testimoniare l’approccio molto pragmatico delle ONG al riguardo, che sembrano preferire essere chiamate a tavoli operativi su temi specifici di loro competenza, piuttosto che a partecipare a tavoli consultivi “di rappresentanza” e su temi più generali.

Gli strumenti ci sono, il tema è in agenda, il Non Profit è disponibile: ora resta da vedere se la collaborazione governo/imprese/ONG prenderà una piega strutturata e continuativa. Da un governo che fa capo a un Monti e a un Passera (il riferimento è ai trascorsi  del primo sul modello di concertazione allargata di stampo comunitario, del secondo sulla CSR durante la lunga esperienza in Banca Intesa Sanpaolo) non ci si può aspettare di meno!


  
Pubblicato da Fabio Guenza il 30/03/2012
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Commenti
Da Simone Ricotta il 01/04/2012 10.29
L'incontro tra MiSE e le ONG citate (Campagna Abiti Puliti, Campagna Riforma Banca Mondiale, Greenpeace, Terra Onlus, Transparency) è di grande interesse, dal mio punto di vista. L'apertura al dialogo sulla base delle Linee guida OCSE potrebbe essere molto interessante per l'attenzione alle condizioni di lavoro che si verificano lungo le catene di fornitura, che è il vero tema della CSR applicata nella filiera del tessile. Sarebbe interessante monitorare il rapporto tra le attività che si svilupperanno nel rinnovato lavoro dei PCN e lo sviluppo, ad esempio, della campagna contro la sabbiatura dei jeans portato avanti con grande capacità dalla Campagna Abiti Puliti (Clean Clothes Campaign a livello internazionale). La sabbiatura dei jeans, che provoca i problemi che adesso possiamo conoscere grazie al lavoro della Campagna Abiti Puliti, è un tipico problema di pessima gestione della CSR da parte delle multinazionali della moda. Se le Linee guida OCSE intendono affrontare la problematica delle catene di fornitura con rinnovato impegno, se il Governo riconosce il lavoro delle ONG come la Campagna Abiti Puliti, non resta che aspettarci che il PCN affronti con determinazione e trasparenza il problema della sabbiatura dei jeans. Se così non sarà, la credibilità di tanto impegno, di tanta comunicazione, di così tanto parlare, subirà un netto calo, dal mio punto di vista. Segnalo che sul sito del PCN non riesco a trovare le istanze, i procedimenti e i relativi esiti. Simone Ricotta




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