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Le plastiche biodegradabili sono una soluzione all’inquinamento marino?
Pubblicato da Aurora Magni il 24/01/2016 - 1 commento - visualizzazioni: 2307
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E’ questa la domanda che si pone lo studio “Biodegradable Plastics and Marine Litter. Misconceptions, concerns and impacts on marine environments” realizzato nel 2015 da United Nations Environment Programme (UNEP) e Global Partnership on Marine Litter (GPML).

Innanzi tutto qualche definizione.

Con il termine  plastica biodegradabile si definisce un biopolimero in grado di disgregarsi mediante idrolisi, processo facilitato da microrganismi.
I materiali oxo-biodegradabili e  idro-biodegradabili sono ottenuti inserendo una piccola quantità di additivo pro-degradante in un polimero non-biodegradabile. L’additivo rompe le catene molecolari del polimero degradando il prodotto. Una volta  ridotto il peso molecolare ad un livello che permette l’accesso di microorganismi a carbonio e idrogeno, la plastica viene consumata da batteri e funghi.  Questo consente   la formazione di una biopellicola sulla superficie  aggredibile da parte di microorganismi che si nutrono del carbonio e dell’idrogeno, elementi costitutivi di molecole idrocarburiche. Durante la degradazione viene emessa CO2.

Un prodotto è definibile come biodegradabile o compostabile  se conforme agli standard ASTM 6400 (USA) , EN 13432 (European) or ISO 17088 (International). Lo standard EN  stabilisce che almeno il 90% del materiale organico sia convertito in CO2  entro 6 mesi .

Negli utimi anni le imprese produttrici di plastica e di filati man made hanno moltiplicato gli sforzi per rendere gestibili a fine vita

           materiali altrimenti non biodegradabili. 

Non mancano però le criticità, evidenziate da fonti documentali citate nel rapporto.  Secondo uno studio commissionato dal Governo inglese nel 2010 ad esempio la plastica oxo-degradabile non contribuirebbe a ridurre l’impatto ambientale (il tempo di degradazione previsto è dai 2 ai 5 anni), ed è pertanto preferibile destinare i manufatti giunti a fine vita alla termovalorizzazione. La plastica  contenente pro-ossidanti non è inoltre raccomandata per il riciclo perché potrebbe contaminare la purezza del materiale second life.

E per quanto riguarda la biodegradabilità in ambiente marino? La grande maggioranza della plastica depositata in mare non è biodegradabile e la sua presenza rappresenta una minaccia per la vita nei fondali. Ma anche le plastiche bio degradabili risultano essere difficilmente assorbibili dall'ambiente mancando nel mare condizioni ideali quali raggi UV e temperatura di almeno 50 gradi. Vi + inoltre il problema delle micro frammentazioni deimateriali che si vanno ad aggiungere alle fibre trascinate dagli scarichi domestici ed industriali durante i lavaggi dei capi sintetici. In conclusione secondo lo studio la plastica biodegradabile non contribuirebbe ancora a risolvere questo problema. 

Per scaricare il rapporto :  http://unep.org/gpa/documents/publications/BiodegradablePlastics.pdf

Posizioni simili sono state prese anche da altri enti quali  la Sustainable Packaging Coalition: “The SPC found that these additives do not offer any sustainability advantage and they may actually result in more environmental harm. It is the conclusion of the SPC that these additives should not be used, and the SPC takes a formal position against biodegradability additives for conventional petroleum­based plastics”.

https://assets.brandfolder.com/c1qcnae0/original/The%20SPC%20Position%20against%20Biodegradability%20Additives%20for%20Petroleum%20Based%20Plastics%20.pdf

 

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 24/01/2016
Archiviato sotto studi/ricerche

Commenti
Da Paolo Broglio il 27/01/2016 12.05
In effetti le plastiche biodegradabili ( le quali devono per legge essere anche compostabili )non risolvono il problema; anche quelle conformi allo standard UNI EN 13432 messe in "ambiente vero " non riescono a biodegradarsi nei tempi in cui si degradano in compost. In mare aperto ( ambiente quasi sterile per l'intensa radiazione UV ) non esiste pressochè biomassa nei primi 80 cm di superficie ( dove galleggiano le plastiche biodegradabili o meno ) e quindi il processo di trasformazione della plastica in CO2 e acqua risulta impossibile. Alcune sostanze ( es. alcuni acetati di vinile ) sarebbero molto solubili e di fatto si scioglierebbero in tempi brevissimi ( alcune ore ) nell'acqua ma la loro carica organica rimarrebbe intatta ( come lo zucchero sciolto in acqua : non si vede ma c'è ). C'è ancora molto da fare ma pochi quattrini per la ricerca applicata !



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