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PFOS nel cibo (italiano)
Pubblicato da Aurora Magni il 01/12/2017 - 0 commenti - visualizzazioni: 1675
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Sono state spesso liquidate come allarmistiche le informazioni sugli effetti imputabili   all’uso intensivo di sostanze Perfluoro Alchiliche (e tra queste in particolare del PFOS -Perfluoro Ottan Sulfonato) nell’industria tessile e conciaria e in molteplici altri contesti dove vengono adottate per attribuire ai manufatti caratteristiche di impermeabilizzazione e antiaderenza. Ma dopo la recente decisione di vietare il consumo di alcune specie di pesci prelevati nelle acque interne del Veneto adottata dalla Regione Veneto e dall’Istituto superiore di sanità considerati i livelli di contaminazione presenti, viene da chiedersi se forse non si è fatto troppo poco per evitare o almeno ridurre queste sostanze chimiche nei processi industriali.

Ci rassicura sapere che, stando a quanto comunicati dal ministro Lorenzin i livelli di Pfos e Pfas sono inferiori di ben 10 volte a quanto rilevato nel 2014?  Non del tutto considerato che si tratta di sostanze bioaccumulanti e destinate a perdurare nell’ambiente.

Certo il piano di sicurezza istituito nel 2013 ha consentito quanto meno il monitoraggio del problema anche se, ha denunciato  GreenPeace il 24 novembre scorso con un esposto alla Magistratura, ‘gli sforamenti dei limiti di PFOS nell’acqua potabile erogata dalla centrale di Porta Palio, che serve Verona, sono a volte passati sotto silenzio e a volte  comunicati alla popolazione con modalità incongrue’. Già nel maggio scorso sulla base di dati ufficiali forniti da  alcune ASL venete, Greenpeace aveva dichiarato  che oltre 130 mila cittadini veneti sono stati esposti ad acqua potabile contaminata da Pfas presente con valori che negli Stati Uniti non sarebbero stati accettati e il numero sale a circa 200 mila abitanti se i valori vengono confrontati con i livelli di sicurezza svedesi.

Risentono della contaminazione delle falde acquifere anche i coltivatori privati, le piccole imprese agricole e gli allevatori che non sono in grado di sostenere gli alti costi per l’adozione di sistemi di filtrazione della acque a carboni attivi. Gli effetti sulla salute dei risedenti nelle aree più critiche della regione e sulla filiera agroalimentare sono stati oggetto della puntata di Petrolio andata in onda il 2 dicembre scorso su Rai 3.

In altre parole, queste sostanze ormai ‘sono in tavola’. Eliminarle –garantendo ai materiali le performance qualitative attese - non sarà facile ma  è l’unica strada.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 01/12/2017
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