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Nel mondo si muore ancora per la sabbiatura dei jeans ma dall'Abruzzo arriva il metodo eco-aging
Pubblicato da Aurora Magni il 02/06/2011 - 0 commenti - visualizzazioni: 8395
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Non basta mettere al bando la sabbiatura (la tecnica di sparare con un compressore ad aria compressa sabbia sul tessuto denim per rendere l’effetto usato e scolorito che piace tanto), causa provata di decessi per silicosi e malattie professionali per molti lavoratori. Specie se in alcune parti del mondo la lavorazione è consentita. E non è sufficiente nemmeno che grandi nomi come Levi’s e H&M decidano di bandire la sabbiatura dai loro prodotti e di escludere capi trattati con silicio di alluminio, silicato di alluminio, carburo di silicio, scorie di rame e granato per trattamenti abrasivi.

Il problema sta nel trovare un’alternativa.

Da tempo si parla di trattamenti enzimatici che  dalla prima applicazione della amilasi per la rimozione dell'amido nella produzione del cotone, sono stati estesi ad un discreto numero di processi in larga misura dedicati alla pulizia delle fibre. Non sorprende che proprio il bio-stonewash, l’alternativa enzimatica all'invecchiamento meccano del jeans abbia ottenuto consensi.


Ma ora un Gruppo italiano, l'abruzzese Fimatex, di Corropoli (Teramo), che da oltre venti anni si occupa di produzione e  trattamento dei jeans, ha ideato e applicato un metodo di sbiancatura naturale: l'eco-aging. Si tratta di un mix vegetale, ecologico e biodegradabile al 100%, praticamente a impatto ambientale pari a zero, che produce l'effetto "used" sul tessuto.

La soluzione è frutto della creatività e degli investimenti per l'innovazione della Fimatex (partner dei colossi mondiali del jeans, che produce 15 mln di capi e occupa 1.000 persone).
Legittima la soddisfazione che fa segnare un punto alle produzioni italiane. Come si legge nel comunicata stampa dell’azienda “L'innovazione già applicata da Fimatex dà ulteriore valore al made in Italy e diventerà segno distintivo di un sistema di produzione ecologico e sicuro. Il sistema eco-aging offrirà ai colossi mondiali del settore del jeans l'opportunità di avvalersi delle nuova procedura elaborata dal gruppo abruzzese per dare ulteriore reputazione all'Italia come "polo" produttivo dei jeans che si rivolge al segmento alto del mercato, mettendo d'accordo moda e salute”.

Non è un successo casuale: l’azienda ha investito in Italia negli ultimi anni oltre 5 milioni di euro in ricerca&sviluppo,  tecnologie e know how per collocarsi all'avanguardia nel metodo sandblasting, definendo un protocollo di applicazione in linea con le rigorose leggi di sicurezza italiane ed europee, dunque assolutamente sicuro per gli addetti.

Come ha dichiarato Mauro Cianti, direttore generale del Gruppo Fimatex- "E' la classica invenzione  scaturita dall'ingegno italiano, a testimonianza che il made in Italy non è solo un fatto di estetica, gusto e qualità, ma anche di produzione intellettuale raffinata e attenzione ai principi di responsabilità sociale.”

E poiché la comunicazione è fondamentale per trasformare una buona idea in un fattore competitivo i  capi trattati con il metodo eco-aging saranno contrassegnati con un bollino di qualità che garantisce la non tossicità dei capi, sia per il consumatore che per i lavoratori che li hanno realizzati.

Ma quanto sanno i consumatori di quanto sia pericoloso un jeans sabbiato? E di quanto poco mvalga la vita dei sabbiatori nei paesi del terzo mondo e di "nuova industrializzazione"?  Poco o nulla.

Mi permetto di suggerire una lettura : Jeans da morire di Silvana Cappuccio e Martina Toti  (Ediesse) https://www.sustainability-lab.net/it/forum/group-forum/libri/jeans-da-morire.aspx

 


  
Pubblicato da Aurora Magni il 02/06/2011
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