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Pollina e biomasse per una concia più ecologica
Pubblicato da Aurora Magni il 16/07/2015 - 0 commenti - visualizzazioni: 2413
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Anticamente, cioè prima dell’introduzione di formulati chimici, nei processi di concia si utilizzavano deiezioni animali, un’abitudine pericolosa tanto per l’ambiente quanto per i lavoratori coinvolti.

In un’economia agro-industriale in cui “non si butta via niente” anche gli escrementi hanno un valore, fertilizzano i terreni o, come nel caso della concia e in particolare nel processo di de calcinazione, hanno l’effetto di eliminare la calce attaccata alle fibre della pelle, abbassare il ph ed ottenere uno sgonfiamento del derma. Non sorprende quindi che in una fase di riflessione sull’economia circolare  -e su come renderla concretamente praticabile- si torni a parlare di deiezioni animali.

L’ha fatto il Progetto Podeba, coordinato da Enea e conclusosi qualche mese fa e finanziato nell’ambito dall’UE nell’ambito del programma Life+ . In particolare la ricerca ha verificato la possibilità di utilizzare nella concia un sottoprodotto agricolo, le deiezioni avicole, dette anche pollina, opportunamente trattato con principi attivi vegetali. Trattamenti enzimatici sono stati adottati per neutralizzare gli effetti odorigeni del prodotto. I due  obiettivi del progetto, valorizzare scarti (la pollina) e sostituire con un materiale biologico gli acidi solitamente utilizzati nel processo riducendo l’impatto ambientale della concia, possono dirsi raggiunti: -40% per quanto riguarda i composti azotati e -  80% dei solfuri nella fase di macerazione, con conseguente risparmio di costi per lo smaltimento dei rifiuti. (http://www.podeba.eu/ )

Università di Pisa e Polo tecnologico conciario (POTECO) hanno invece brevettato un processo conciario che prevede l'utilizzo di agenti chimici "metal free" ottenuto  da biomasse presenti sul territorio. Come ha dichiarato la professoressa Anna Maria Raspolli Galletti del dipartimento di Chimica e chimica industriale dell'Università di Pisa: «Oltre all'assoluta novità delle molecole concianti proposte, finora mai prese in considerazione da alcun gruppo di ricerca industriale o accademico nel mondo, il grande punto di forza di questa invenzione è rappresentato dalla loro assenza di tossicità e dalla possibilità di usare esclusivamente materie prime rinnovabili. I materiali di partenza sono infatti disponibili nel territorio toscano, sono a basso costo o addirittura scarti agro-alimentari, e il processo di conversione studiato risulta ambientalmente ed economicamente sostenibile».

Fonte: http://www.bioecogeo.com/2014/10/31/conciare-le-pelli-non-inquinera-piu.html


  
Pubblicato da Aurora Magni il 16/07/2015
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