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Protezione integrata: una via alla produzione sostenibile del cotone - Esperienze in Asia.
Pubblicato da Redazione Blumine il 20/05/2010 - 0 commenti - visualizzazioni: 3588
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Cotone e poverta’ rurale: chi sono i coltivatori di cotone in Asia?

 Più della metà del cotone mondiale è prodotto da contadini asiatici; la maggior parte sono piccoli agricoltori con appezzamenti di misure inferiori al mezzo ettaro. La Cina (30%), l’India (20%) e il Pakistan (7%), da soli, nel 2007 hanno prodotto circa il 57% del cotone mondiale (stime ICAC) e accolgono il 70% dei coltivatori di cotone di tutto il mondo. Per più di 100 miglioni di contadini, la maggior parte dei quali costretta a vivere soto la soglia della povertà (Box 1), il cotone è la sola  fonte di guadagno. Infatti, mentre le altre colture vengono per lo più utilizzate direttamente  per il sostentamento, il cotone è una delle poche che genera profitto e procura contante per coprire le spese di base della famiglia, come le spese sanitarie e quelle per l’educazione dei figli.  L’industria del cotone, dalla preparazione della terra per la semina ai prodotti di cotone finiti, inoltre, procura sostentamento a centinaia di miglioni di lavoratori a basso salario, tra cui si contano numerose donne. Per questi motivi, nei paesi asiatici la porduzione del cotone viene attivamente promossa come un importante strategia allo sviluppo rurale .

 La soglia della Povertà

La Banca Mondialedefinisce la Soglia della Povertà come il minimo livello di reddito necessario a soddisfare i bisogni di base. Le soglie della povertà nazionali variano da luogo a luogo e nel tempo.  Ogni paese usa soglie che sono appropriate al  livello di sviluppo raggiunto,, alle norme sociali e a i valori. Però, per stimare la povertà a livello mondiale, è necessario usare una misura di riferimento comune. La Banca Mondiale  per scopi di studi comparativi e aggregazione, ha stabilito quindi due soglie pari a 1.25 $ e 2 $ giornalieri (potere d’acquisto del 2005). Una persona è considerata estremamente povera, o povera, se il suo reddito, o i suoi consumi , sono al di sotto rispettivamente delle soglie citate. Secondo le stime rilasciate dalla Banca Mondiale nell’agosto del 2008, circa 1.4 miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo (una su quattro) nel 2005 viveva sotto la soglia dell’estrema povertà di 1.25 $ al giorno, 500 milioni in meno rispetto al 1981. Le  persone che vivono sotto la soglia dei 2$ sono ,invece, addirittura duplicate da 600 milioni a 1.2 miliardi (Fonte:Understanding Poverty, Overview, World Bank,  http://go.worldbank.org/K7LWQUT9L0). Quindi, se progressi sono stati fatti, la via verso l’eradicazione della povertà è ancora lunga.

 Costi ambientali, economici e sociali della coltivazione del cotone

 La coltivazione del cotone ha anche i suoi inconvenienti. Problemi associati all’ uso intensivo di pesticidi sono ampiamente riconosciuti e includono conseguenze nocive sulla salute umana sia di chi applica tali sostanze, che, di braccianti e consumatori. Vanno anche evidenziati gli effetti dannosi registrati  sulla biodiversità e sulle  funzioni eoclogiche dell’ambiente come la soppressione degli insetti benefici, la riduzione della fertilità del suolo e dell’impollinazione. Nei paesi asiatici, la contaminazione delle acque, incluse quelle di falda, con residui di pesticidi è molto diffusa.

Perchè grandi quantità di pesticidi, e soprattutto insetticidi, vengono utlizzati  sul cotone? L’uso di pesticidi sintetici è aumentato in modo esponenziale con l’introduzione delle varietà e ibridi moderni migliorati per le rese di produzione, ma più suscettibili agli attacchi di insetti dannosi rispetto al tradizionale germoplasma. L’uso dei pesticidi è stato promosso attivamente dal settore privato e dai governi, spesso senza che un proporzionale, o comunque adeguato, investimento fosse fatto per educare  i contadini ai  principi della lotta chimica. Nei paesi in via di sviluppo, e soprattuttto in Asia, pratiche erronee come l’applicazione profilattica, l’uso di dosi subletali o eccessive e l’uso di prodotti spuri, sono diventate comuni fra gli agricoltori, con la conseguenza che i pesticidi hanno perso efficacia nel combattere le popolazioni degli insetti nocivi. La causa maggiore di questa perdita di efficienza è lo sviluppo di resistenza da parte degli insetti che ha portato gli agricoltori ad aumentare la frequenza delle applicazioni peggiorando così  il problema.

Verso la fine degli anni novanta, si stimava che il 30% di tutti i pesticidi usati in Asia fosse applicato sul cotone, arrivando ad una percentuale superiore ai pesticidi applicati su qualunque altra  coltura. Per esempio, in India e in Pakistan, il cotone era trattato dalle 15 alle 20 volte per stagione produttiva.

L’abuso di pesticidi ha portato serie conseguenze economiche, ecologiche e sociali. Gli insetticidi arrivarono a rappresentare il 40% del costo della produzione del cotone in China, in India ed in Pakistan, riducendo, in tal modo, la profittabilità di questa coltura. Gli agricoltori contraevono debiti con i fornitori stessi o con speculatori che non riuscivano poi ad estinguere. Nei casi più estremi, hanno dovuto vendere la terra per ripagare i debiti, perdendo così, l’unico assetto porduttivo con cui sostenevano la famiglia.

Molti dei pesticidi usati su cotone appartengono alla classe tossica I e II definita dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità come, rispettivamente, altamente nocivi e moderatamente nocivi. Questi prodotti, che sono banditi in Europa,  vengono ancora registrati e usati in molti paesi asiatici. I pesticidi sono applicati soprattutto da gruppi di persone a basso reddito, agricoltori marginali e senzaterra. Queste persone, per tre o quattro ore a volta vengono direttamente esposte ai prodotti, sia attraverso le perdite delle taniche usate per l’applicazione, che attraverso la condensa sulle piante e il riflusso del vento. Nelle condizioni socio-economiche e climatiche dei paesi produttori in Asia, le norme e l’attrezzature per la protezione personale atte a garantire un uso e una manipolazione sicura di prodotti nocivi, non vengono adottate, in quanto non sono disponibili, o sono troppo costose o inadatte. Al contrario, gli applicatori di pesticidi, non sono in grado di adottare neanche le più semplici precauzioni per limitare gli effetti dannosi di queste sostanze. Nelle condizioni climatiche prevalenti, la temperatura raggiunge facilmente i 48 °C nei mesi più caldi,  i coltivatori camminano scalzi, non usano guanti, portano i vestiti tradizionali di cotone a maniche corte che lasciano la pelle maggiormente esposta. Di conseguenza, il grado di avvelenamento cronico e acuto da pesticidi, che si verifica in questi paesi ,è allarmante e purtroppo sottostimato e colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione che la malnutrizione e le malattie infettive hanno reso già più vulnerabili.

 La questione degli standards fitosanitari, incluso i livelli minimi di residui chimici consentiti, e delle pratiche socialmente inaccetabili cosittuiscono nuove barriere ai commerci internazionali.

La preoccupazione per gli impatti ambientali, come l’ inquinamento e lo sfruttamento delle acque, oltre alle citate pratiche, hanno procurato una reputazione negativa alla coltivazione del cotone che ha reso necessaria  l’adozione di misure correttive.

 

Protezione Integrata

La protezione Integrata è una strategia comlplessa ideata appositamente per ridurre l’uso di pesticidi. Essa, in quanto approccio alla protezione della salute della pianta,si basa su tutta una serie di informazioni attuali e comprensive del ciclo vitale degli insetti e di altri organismi nocivi e delle loro interazioni con l’ ambiente circostante, associate a misure di controllo di tipo biologico, chimico e culturale. Lo scopo è quello di mantenere le popolazioni degli agenti nocivi al di sotto della soglia di tolleranza nel modo più economico e con il minor impatto sulla gente e l’ambiente. Non tutti gli insetti, e non tutti i loro livelli di infestazione, richiedono controllo. Molti organismi sono innocui o addirittura benefici. La protezione integrata si basa sul monitoraggio dei campi e l’accurata identificazione degli insetti presenti, in modo da poter assumere decisioni di gestione appropriate ed evitare, così che i pesticidi vengano applicati quando non necessario, o si finisca per utilizzare il prodotto sbagliato, provocando inutili danni.

Lo scopo principale della protezione integrata è, dunque, quello di arrivare ad una gestione della coltivatione in cui si previene che gli insetti diventino una minaccia. Questo può significare  utilizzare dei mezzi colturali per mantenere gli equilibri ecologici e i meccanismi naturali di regolazione presenti nell’ecosistema, ma anche coltivare delle piante sane e robuste.
Tale obiettivo viene raggiunto con diversi mezzi:

- mezzi agronomici, come scelta di varietà rustiche più resistenti, consociazioni, rotazioni, irrigazioni, concimazioni, potature, densità d'impianto e di semina ecc.,

- mezzi fisici, come sterilizzazione dei terreni con il calore, distruzione dei focolai di inoculo e/o infezione per malattie virali o batteriche, protezione dalle avversità meteoriche, raccolta manuale o meccanica degli insetti ecc.,

- mezzi biologici, che comprendono sia interventi diretti sulle piante (miglioramento genetico, trattamenti rinforzanti), sia interventi diretti sui parassiti con prodotti di origine naturale o utilizzando i loro antagonisti naturali,

- mezzi biotecnologici, che consistono nell'uso di particolari sostanze (feromoni) atte ad attuare una difesa più mirata ed efficace verso gli insetti potenzialmente pericolosi; mezzi chimici che permettono l'utilizzo di uno o più principi attivi mirati contro il patogeno. In questo tipo di difesa il ricorso a prodotti antiparassitaria tossici è molto ridotto.

 Svariati studi hanno stabilito una correlazione positiva tra la riduzione dell’uso di pesticidi e le conoscenze degli agricoltori dei principi centrali della  protezione integrata. Questo testimonia come siano proprio i coltivatori con maggiori capacità di conprendere l’ecologia del loro campo a fare  minor ricorso all’uso incondizionato del controllo chimico.

 Si possono  educare I piccoli coltivatori di cotone dei paesi in via di sviluppo ad un approccio così complesso come la protezione integrata?

 La risposta è sì. Nel 1989, l’ Indonesia ha dovuto affrontare l’insorgenza di attacchi eccezionali di cavallette marroni (Nilaparvata lugens)su riso che hanno minacciato la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari del paese. Il lavoro di alcuni entomologi ha mostrato come l’uso massivo dei pesticidi, promosso dal governo per controllare le cavallette, fosse la causa primaria dell’invasione stessa e come fosse necessario educare i coltivatori di riso ai principi ecologici della protezione integrata per aiutarli a diminurie la dipendenza da controllo chimico.  Le scuole di campo per gli agricoltori, conosciute con il nome inglese di Farmer Field Schools, sono state allora concettualizzate e organizzate per la prima volta. La Food and Agriculture Organisation delle Nazioni Unite (FAO) ha quindi sostenuto lo sviluppo dei programmi di scuole di campo per gli agricoltori e in segutio ne ha supportato l’espansione ad altri paesi e l’applicazione ad altre colture. Nel 1999 la FAO , in partenariatio con l’Unione  Europea, ha lanciato un porgramma regionale, in Asia, della durata di 5 anni sulla  protezione integrata per la coltivazione del cotone.

 Le scuole di campo partecipative FFS sono condotte in villaggi all’aperto per piccolo gruppi di agricoltori (25/30). Sono differenti dai precedenti corsi,  basati  esclusivamente su brevi dimostrazioni di campo  consistenti in pacchetti di pratiche standard messe apunto per l’intero territorio nazionale, in quanto, esse,  forniscono agli agricoltori opportunità di mettere a sperimentazione interventi di protezione della coltivazione specifici per i  loro campi. Poichè le relazioni agroecologiche alla base della protezione integrata sono inerenti ad uno specifico ecosistema e variano con fattori ambientali, quali per esempio, le condizioni climatiche, l’umidtà del suolo, la prenza di insetti benefici, efficaci decisioni di gestione del coltivato,  non possono essere basate su precostituiti pacchetti di pratiche. Al contrario, è essenziale trovare soluzioni che riflettano la reale situazione di campo.

I partecipanti si incontrano una mattina alla settimana per l’intera stagione vegetativa, da prima della semina fino al raccolto. Ad ogni incontro di FFS,  i membri della scuola si dividono in piccoli gruppi per effettuare dettagliate osservazioni sulla coltura.  Particolare riguardo viene destinato al riconoscimento delle  popolazioni di insetti,  sia nocivi che  benefici, ed alle condizioni di campo. Le osservazioni sono effettuate su due appezzamenti di terreno: uno gestito secondo la protezione integrata e l’altro secondo le pratiche correnti nel villaggio. Queste osservazioni vengono registrate, discusse e interpretate dal gruppo con l’assistenza dei formatori specialisti. Il processo analitico dell’ecosistema cotone è supportato da rappresentazioni grafiche (FOTO) utili per affinare la capacità di identificare gli insetti. Il bilancio fra gli elementi biotici e non dell’ecosistema sta alla base delle decisioni prese dagli agricoltori dopo aver discusso la situazione del campo. Il concetto principale è proprio quello di aiutare gli agricoltori a prendere decisioni informate e a migliorare le loro capacità di ‘ managemnet’.

  

Protezione integrata per il miglioramento della vita dei piccolo coltivatori

L’esperienza asiatica ha mostrato che rafforzare le conoscenze ecologiche degli agricoltori e resitutire loro il controllo sulla gestione delle pratiche colturali. ha importanti impatti economici e sociali.

La pratica della protezione integrata da  parte dei coltivatori di cotone, ha permesso una riduzione dell’uso dei pesticidi addirittura  fino al 75% rispetto ai livelli medi usati negli anni novanta. In India, nei casi di maggior successo, i coltivatori hanno ottenuto una riduzione della quantità di ingredienti attivi da 1000 a 250 ml per ettaro per stagione. Valutazioni economiche condotte con gli agricoltori praticanti hanno dimostrato un aumento della profittabilità della coltura fino al 23% , ottenuto grazie a raccolti più consistenti e ad una significativa riduzione delle spese di produzione. In Pakistan, una percentuale pari al 12% dei contadini formati attraverso le FFS, ha valicato la soglia della povertà grazie a questo aumento di profittabilità.

L’esposizione a sostanze tossiche, in particolare agli organofosfati, molto usati nella coltivazione del cotone, è stata minimizzata  evidenziandone gli effetti positivi immediati sulla salute degli applicatori. Per esempio, l’incidenza dell’avvelenamento acuto da pesticidi si è dimezzata in alcune aree dove l’intervento del progetto è stato più concentrato.

Il cotone geneticamente modificato, detto Bt cotton, viene introdotto in Cina e in India rispettivamente dieci e sette anni fa, allo scopo di limitare l’ uso dei pesticidi. Esso è stato ottenuto inserendo un gene del Bacillus thuringiensis nel genoma della pianta del cotone che codifica per la produzione di una tossina altamente nociva per i lepidotteri.

Oggi questo cotone è coltivato su larga scala ed è riportato che ha contribuito a raggiungere una riduzione significativa dell’uso dei pesticidi. Ciononostante, statistiche ufficiali globali e per paese, aggiornate sul consumo di ingredienti attivi, non sono ancora disponibili. Un dato certo agli ecologisti è che l’adozione della protezione integrata, anche nel caso del cotone modificato geneticamente, può solo aggiungere valore e sostenibilità ai risultati ottenuti.

Si sono già registrati, infatti, casi di insorgenza di danni da insetti, detti parassiti secondari,che precedentemente non costitutivano una minaccia economica, che hanno infestato le piante di cotone, generando, così, la necessità di aumentare nuovamente le quantità di pesticidi utilizzati.

E’ il caso delle cocciniglie in Pakistan nel 2008. Inoltre l’efficacia del cotone Bt, dipende dalla prevenzione dello sviluppo di resistenza da parte dei lepidotteri (maggiori insetti nocivi sul cotone). Questo è il motivo per cui è obbligatorio, ma impraticabile in appezzamenti di mezzo ettaro, che i coltivatori di cotone Bt piantino il 20% della loro terra a cotone non modificato.

 Un ciclo vizioso, dunque, che potrà essere interrotto solo se si considera il cotone geneticamente modificato come uno dei componenti della lotta integrata e non come punto d’ arrivo.

  

Articolo di Francesca Mancini pubblicato su Naturalmente Tessile, n. 2 - 2009

  


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 20/05/2010
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