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Possibile dare una seconda chance agli scarti di cuoio e pellame?
Pubblicato da Aurora Magni il 02/12/2014 - 0 commenti - visualizzazioni: 8973
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Se si considera che annualmente in Italia si lavorano circa 130 milioni di mq di pelle e quasi   35 mila tonnellate di cuoio da suola, di cui solo un terzo è trasformata in prodotto finito (con uno scarto di materiale organico e sostanze chimiche di processo che raggiunge il 70% dei volumi) si comprende bene come sia necessario trattare ogni singolo ritaglio come una risorsa. Il riciclo degli scarti di pelle e cuoio è in agenda da tempo ma il problema non è semplicissimo: spesso in questi materiali sono  presenti sostanze pericolose come Cromo III, coloranti, collanti e solo una parte di questi si trasforma in piccoli oggetti come portachiavi o bjoux. Inoltre non è sempre facile separare scarti da concia effettuata con tannini vegetali da quelli effettuati con trattamenti chimici pericolosi.

Una soluzione è offerta dal cuoio rigenerato che trova ampio impiego nella costruzione interna della calzatura (guardolo, suola, intersuola, soletta, tacco, sottopiede, rinforzi e contrafforti).

Il CEN (Comitato Europeo di Normazione) prevede che si chiami questo materiale second life “rigenerato di fibre di cuoio” per non generare equivoci nel consumatore che potrebbe erroneamente considerarlo “cuoio al 100%”.  E’ ottenuto dalla macinatura di scarti di confezionamento mediante appositi mulini a martelli o coltelli e aggiunta di acqua per rendere lavorabile l'impasto a cui si aggiungono sostanze chimiche leganti ed ingrassanti ed eventuali coloranti. Terminate le operazioni di reazione chimica si diluisce l'impasto e lo si miscela con lattice naturale prediluito o polimeri sintetici in  soluzione che consentiranno alle fibre di legarsi garantendo resistenza e flessibilità al materiale.

La fase conclusiva prevede il passaggio dell’impasto in una macchina che lo trasforma in un foglio di spessore  variabile in funzione delle diverse destinazioni d’uso.

L’acqua trattenuta nella fibre è eliminata mediante processo di disidratazione effettuato attraverso il vuoto pneumatico,  casse aspiranti o per spremitura, forni ad aria calda.

Grazie alla ricerca tecnologica negli anni il cuoio rigenerato ha però avuto un’evoluzione  estetica trasformandosi da materiale funzionalizzante la calzatura a componente fashion. Le varie fasi di rifinizione (calandratura, goffratura, smerigliatura, verniciatura e stampa) consentono di renderanno simile a pelle di animali (imitando ad esempio la grana e il colore) o di trasformarlo in un elemento. Ma si può fare di più. E’ quanto pensano i ricercatori della Massimiliano Corsini Srl che trattano gli scarti di cuoio con procedure assimilabili alla fabbricazione di tessuti non tessuti funzionalizzandoli anche grazie a fibre tessili allo scopo di dare elasticità, resistenza ed una mano migliore del materiale realizzato. In fase di studio anche la possibilità di consumi di acqua del processo,a d oggi rilevanti rendendo meno impattante il processo dal punto di vista ambientale ed economico.


  
Pubblicato da Aurora Magni il 02/12/2014
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