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Quale miglior seconda vita per i materiali polimerici?
Pubblicato da Aurora Magni il 02/01/2016 - 0 commenti - visualizzazioni: 2770
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Meglio rendere una plastica biodegradabile inserendo nella sua struttura componenti bio o meglio puntare sulla riciclabilità dei materiali non 1 ma più volte? Un caso significativo a livello mondiale di prodotto di largo consumo il cui packaging è stato sviluppato in bioplastica non biodegradabile ma interamente riciclabile  è rappresentato dalla “plant bottle” di Coca-Cola, nel cui processo produttivo sono impiegate solo per il 70% materie prime fossili e per il restante 30% bioetanolo.

Degradabilità e Biodegradabilità, sono diventati gli argomenti di primaria importanza per competere a livello mondiale nel settore delle plastiche ed è facile immaginare che questa attenzione possa riguardare  anche i materiali tessili la cui gestione a fine vita è ancora quanto mai problematica.

D’altro canto si prevede che entro il 2050 un consumo medio procapite pari a 50 kg/anno di plastica. E’ quindi opinione diffusa che si debba arrivare a produrre e  utilizzare esclusivamente plastica biodegradabile ovvero  in grado di trasformarsi quando messa a contatto con biomasse casuali (es. terreno) o  appositi impianti di compostaggio o di digestione anaerobica,  in anidride carbonica e acqua. In altre parole biopolimeri.

La messa a punto di biopolimeri ottenuti utilizzando prodotti di base rinnovabili come amidi, zuccheri e proteine di derivazione vegetale i cui processi di degradazione possono essere accelerati mediante l’utilizzo di additivi non è però priva di controindicazioni.

1.       La realizzazione di bioplastiche necessita della coltivazione dei materiali di base sottratti così all’alimentazione  e il cui ciclo di vita ha un impatto ambientale non trascurabile se svolto mediante utilizzo di fertilizzanti e pesticidi,

2.       I tempi di degradazione non sono sempre rapidi: la maggioranza dei biopolimeri riesce a degradarsi in 6-9 mesi;  la maggioranza delle plastiche additivate riesce a degradarsi in 12-36 mesi[1]

3.       Oltre ai polimeri, la plastica contiene altri materiali o additivi quali  stabilizzanti, lubrificanti, pigmenti, riempitivi  etc. Per le plastiche biodegradabili è quindi molto importante che anche tutti i componenti addizionali siano biodegradabili, inoltre gli standard per le plastiche compostabili richiedono di testare tutti gli additivi (ed altre sostanze usate nella produzione del prodotto finito come inchiostri e colori) per assicurare che non abbiano un effetto negativo sul compost.

La presenza di sostanze chimiche riconducibili al processo e alla funzionalizzazione del prodotto finale introduce un tema di pari importanza sia per la biodegradazione dei materiali polimerici che per il loro riciclo:  la pericolosità delle sostanze contenute per l’ambiente e la salute umana.

Resterebbe una terza alternativa, in Italia  percepita come particolarmente pericolosa: la trasformazione dei rifiuti plastici in energia attraverso la termovalorizzazione, pratica ampiamente diffusa nei paesi del Nord Europa. [2]

Insomma il dibattito è aperto e l’ambito di studio e di lavoro è decisamente ampio.

E’ importante però liberare il campo da approcci ideologici ed utilizzare al meglio gli strumenti di analisi che la cultura della sostenibilità ha sviluppato e sta implementando come, ad  esempio, il Life Cycle Assessment. Perché, come si dice, solo ciò che può essere misurato può essere migliorato.



[1] Fonte: Paolo Broglio, Elena D’Adda e Simona Ramponi Ecologia Applicata srl. Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale – Milano http://www.ecologia-applicata.it/wp-content/uploads/2012/04/BioDeg3.pdf

[2] L’Austria, ad esempio,  ha sviluppato, negli ultimi cinquant’anni, un’attenta politica per la riduzione e il recupero dei rifiuti: i 4 impianti di incenerimento oggi esistenti  trattano una quota residuale di un avanzatissimo sistema di raccolta differenziata e riciclaggio, ma che contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo “Zero Plastic to Landfill 2020. Fonte: Studio Ambrosetti “L’eccellenza della filiera della plastica èer il rilancio industriale dell’Italia e dell’Europa” 2013


  
Pubblicato da Aurora Magni il 02/01/2016
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