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Quando l’economia circolare dialoga con l’arte
Pubblicato da Redazione Blumine il 16/06/2019 - 0 commenti - visualizzazioni: 250
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Renata Pompas è una colta e gentile signora che da anni studia e racconta l’arte nata da materiali inusuali e spesso poveri: è stata infatti tra i primi in Italia a dar voce alla fiber art. Nella sua visione l’arte ha, tra le varie funzioni, anche quella di anticipare  trend e sensibilità che la società poi raccoglie ed elabora. Utilizzare materiali espulsi dai processi valoriali dell’industria e del consumo per ridisegnarli in una nuova semantica estetica, è un percorso che molti artisti hanno intrapreso ormai dagli anni 60 e che non smette di stupire e regalare emozioni. Ascoltare Renata Pompas dopo aver visto e toccato i variopinti e complicatissimi arazzi (ma anche ‘abiti’ ed accessori) creati dagli artisti del DAMSS è un po’ come chiudere il cerchio, comprendere come l’economia circolare sia anche e soprattutto un percorso culturale.

Un sabato mattinata a Milano, nella più famosa sala di Palazzo Marino  a  parlare di economia circolare. E’ quanto è successo ieri, 15 giugno 2019 in un evento promosso dalla presidenza del Consiglio del Comune di Milano e curato  da Eugenio Costa Digicopy (Montabone editore ideatore del Convegno). Ecco qualche passaggio chiave dell’evento.

Innnanzi tutto i lavori di Daniela Arnoldi e Marco Sarzi-Sartori, lei ingegnere e lui  architetto, uniti nella vita e nella creatività. La loro è una formula semplice che sintetizza però una gran mole di lavoro creativo, progettuale  e manuale: dalla raccolta alla selezione dei materiali di scarto al disegno e alla realizzazione di complesse istallazioni che raccontano una lettura spesso fuori dagli schemi della realtà: le città del futuro, il gesto virtuoso del riciclo e altro ancora.

A Palazzo Marino, ad esempio, è stata presentata un’Ultima cena in dimensioni naturali realizzata con filati e tessuti di pregio ma considerati rifiuti ed destinati alla discarica (nella foto in alto, in quella a sinistra gli artisti).

Ma come si inserisce in tutto ciò l’economia circolare?

Se ne è parlato nella sessione ‘tecnica’ dell’evento che ha permesso di raccogliere esperienze e punti di vista di esperti dell’economia circolare.

Una definizione di ‘circular economy’ è stata fornita da Christian Tubito  (Material Connexion) che ha ricordato come questa nuovo modello economico non si riduca al riciclo di materiali ma contempli una visione a 360 gradi: dalla progettazione del prodotto ai processi di lavorazione, dall' allungamento del ciclo di vita alla gestione del post vita. Fondamentale perché questo nuovo  modello si affermi è stabilire una stretta connessione tra industria, design, mondo della ricerca e sviluppare una informazione corretta ai consumatori su come scegliere, utilizzare al meglio e conferire alla differenziata ciò che si compra. Un processo che coinvolge sempre più settori industriali e tipologie di prodotto.                                                                                                                      

Il direttore di Comieco, Carlo Montalbetti, ad esempio, ha raccontato come la carta sia un materiale più duttile di quanto non si pensi, come dimostra per altro la creatività della cartapesta. La carta è infatti un materiale di grande valore la cui produzione per secoli si è valsa del riciclo di stracci e che oggi è inserita in un processo di rivalorizzazione che comprende tanto la rigenerazione di materiali affini (fogli, packaging) quanto la valorizzazione in oggetti di design o in biopolimeri per la stampa 3D.

Nel mondo della moda – da dichiarato Aurora Magni (Blumine) – è in corso una rivoluzione culturale che mette in discussione consumi compulsivi e i cicli di vita dei prodotti sempre più rapidi del fast fashion  e introduce modalità di progettazione e produzione ispirati alla circolarità e alla sostenibilità dei processi. Un impegno che coinvolge i principali brand globali a cui i consumatori chiedono sempre più garanzie in merito alle condizioni ambientali e sociali in cui i prodotti vengono realizzati e naturalmente la filiera ‘a monte’: filature, tessiture, tinto stamperie, concerie. Gli eco designer oggi possono orientare le proprie scelte su materie prime ottenute da riciclo, polimeri biobased, biopolimeri oltre a progettare capi ed articoli in funzione della riciclabilità e il riuso degli stessi.

 E naturalmente entrano in scena nuovi materiali. Paolo Galli, oggi Direttore Comitato Scientifico di Bio-On ha collaborato con Giulio Natta e contribuito a trasformare la formula del polipropilene in plastica. Oggi i biopolimeri ottenuti per fermentazione batteriche di biomasse rappresentano una valida alternativa ai polimeri solitamente utilizzati e prodotti da combustibili fossili la cui permanenza nell’ambiente dura centinaia di anni e rappresenta una delle principali cause di inquinamento. Prodotti senza emissioni inquinanti in bioraffinerie, i biopolimeri di Bio-on sono totalmente biodegradabili se sottoposti a condizioni controllate e a trattamenti batterici. E per gli altri rifiuti? Paolo Galli non ha dubbi: bisogna considerare le potenzialità offerte dalla termovalorizzazione.

 


  
Pubblicato da Redazione Blumine il 16/06/2019
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