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Presentato lo studio Blumine-Acimit su tecnologia e sostenibilità
Pubblicato da Redazione Blumine il 21/06/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 2166
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Le aziende tessili impegnate in programmi di sostenibilità pensano che la tecnologia abbia un ruolo importante nell’abbassare il costo imposto dai processi produttivi  all’ambiente e credono fondamentale mantenere alto il livello di confronto e collaborazione tra progettisti, produttori e utilizzatori di tecnologie. Quando rinnovano impianti ed attrezzature lo fanno per incrementarne l’eco efficienza  e non solo per sostituire tecnologie obsolete o per adeguare i processi a nuovi prodotti.

Sono questi alcuni dei risultati emersi dallo studio realizzato da Blumine per conto di Acimit, l’Associazione Italiana dei costruttori di macchine tessili e presentati oggi nell’ambito della sessione pubblica dell’assemblea annuale.

La ricerca ha coinvolto 31 aziende italiane leader nel campo della sostenibilità e che hanno dichiarato di aver svolto negli ultimi 2 anni iniziative per incrementare il livello di sostenibilità dei propri prodotti (94%) , per rafforzare la credibilità documentale delle proprie azioni (certificazioni, LCA, EPD), per ridurre consumi ed emissioni. L’adozione di energie da fonte rinnovabile ha coinvolto 17 imprese e 16 hanno detto di essersi impegnate nella depurazione delle acque. La sostenibilità è anche impegno sociale per 13 aziende e 11 sono quelle coinvolte in progetti di ricerca per ridurre l’impatto ambientale dei processi. 13 aziende del panel hanno sottoscritto Detox, la campagna di Greenpeace per l’eliminazione delle sostanze chimiche tossiche.

 

L’impegno per realizzare prodotti green è perseguito dando massima priorità alla riduzione del rischio chimico e, a seguire, al rispetto dei protocolli ambientali.

16 aziende privilegiano materie prime biologiche  e altre danno importanza alle materie prime da riciclo (10 aziende) o provenienti da filiere etiche (10 aziende).

L’economia circolare si fa così strada nel tessile. Infatti non mancano imprese impegnate nel rendere riciclabili i manufatti (9) e ad incrementare il grado di biodegradabilità (5).

Vi sono poi aziende che si interrogano sul welfare degli animali usati come fonte per la materia prima e addirittura sulla moda vegana.

Per quanto riguarda la produzione green sono 26 le imprese chi si dichiarano impegnate in programmi per migliorare le performance ambientali di impianti produttivi e logistica e altre 3 hanno in fase di avvio progetti mirati. Le iniziative avviate riguardano la riduzione dei consumi energetici (23 aziende), l’incremento della sicurezza in reparto (19 aziende), la riduzione delle sostanze chimiche di processo (19), degli scarti (18) e delle emissioni (16). Importanti per il 50% degli intervistati anche interventi volti a ottimizzare flussi produttivi e logistica.

Ma che caratteristiche devono avere le macchine tessili per supportare concretamente i programmi green delle imprese?

La macchina ideale consuma poca energia, è versatile, consente di effettuare lavorazioni (anche di nobilitazione) con ridotto uso di chimica e poca acqua, è attenta alle emissioni e consenti di lavorare riducendo tempi di settaggio e scarti. E’  una macchina sicura e dotata di automatismi. Bene quindi tecnologie pensate per razionalizzare la logistica e garantire il controllo in remoto. Spiragli di economia 4.0? Certamente, il meccano tessile desiderato si confronta anche con la cultura digitale.

 

Questi e altri dati (consultabili nella versione integrale dello studio) sono stati presentati da Aurora Magni e commentati nella tavola rotonda svolta nella sacrestia del Bramante della Basilica di Santa Maria Novella di Milano a cui hanno partecipato imprenditori fortemente impegnati in programmi di sostenibilità aziendali e territoriali:

-          Graziano Brenna (Tintoria Portichetto, Centro Tessile Serico),

-          Andrea Cavicchi (Furpile Idea, Confindustria Toscana Nord)

-          Alan Garosi (Fulgar)

-          Flavio Tonello (Tonello)

-          Raffaella Carabelli (presidente Acimit, Fadis)

Le conclusioni sono state svolte dal direttore della Fondazione Symbola, Domenico Sturabotti.

Dagli interventi si evince come la sostenibilità nasca come evoluzione naturale della qualità competitiva del prodotto, un approccio  in grado di proiettare l’azienda in una dinamica fortemente innovativa e coinvolgente altri attori della filiera, come dimostrano le esperienze della rete comasca Filod’oro e la scelta del distretto di Prato di sottoscrivere Detox. I territori stessi si attrezzano per rendere le filiere più coese e sostenibili. Insomma il nuovo made in Italy non può che puntare alla sostenibilità. Un’azione che necessita di competenze e strumenti rigorosi di misurazione e monitoraggio e che può generare forti innovazioni tecnologiche (i trattamenti ecologici sul denim di Tonello, i filati man made bio based, riciclati biodegradabili di Fulgar).

In tutto questo la Targa Verde lanciata da Acimit nel 2012 e oggi in grado di descrivere le caratteristiche ambientali di oltre 800 tecnologie presenti sul mercato, si conferma come una strategia illuminata e positiva da valorizzare ulteriormente.

Il rapporto integraleompdf è scaricabile in home page

le slide utilizzate da Aurora Magni durante la presentazione sono scaricabili qui:

https://www.sustainability-lab.net/it/forum/group-forum/2016-lindustria-tessile-e-le-tecnologie-sostenibili/rapporto-acimit-blumine-su-sostenibilita-e-tecnologie.aspx#ID2299


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 21/06/2016
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