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Leggere la storia del mondo attraverso il cotone
Pubblicato da Aurora Magni il 06/02/2017 - 0 commenti - visualizzazioni: 2109
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Prendere un materiale e farne una specie di cartina tornasole per leggere i grandi fatti della storia è sempre un’operazione affascinante.  Viene subito in mente Allegro non troppo. Pepe, vino (e lana) come elementi determinanti dello sviluppo economico dell'età di mezzo di Carlo M.Cipolla, breve saggio degli anni 80 tra il dotto e l’ironico  che si rilegge sempre volentieri.

Il cotone per  Sven Beckert è  il fulcro di una ricerca complessa che ha come obiettivo indagare attraverso questa materia prima  l’evoluzione stessa del capitalismo e dell’industria che lavorandolo e commercializzandolo si sviluppa a cavallo di mondi diversi e lontani.

‘L’impero del cotone. Una storia globale’.

Questo il titolo del saggio di quasi 600 pagine che arriva a noi tradotto da Einaudi.

Perché è con il cotone che il capitalismo nasce, trasforma contadini ed artigiani in operai come prima aveva trasformato le popolazioni africane in schiavi da deportare nelle piantagioni americane,  costruisce fabbriche che sembrano castelli sui bordi dei fiumi in Inghilterra ma anche in Italia, investe in nuovi territori alterando equilibri economici che inducono  alla deindustrializzazione di intere aree. Nell’800 come in tempi più recenti.

Una critica al capitalismo come modello economico?  Soprattutto l’idea che colonialismo e imperialismo globale siano dinamiche che si avvalgono delle materie prime come di eserciti e che il cotone attraverso i secoli abbia avuto anche questa funzione.

Quasi con ironia Beckert commenta ‘uno dei pochi elementi di continuità tra questo nostro inizio del XXI secolo e il mondo della rivoluzione industriale, è dato dal ritorno dell’ Asia nel mondo del cotone: tanto la sua coltivazione quanto la sua filatura e la sua tessitura stanno tornando verso il continente asiatico(..) Solo che a dominare le filiere non sono più i produttori o i mercanti tessili cotonieri ma catene di supermercati come Walmart, Metro e Carrefour che connettono tra loro appaltatori, subappaltatori, agricoltori, industrie e fabbriche sfruttratici…’.

Che siano quindi i ‘mercanti di prodotti finiti’  anziché i trasformatori della manifattura i nuovi capitalisti?

Di certo commenta Beckert ‘L’impero del cotone continua a stimolare una gigantesca corsa al ribasso, limitata solo dai confini fisici del nostro pianeta’.

Un libro da cui trarre più di un motivo di riflessione.

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 06/02/2017
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