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Peta denuncia le condizioni di vita dei conigli d’angora
Pubblicato da Aurora Magni il 20/12/2013 - 5 commenti - visualizzazioni: 3118
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La notizia era stata data a novembre dal Daily Mail che aveva diffuso  immagini e filmati shock raccolti dall’organizzazione ambientalista  Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), sulle modalità con cui vengono allevati e tosati i coniglia d’angora in Cina, primo paese al mondo per la produzione della preziosa fibra. http://www.dailymail.co.uk/news/article-2512072/Agony-rabbits-plucked-alive-fluffy-jumpers.html

L’articolo, ripreso poi anche da web italiani,  aiuta a far luce sulle modalità di allevamento di animali da fibra e   aggiunge nuovi inquietanti  elementi  alle denunce fatte dagli animalisti e dall’opinione pubblica a proposito del mulesing. Oggi sotto i riflettori ci sono le condizioni di vita e di tosa dei conigli d’angora quasi scuoiati vivi, come si vede dalle immagini. Sono immagini girate in Cina, paese che ha conquistato simpatia planetaria per il panda ma anche orrore per gli orsi della luna, prigionieri nelle fattorie della bile. La Cina produce il 90% dell’angora, oltre 4000 tonnellate annuali di materia prima utilizzata nell’abbigliamento e negli accessori del lusso. Dopo le rivelazioni  del Daily Mail (ma dov’erano stati fino a quel momento i buyer della moda?) ecco alcune reazioni importanti, chissà se riusciranno a imporre agli allevatori comportamenti più rispettosi dei diritti degli animali.  H&M e C&A hanno comunicato di rinunciare nelle loro collezioni a capi con angora.  Nel frattempo anche Lindex, Gina Tricot e MQ e IC Companys, prendono le distanze e si dicono pronte a rinunciare alla lana di coniglio d’angora almeno fino a che  non sarà fatta piena luce sulla vicenda. Hanno deciso di sospendere gli ordini per i prodotti contenenti angora anche Avanti , Primark , New Look e Ted Baker, Topshop, ASOS and Marks and Spencer .

Non ci stancheremo mai di dirlo: i brand devono controllare la filiera e i subfornitori non solo per garantirsi le migliori condizioni di prezzo ma anche per garantire ai consumatori prodotti realizzati correttamente e non film dell’orrore.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 20/12/2013
Archiviato sotto fatti/attualità

Commenti
Da daniela boretti il 11/01/2014 06.05
Buongiorno, purtroppo come spesso accade, alcuni allevatori di conigli di angora cinesi, per profitto, ha utilizzato sistemi nella raccolta del pelo assolutamente
da condannare. Quello che PETA non dice e' che questa pratica è uno scellerato comportamento di pochi, mentre la maggior parte degli allevatori cinesi raccolgono il pelo con rispetto del coniglio. Gia' alcuni brand sono andati in cina a verificare di persona la situazione accorgendosi di quanto sopra detto. Le generalizzazioni non servono e creano confusione ed anche danni a persone ed aziende che lavorano con rispetto. Il sito www.angora-rabbits.de fa chiarezza sull'argomento. Vi invito a visitarlo! Daniela

Daniela Boretti


Da Aurora Magni il 11/01/2014 16.44
Grazie Daniela, come nel caso del mulesing la politica dei compratori nel selezionare materiali e fornitori sostenibili è fondamentale per isolare le imprese scorrette. Come vi regolate? esistono certificazioni che vi garantiscono in merito alla qualità degli allevamenti o vi fidate di fornitori di fiducia?



Da daniela boretti il 11/01/2014 22.38
Grazie Aurora della domanda! Per il momento ci fidiamo dei fornitori per conoscenza diretta o, nel mio caso, indiretta proveniente dal mio retailer di fiducia che periodicamente visita allevamenti e centri di selezione della fibra. Il mio fornitore è uno dei commercianti di angora più importanti d'europa, il suo nome e' Michael dal Grande naturfasen, e adesso, dopo il "terremoto peta" si sta adoperando per la tracciabilita della filiera. Tengo a precisare che comunque la "pratica della epilazione a forbici" è riservata solo a pregiatissimi e particolarissimi tipi di peli di angora, (in particolare quelli usati per aguglieria e che non è comunque necessariamente cruenta come si è visto negli allevamenti filmati da peta) e per i conigli di angora con peli, come dire... più
Standard, destinati a tessitura e filati da maglieria, la pratica di epilazione adottata è quella con il rasoio, strumento che per sua natura evita le violenze che abbiamo visto inflitte a quei poveri conigli... e quindi la pratica è per sua natura sostenibile poiché l'epilazione a forbici è Anti economica. ... A nostro avviso Peta dovrebbe semplicemente rettificare la loro denuncia rendendola piu' completa e rispondente al vero, evitando cosi che persone che lavorano correttamente subiscano danni ingiustamente! ... "non si puo' fare di tutta l'erba un fascio!" grazie ! Daniela

Daniela Boretti


Da Fabio Guenza il 12/01/2014 00.39
Purtroppo credo che sia nella natura di certe campagne e di certe ONG colpire molto duramente certe pratiche senza fare troppe distinzioni e badare ai danni collaterali. E' destino che quando in una filiera c'è qualcosa di molto storto, anche per causa di pochi, finiscano per essere danneggiati un po' tutti. E' già successo e succederà ancora, perché di pratiche insostenibili è pieno il mercato. In mancanza di azioni proattive e di filiera, chi lavora bene individualmente non è in grado di tutelarsi dal rischio di ricadute negative da comportamenti altrui. Azioni di sistema, tracciabilità, gestione responsabile della supply chain, alleanze con i concorrenti virtuosi, dialogo con gli stakeholder/ONG purtroppo sono spesso considerate inutili, teoriche o astratte fino a quando non è troppo tardi. E anche quando si arriva a doverle mettere in pratica, a volte vengono vissute come problemi da risolvere più che come opportunità distintive da cogliere. Senza parlare degli aspetti etici: certe immagini non si riescono neanche a guardare.



Da Aurora Magni il 12/01/2014 10.14
E' proprio denunciando le pratiche immorali che diamo la possibilità alle aziende serie di distinguersi. Credo che la cosa migliore sia in questi casi fare come fa Daniela: raccontare e spiegare, in altre parole informare. Lo sfruttamento industriale degli animali è un tema molto "caldo" basti pensare all'aggressività verbale di cui è stata vittima la ragazza che ha raccontato nel suo blog cosa significa dovere la propria vita ai risultati di una ricerca scientifica che si avvale di test su cavie. Come forse ricorderete è stata insultata e addirittura minacciata da gente che dovrebbe, a questo punto, astenersi dal prendere anche solo l'aspirina e verificare bene di cosa sono fatte le scarpe con cui cammina. La domanda allora è: si possono far coesistere business e rispetto per gli animali?



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