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Le professioni green secondo Symbola
Pubblicato da Redazione Blumine il 09/11/2014 - 1 commento - visualizzazioni: 2588
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Il Rapporto Green Italy a  cui abbiamo dedicato un commento in un altro post, dedica un interessante capitolo alle professioni importanti per le strategie aziendali per la sostenibilità. E’ una riflessione utilissima tanto per le imprese che devono adeguare i propri modelli organizzativi alle nuove sfide quanto per scuole, centri formtivi e università impegnate a progettare attività formative coerenti con le nuove esigenze del mercato del lavoro. Riprendiamo alcune delle figure professionali indicate dai ricercatori di Symbola a nostro avviso interessanti (anche ) per il comparto tessile e moda.

  Ecobrand manager

È indubbio che in alcuni settori il richiamo ai principi della sostenibilità è un valore aggiunto, purché non si scada nel green washing. L’ecobrand manager è dunque il responsabile della progettazione e della promozione di una o più linee di prodotti sostenibili. Svolge compiti di coordinamento e di programmazione rispetto agli obiettivi da perseguire. Effettua analisi statistiche e quantitative,elabora soluzioni nuove e originali e pianifica strategie nel breve,medio o lungo periodo. Elabora il programma di marketing e comunicazione, ha in carico le relazioni con le agenzie di pubblicità, si occupa del business plan e verifica che i principi della sostenibilità,dell’efficienza energetica e del basso (o nullo) impatto ambientale siano monitorati in tutte le fasi di LCA. Può essere un laureato in economia e marketing, ma completano la formazione specializzazioni in marketing ambientale e/o comunicazione ambientale.

Esperto di acquisti verdi

Da alcuni anni, le pubbliche amministrazione dell’Unione Europea sono obbligate ad acquistare una certa percentuale di prodotti a basso impatto ambientale. L’espero di acquisti verdi è lo specialista che si occupa di acquistare i materiali necessari per la lavorazione, cura i rapporti con i fornitori,controlla la qualità degli acquisti stessi, gestisce il magazzino, individua i fornitori migliori e si occupa anche degli acquisti necessari all’attività (arredi, macchine,utensili, ecc.). E’ specializzato nell’individuazione di prodotti e servizi a basso impatto ambientale. Deve saperne di materie prime, processi di produzione e tecniche per il controllo di qualità ma anche di amministrazione e gestione d’impresa. Il suo percorso formativo non è codificato e molto conta l’esperienza; esistono corsi di approfondimento tenuti anche in ambito universitario.

 

Esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo

All’interno dei processi per la gestione dei rifiuti e in particolare laddove questi vengono destinati al riuso e al riciclo, è diventata importante la figura dell’esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo.

Valuta l’economia di scala relativa all’utilizzo dei beni recuperati, effettuando analisi comparative e confronti rispetto all’uso delle materie prime tradizionali. Verifica, attraverso ricerche specifiche, le scelte per la corretta gestione delle azioni di recupero e riciclaggio. Esegue bilanci energetici per determinare il grado di convenienza da parte delle aziende interessate all’acquisto del recuperato rispetto all’utilizzo dei materiali tradizionali. Effettua ricerche di mercato per aprire nuovi sbocchi di vendita. Attitudini e formazione: Può bastare un diploma tecnico, ma può rivelarsi utile una laurea di primo livello in economia (a indirizzo ambientale), ingegneria ambientale, scienze politiche o pubbliche relazioni, cui far seguire un corso di specializzazione nella gestione dei rifiuti.

Ingegnere ambientale

L’ingegnere ambientale applica le sue conoscenze nell’integrazione delle opere umane col territorio. Può intervenire nella progettazione e nella gestione di impianti industriali o nella rinaturalizzazione o nel recupero di aree degradate, così come le sue competenze lo rendo necessario negli impianti per la gestione dei rifiuti, nelle cave, o per grandi impianti energetici. Il suo percorso di studi è una specializzazione di quello ingegneristico e può avvicinarsi talvolta ad una attitudine di tipo più chimico o civile a seconda della necessità. La sua figura nei processi di green economy appare sempre più necessaria per una sempre maggiore integrazione delle attività antropiche con l’ambiente e una minimizzazione degli impatti.

 

Risk manager

La figura interessa sia le grandi imprese, sia quelle piccole e micro. Il risk manager ambientale analizza e individua i punti deboli, le possibili falle e i rischi cui l’azienda potrebbe essere esposta e garantisce il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro. Valuta i rischi anche in riferimento alle conseguenze sull’attività commerciale. Affronta i rischi di calamità naturali nelle fasi antecedenti ed eventualmente successive agli eventi. Questo professionista progetta e propone le soluzioni più idonee al fine di prevenire o ridurre i rischi e realizza le politiche di gestione, monitorando nel tempo la loro evoluzione e il programma stesso di risk management messo in atto.


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 09/11/2014
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Commenti
Da Aurora Magni il 09/11/2014 11.31
Studiare “come cambia il lavoro” e di quali competenze green abbiamo bisogno è molto importante al dibattito sulla sostenibilità.
La sostenibilità stessa è figlia dell’innovazione e dello sviluppo delle conoscenze. Poiché siamo ancora all’inizio di questo percorso abbiamo tanto da sperimentare, da condividere, da sistematizzare. E per farlo abbiamo bisogno di competenze specifiche e preparate. E’ quindi necessario che il mondo della formazione a tutti i livelli si interroghi su questi temi ed è rincuorante assistere al diffondersi di corsi formativi specifici o quanto meno all’introduzione di tematiche green nei programmi di corsi istituzionali. Posso assicurare che in questi casi i giovani rispondono con passione a queste sollecitazioni. Mi permetto di portare un piccolo esempio personale. Fino all’anno scorso la facoltà di ingegneria gestionale di LIUC prevedeva corsi opzionali per gli studenti del 3^ anno orientati ad approfondimenti settoriali. Il livello di partecipazione era alquanto deludente. Da quest’anno alcune opzioni (tra cui il corso tessile) sono stato soppresse e al loro posto è nato il corso opzionale “Competitività e sostenibilità” di cui sono titolare, che dedica ampio spazio all’industria della moda ed è frequentato dalla maggioranza degli studenti.
Personalmente credo che le imprese abbiano un crescente bisogno di specialisti in grado di supportarle nella realizzazione dei loro programmi. La formazione di esperti non deve però far perdere di vista la diffusione di conoscenze ed abilità orizzontali su tutte le funzioni aziendali coinvolte. Come avvenne /avviene quando si parla di qualità o sicurezza: bene lo specialista ma poi i risultati si ottengono remando tutti nella stessa direzione.
All’elenco di Symbola avrei aggiunto anche una figura di coordinamento sostenibile della supply chain che per i settore del fashion è tema davvero delicato.




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