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Maglia. Si fa presto a dire hobby
Pubblicato da Aurora Magni il 19/08/2013 - 3 commenti - visualizzazioni: 5219
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La crisi almeno un merito ce l’ha. Ti fa guardare alle cose con occhi diversi. Quando il potere d’acquisto si riduce ci pensi un po’ prima di comprare ma anche  prima di buttare via. In altre parole gli oggetti li vedi per quello che sono, ne consideri il valore (i materiali, la durata, le prestazioni che offrono), ne valuti l’utilizzo nel tempo. Non è un caso se si parla sempre meno di acquisti compulsivi, quelli che ti facevano comprare cose inutili perché “è sempre meglio averne una in più…”. Sarà per questo motivo o perché riducendo le ferie (e molti anche il tempo di lavoro) si ha più tempo libero che crescono i cosiddetti hobbies femminili, uncinetto e maglia soprattutto ma anche ricamo e sartoria fatta in casa. L’Italia arriva un po’ tardi a scoprire le potenzialità creative (ma anche terapeutiche, dicono in molti) del knitting: in Inghilterra le fiere dedicate al fai da te sono da sempre eventi apprezzatissimi, non solo perché divertenti e colorati ma perché fonte di business per i produttori di lana che hanno individuato e alimentato questo target non trascurabile.

Ora anche in Italia il fenomeno sta crescendo e merita qualche considerazione.

  1. Il lavoro a maglia è stato rivalutato in contesti culturali in grado di legittimarlo (se mai ce ne fosse bisogno) come lavoro ad alto contenuto creativo. Durante l’ultimo Salone del Mobile (aprile 2013) gli artigiani del gomitolo, tra ironia e sperimentazione, si sono guadagnati spazio tra le  proposte d’arredo tanto che si parla –senza ironia- di crochet designers. Sono infatti stati proposti punti luce come la lampada Fuxia di Loredana Bonora, tappeti, accessori come l’orologio da parete in maglia di cotone di Carlo e Benedetta Tamborini per Diamantini&Domeniconi, fino ai divani di Patricia Urquiola per Ganda Blasco e alla chaise long di Sophie De Vocht per Casamania.
  2. Il fai da te tessile ha spazi e laboratori dedicati. Non più (solo) un’occupazione solitaria, sono molte le iniziative nate negli ultimi anni sotto forma di laboratori e workshop permanenti che organizzano corsi, eventi, dibattiti, feste. Un esempio per tutti: L’Hub ideato e animato sui navigli milanesi  da Barbara Zucchi (http://www.l-hub.it ) ma ce ne sono anche altri. Ma è il web il canale di maggior diffusione della creatività tessile, anche qui, a titolo esemplificativo citiamo http://www.crowdknitting.com, sapendo di far torto a molti altri (ma è possibile rimediare integrando le informazioni nell’area commenti).
  3. C’è chi della lana e della sua produzione sostenibile sta facendo da tempo una “missione”. Chi ci legge avrà già capito che stiamo parlando di Biella Wool Company e del progetto The Wool Box che seguiamo con attenzione ed amicizia. La filosofia del progetto (pensata e messa in atto nel vecchio e fascinoso stabilimento della Botto a Miagliana a 10 minuti da Biella) è la difesa è la valorizzazione della lana come materiale ecologico e culturale. Il sito merita una visita (http://appnet.thewoolbox.it). In home page trovate la prossima iniziativa lanciata dall’instancabile Nigel Thompson e soci: un corso sulla tintura della lana con indaco. Un modo per allungare le vacanza: il corso avrà luogo il 7 e l’8 settembre.

A conti fatti stiamo parlando di una nuova economia capace di abbinare cultura dei  materiali, abilità e saperi manuali incontrando (e creando) una nuova domanda dei consumatori? Non disponiamo di dati in merito ma “a naso” possiamo concludere che si tratti di un fenomeno da non sottovalutare che forse non sposterà grandi volumi ma che, di certo, sta creando un nuovo artigianato (spesso giovanile) e, sul fronte della domanda, contribuisce a  modificare il rapporto del consumatore con l’oggetto comprato e con la sua storia produttiva. C’è poi che ne enfatizza gli aspetti creativi ma soprattutto socializzanti, il che non è  certo cosa da trascurare.                                                                 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 19/08/2013
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Commenti
Da umberto tunesi il 20/08/2013 09.18
OK ma se c'è bisogno di raschiare il fondo della botte per trovare ciò che vale ... siamo davvero messi male. Il fai-da-te tessile percorre la storia umana, fino alle donne che tessevano le vele per le navi delle Repubbliche Marinare alla concept car GINA della BMW, con la carrozzeria in tessuto. Purtroppo, la nostra vision del tessile è quasi solo abbigliamento ed arredamento mentre c'è un universo techno quasi inesplorato. Da chimico, senza tessuti non potrei fare alcunché.

umberto tunesi


Da Aurora Magni il 30/09/2013 12.13
Non resisto alla tentazione e inserisco un altro dato. Vista la foto a fondo articolo? Si tratta di un'esposizione d'arte ambientale realizzata a Manhattan qualche settimana fa da Orly Gener e dal titolo Red, Yellow and Blue. In sostanza è un enorme lavoro di uncinetto che deve aver richiesto uno sforzo davvero titanico. La signora Genger si è infatti procurata 427mila metri di corda nautica dalla Maine Lobster Foundation che ricicla materiali da pesca. Prima di iniziare con l'uncinetto i creativi hanno dovuto liberare il filato da carcasse di crostacei e residui vari. Sono poi stati impiegati 1800 litri di vernice per dipingere il tutto di rosso, giallo e blu. Pare che quest'opera d'arte sia la più pensante mai realizzata. Ripenso agli allestimenti di Chisto in Central Park, nel 2005, ma i tessuti erano decisamente più leggeri. Ora, una domanda. L'arte è arte e non si discute... ma se da un lato ci fa molto piacere che i cordami da pesca abbiano avuto una seconda vita... se analizziamo dal punto di vista ambientale questa iniziativa non mi sembra una genialata. Vernice a parte... che fine hanno fatto al termine dell'evento i 1300 metri quadrati di lavoro a crochet?



Da umberto tunesi il 01/10/2013 09.29
Bah, l'arte non è più nemmeno big, è giga, presto sarà tera. Se l'hot dog non è lungo 26 metri, non lo ...aga nessuno, se l'autogrill di Arese-Lainate non è alto ed illuminato di rosso, chi lo vede, di notte? Da Crespi, a Parabiago - la città delle calzature, con tanto di monumento "pedestre", in tutti i sensi - ci sono Bonsai alti 20 centimetri che sono dei capolavori e che non inquinano. E i Giapponesi decorano i propri giardini e parchi con pietre ...

umberto tunesi


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