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L'impronta ambientale delle sneakers
Pubblicato da Aurora Magni il 21/07/2013 - 1 commento - visualizzazioni: 2908
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 Un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology   (MIT) guidato dal professor Randolph Kirchain, ha recentemente presentato interessanti valutazioni sull’impatto ambientale determinato da un paio di scarpe da corsa.

Applicando la metodologia LCA  i ricercatori hanno valutato che un paio di sneakers  genera 13,60Kg di emissioni di C02, un valore pari al consumo di una lampadina da 100 watt accesa per un’intera settimana.

Contrariamente a quanto può essere spontaneo pensare i 2/3 del costo ambientale delle sneakers non proviene dai materiali che le compongono ma dal processo produttivo, esattamente come avviene nel caso del prodotti tecnologicamente avanzati. Ad alzare l’impronta ambientale concorrono le dimensioni globali dei processi di produzione. Gran parte dell’impatto ecologico è infatti determinato dalla fonte energetica stessa utilizzata nei laboratori cinesi dove avvengono le lavorazioni: il carbone. E poiché, alla faccia dell’apparente semplicità, un paio di scarpe da corsa vanta ben 65 parti distinte che richiedono più di 360 fasi di lavorazione (stampaggio, taglio, incollaggio, cuciture, rifiniture...) sono proprio i micro passaggi necessari a comporre il prodotto finito a spostare i valori, riducendo il contributo alla formazione di C02 dato dalle gomme, dai polimeri e dai tessuti utilizzati.

Kirchain e colleghi ritengono quindi necessario focalizzare l’attenzione sulle criticità produttive spesso sottovalutate, ma parte importante nel determinare l’impronta ambientale delle sneakers. A sostegno di questa tesi, propongono un dato interessante: nel 2010 sono state acquistate scarpe nel mondo per 25 miliardi di euro, la maggior parte delle quali è stata realizzata in Cina e in altri paesi in via di sviluppo, spesso in ambienti produttivi scarsamente sicuri dal punto di vista ambientale e sociale. E’ quindi importante stabilire alleanze con i produttori di tecnologie e rivedere le logiche costruttive del prodotto mediante le tecniche dell’eco-design finalizzate ciò a sostituire i materiali e i processi più critici con soluzioni migliorative. E –aggiungiamo noi- meglio ancora sarebbe produrre in Europa ed in Italia.

Scegliere la materia prima avverte infine il ricercatore è importante ma il passaggio a materiali da fonte rinnovabile in sostituzione delle fibre man made di per sé non basta. Spesso proprio questi materiali richiedono consumi energetici rilevanti nel loro processo produttivo.


.ttp://web.mit.edu/newsoffice/2013/footwear-carbon-footprint-0522.html


  
Pubblicato da Aurora Magni il 21/07/2013
Archiviato sotto studi/ricerche
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Commenti
Da umberto tunesi il 22/07/2013 08.34
Condivido pienamente: al "public" viene fatto credere che siano i materiali ad essere la principale fonte di inquinamento e/o di consumo energetico, quando sono frequentemente invece i processi di produzione dei materiali. Basta pensare ai sacchetti biodegradabili: quanta acqua si consuma per produrli?

umberto tunesi


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